Gargano, la guerra di mafia “senza mafia”. “Giudici inconsapevoli di ciò che accade”

Sul Gargano una guerra di mafia dove, però, “non c’è mafia”. Il Corriere della Sera ha dedicato un approfondimento alla recente faida viestana che negli ultimi mesi ha registrato ben tre omicidi. Focus sulle recenti sentenze in tribunale che, nonostante tutto, hanno sempre sconfessato la matrice mafiosa nel racket della zona sia durante il processo “Medioevo”, sia durante quello ai “Tre Moschettieri”, entrambi sulle estorsioni agli imprenditori locali e raccontati dalla nostra testata in più occasioni. Protagonista di questi procedimenti giudiziari sempre lui, Angelo “cintaridd” Notarangelo, morto ammazzato nel gennaio del 2015 pochi mesi dopo essere uscito dal carcere. I maggiori sospetti si concentrano sul suo ex braccio destro, l’astro nascente della mala garganica Marco Raduano, condannato nello stesso processo, forse irritato dalla scoperta che il boss aveva accumulato beni per milioni di euro (sequestrati dalla Procura, ma non confiscati dai giudici) tenuti nascosti ai complici. Raduano che proprio qualche giorno fa è tornato in libertà poichè assolto dall’accusa di possedere un imponente arsenale. Da un lato lui e i suoi uomini (due dei quali – i Vescera – uccisi di recente) dall’altra i Notarangelo che hanno appena perso Onofrio, fratello di “Cintaridd”, nell’ultimo agguato a Vieste.

Dure le parole del procuratore di Bari Giuseppe Volpe: “Noto un certo ritardo culturale della magistratura giudicante, che appare non del tutto consapevole di ciò che accade sul territorio”. Il Corsera ha anche recuperato alcuni estratti dell’ultimo libro di Piernicola Silvis, questore di Foggia che a giugno andrà in pensione. Nel romanzo “Formicae” ci sono alcune pagine dedicate alla descrizione delle organizzazioni criminali della provincia: quella del Gargano, che vive di tangenti imposte alle strutture dove in estate si affollano “mucchi di gente in costume da bagno e macchina fotografica a tracolla”. I cerignolani che fanno rapine da film in tutta la penisola e la “Società Foggiana” che traffica in droga e estorce il “pizzo” all’ottanta per cento dei commercianti in città. “E nessuno nel Paese ne sa niente, i giornali tacciono (non di certo quelli locali, ndr). Perché Foggia è Padre Pio, è il Gargano. Deve essere questo, nient’altro”, scrive il questore-romanziere. Come se ci fosse voglia di negare una realtà che, proprio a Vieste in queste settimane, uccide come niente fosse.