Mafia, il figlio del boss Lanza nella banda dei bancomat. L’egemonia (anche in Molise) del clan Moretti

Cresce il peso oltre i confini regionali della batteria criminale della “Società”. La DIA: “I dinamismi delittuosi si sostanziano nella commissione di attività predatorie in trasferta”

La criminalità organizzata di matrice pugliese, ugualmente favorita dalla contiguità territoriale con il Molise, ha delle manifestazioni nel basso molisano e nei comuni costieri”. Ad affermarlo i magistrati della Direzione investigativa antimafia nell’ultima relazione pubblicata online, quella riguardante il primo semestre 2018. Nelle carte emerge il peso dei clan foggiani anche in Molise, con chiari riferimenti al 35enne Savino Lanza, figlio del boss Vito Bruno detto “U’ lepre”, quest’ultimo ritenuto dagli inquirenti tra i capi della batteria Moretti-Pellegrino-Lanza, attualmente egemone in tutta la Capitanata grazie ai forti legami coi sanseveresi (il boss Giuseppe Vincenzo La Piccirella detto “il professore) e i garganici (clan viestano Iannoli-Perna e i montanari). Il Mammasantissima del gruppo criminale, il 69enne Rocco Moretti detto “il porco”, nonostante la detenzione, sarebbe il padrino indiscusso della malavita in provincia di Foggia come già scritto in passato da l’Immediato.

I Moretti-Pellegrino-Lanza costituiscono la batteria con il ruolo preminente, che può contare su una maggiore ramificazione nella provincia, con appoggi presso i gruppi mafiosi del Gargano, nonché nell’alto e basso Tavoliere, e con contatti anche presso organizzazioni criminali extraregionali (calabresi e campani). Di particolare rilievo risulta a San Severo la “costola” del sodalizio, capeggiata da un pluripregiudicato (La Piccirella, ndrreferente del boss del clan Moretti.

E veniamo al Molise, una terra senza insediamenti stabili, secondo la Dia, ma con varie presenze e influenze mafiose, da quelle delle cosche calabresi di ‘ndrangheta fino alla camorra coi Casalesi. In un capitolo della relazione della DIA si legge: “I dinamismi delittuosi si sostanziano nella commissione di attività predatorie “in trasferta”, caratterizzate dai tratti distintivi della pendolarità ed efferatezza, riconducibili alla mafia foggiana. Quanto detto trova conferma nella recente operazione “Crazy Marmot” contro la banda dei bancomat che ha consentito la disarticolazione di un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro il patrimonio realizzati con la tecnica della marmotta e con l’appoggio di basisti fra cui anche molisani. Tra gli indagati figura un elemento appartenente alla Società Foggiana (Savino Lanza), figlio del boss ai vertici della batteria Moretti-Pellegrino-Lanza. Quanto sopra anche a riscontro del profilo evolutivo, connesso alle dinamiche delittuose in atto nella zona dell’Alto Tavoliere, che sottolinea il carattere sempre più “strutturale” dell’asse criminale tra la mafia sanseverese e la batteria sopra richiamata della Società Foggiana”.

E ancora: “Attesa la capacità di infiltrazione delle consorterie mafiose pugliesi nel tessuto economico-sociale extra regionale, l’attività di analisi e le indagini preventive sono indirizzate verso un costante monitoraggio del settore terziario e del turismo. Particolare attenzione viene rivolta ai comuni che insistono sulla costa adriatica, dove sono sempre più fiorenti le attività commerciali legate al mercato turistico estivo, e lungo le zone di confine, in cui convergono importanti vie di comunicazione, che potrebbero favorire l’insediamento delle consorterie”.

SAVINO LANZA

Per capire chi è Savino Lanza basta dare un’occhiata alle varie operazioni antimafia realizzate negli ultimi anni in provincia di Foggia. Nel novembre 2018, sia Savino che suo fratello Leonardo sono finiti in carcere assieme al papà, Vito Bruno Lanza nella maxi operazione “Decima Azione”.

La presenza e l’arresto di Savino Lanza in Molise sono una dimostrazione, confermata dalla relazione Dia, delle infiltrazioni mafiose in quel territorio. Per l’operazione “Crazy Marmot”, il 35enne risulta indagato con le accuse di furto aggravato, rapina e riciclaggio, mentre per l’arresto del novembre scorso la magistratura foggiana gli contesta anche l’associazione mafiosa.

Nei riquadri in alto, Rocco Moretti e Vito Bruno Lanza

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