C’è la guerra di mafia sul Gargano? Torna in libertà il boss Raduano

Marco Raduano
Marco Raduano

Proprio nel pieno di una guerra di mafia sul Gargano, ecco che torna in libertà Marco Raduano (34 anni) detto “pallone”, giovane boss di Vieste un tempo braccio destro di Angelo “cintaridd” Notarangelo, quest’ultimo morto ammazzato nel gennaio del 2015, esattamente come il fratello Onofrio, freddato solo pochi giorni fa. Raduano è stato assolto nelle scorse ore dalla Corte d’Appello di Bari nell’ambito del processo di secondo grado che lo vedeva imputato insieme a Matteo Dies 45enne ex guardia giurata e custode di un vero e proprio arsenale riconducibile alla malavita del promontorio e a Raduano in particolar modo. Per Dies confermati i 5 anni di reclusione disposti in primo grado. Era sua infatti, l’abitazione in via Dante Alighieri dentro la quale c’erano le armi. Appartamento dove risultava risiedere anche lo stesso Raduano ma in Appello la tesi accusatoria è caduta e il giovane boss, inizialmente condannato a sei anni di carcere, può tornare a casa, nella sua Vieste.

È la seconda volta nel giro di poco più di un anno che Raduano viene “salvato” dalla giustizia. A settembre 2015 fu scagionato per insufficienza di indizi nel processo su un assalto a tir carico di sigarette. In quella circostanza venne rimesso in libertà anche suo cognato Giampiero Vescera, poi ucciso a Vieste a inizio settembre 2016.

Chi è “Pallone”

Dopo la morte del boss Notarangelo, “Pallone” si sta facendo notare per una lunga serie di reati. Detenzione di armi, assalti ai tir, racket. Raduano sta segnando un nuovo corso per la criminalità sul Gargano, con epicentro a Vieste. 

Raduano detto “Pallone” e Notarangelo detto “Cintaridd” sono cresciuti insieme. I due, infatti, solo fino a pochi anni fa, stando alla denuncia di Vincenzo Troia, imprenditore nel settore giochi e videogiochi di Vieste, si facevano consegnare circa 1000 euro al mese da numerosi operatori economici della zona. “Si, ma non te ne uscire con pochi soldi. Fai conto che metti un guardiano e stai tranquillo, tanto pagheranno tutti a Vieste”. Questa una delle tanti frasi pronunciate dal tandem di criminali. “Per non perdere i miei clienti ci mettemmo d’accordo. Davo a Notarangelo e Raduano 4.800 euro ogni sei mesi”, aggiunse Troia. Durante il processo Medioevo, l’imprenditore raccontò di aver versato per quasi due anni una somma pari a 800 euro al mese a titolo esclusivamente estorsivo.

“Vennero a trovarmi Angelo Notarangelo e Marco Raduano – raccontò il noleggiatore di slot machine -; mi dissero che volevano installare delle slot machine nei locali del paese. Io risposi che per me non c’erano problemi, ma pensai subito all’estorsione perchè quale concorrente viene ad avvertirti che vuole proporre agli acquirenti il tuo stesso prodotto? Lo fa e basta. Qualche giorno dopo mi chiamarono diversi miei clienti dicendomi di aver ricevuto la visita di Notarangelo e Raduano i quali volevano installare slot machine nei loro locali. Ovviamente loro conoscevano la fama di malavitosi dei due e mi chiesero di risolvere il problema, altrimenti non avrebbero più noleggiato le macchinette neanche da me. Fui costretto a rintracciare Notarangelo e per evitare che entrassero nel giro gli feci un’offerta, ossia quella di dargli una parte del denaro proveniente dai miei guadagni”.

Non solo richieste estorsive ma anche assunzioni imposte. Ignazio Rollo, titolare di un villaggio turistico della zona raccontò agli inquirenti: “Incontrai per caso Angelo Notarangelo, il quale mi disse che dovevo mettere un guardiano al villaggio. Poi mi chiese 4mila euro. La stessa richiesta la fece a mio fratello, ma era sempre rivolta a me. Tutto ciò che di losco avveniva a Vieste, Notarangelo lo sapeva”, disse senza mezzi termini l’imprenditore.

Oggi, con Notarangelo al cimitero, proprio Raduano sembra essere riferimento numero uno del malaffare sul Gargano. E per rafforzare la presenza criminale sul territorio, le nuove leve viestane sarebbero sostenute dalla “Società Foggiana”, soprattutto per gli affari nel traffico di droga, lungo il canale Vieste-Foggia-Marocco. L’operazione “Gotha” di qualche anno fa svelò, infatti, un traffico internazionale tra Capitanata e Nord Africa. “Pallone” si è fatto grande.





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