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Home - Non c’è mafia nelle estorsioni sul Gargano. Condanne lievi per il clan Notarangelo nel processo ai “Tre Moschettieri”

Non c’è mafia nelle estorsioni sul Gargano. Condanne lievi per il clan Notarangelo nel processo ai “Tre Moschettieri”

Di Francesco Pesante
16 Marzo 2015
in Cronaca
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Come per “Medioevo” anche nel processo “I Tre Moschettieri”, il metodo mafioso non ha retto. Giuseppe e Luigi Notarangelo, fratello e cugino del boss Angelo “cintaridd”, sono stati condannati rispettivamente a 5 e 6 anni di carcere per le estorsioni al villaggio “Merino” e al ristorante “Pane e Pomodoro”. 

Tano Grasso
Tano Grasso

Dunque 6 anni a Luigi Notarangelo e 2000 euro di multa, 5 anni e 1500 euro di multa a Giuseppe, 5 anni e 1000 euro di multa a Girolamo Perna. Inoltre, 5 anni di interdizione ai pubblici uffici per tutti e tre. Chiaramente decadute le accuse per Angelo Notarangelo in quanto deceduto. Delusione tra i presenti stamattina nel tribunale di Foggia. Tano Grasso, rappresentante della federazione antiracket, e i membri dell’associazione viestana e regionale, si sono detti molti delusi dalla sentenza. Paradossale che sia caduta l’aggravante del metodo mafioso poche settimane dopo la morte di Notarangelo, ucciso proprio nella guerra (interna?) al clan Notarangelo. Durante il processo ai “Tre Moschettieri” sono emerse quattro presunte false testimonianze da parte di quattro testi, due citati dalla difesa, due dal pm. Gente che durante gli interrogatori avrebbe detto “di non aver visto e sentito nulla”. Per questo ci sarà un altro procedimento specifico. Riguardo alle motivazioni della sentenza ai “Tre Moschettieri” bisognerà attendere i canonici 90 giorni. Scontato il ricorso in appello da parte degli imputati.  

Memo 

Luigi Notarangelo
Luigi Notarangelo

Il processo ai “Tre Moschettieri”, Angelo, Giuseppe e Luigi Notarangelo (i primi due fratelli, l’altro cugino) prese il via grazie alla denuncia del titolare di un esercizio commerciale garganico che denunciò le estorsioni tentate e consumate dal clan Notarangelo. Il processo scaturisce dall’operazione del 19 luglio 2013 che portò all’esecuzione di quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti del boss Angelo Notarangelo, detto “cintaridd”, capo dell’omonimo clan operante nell’area garganica e di altri tre dei suoi soldati più fidati: il fratello Giuseppe, il cugino Luigi e Girolamo Perna.

L’accusa è di estorsione continuata ed aggravata dal metodo mafioso ai danni di imprenditori turistici viestani che, dopo anni di soprusi, ebbero il coraggio di denunciare i continui taglieggiamenti posti in essere dal gruppo criminoso. A ribellarsi furono Graziano e Matteo Desimio di “Pane e Pomodoro”, seguiti in un secondo momento anche dal fratello Pierino del villaggio “Merino”. Una denuncia facilitata anche dalla presenza dell’Antiracket a Vieste. L’attività estorsiva dei Notarangelo s’è protratta da marzo 2008 fino a settembre 2011. Inizialmente colpendo il villaggio turistico della zona e, da luglio 2011, anche il ristorante. I gestori di quest’ultimo ebbero subito il coraggio di denunciare i malviventi favorendo l’operazione delle forze dell’ordine. Le vittime erano spesso costrette a versare dai 1000 ai 1200 euro al mese. 

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