Non si limita a denunciare le presunte minacce ricevute dopo il maxi blitz della Direzione distrettuale antimafia di Bari. Con un verbale di integrazione depositato questa mattina alla Stazione dei carabinieri di Mattinata, l’imprenditore Antonio Gentile aggiunge una serie di contestazioni rivolte ad alcuni passaggi dell’ordinanza cautelare che ha portato all’arresto di nove persone nell’ambito dell’inchiesta sui tre omicidi attribuiti alla mafia garganica.
Il documento integra la querela già presentata il 7 luglio per le presunte intimidazioni ricevute, insieme al padre Giovanni Gentile, dopo la pubblicazione delle notizie sull’operazione riguardante, tra gli altri, l’omicidio di Francesco Armiento, vittima di lupara bianca. Il giovane scomparve nel 2016 ed ucciso, stando alla DDA di Bari, dal clan Lombardi-Scirpoli-La Torre.
“Le dichiarazioni del collaboratore non corrispondono al vero”
Nel verbale, Gentile sostiene che alcune dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia mattinatese, Antonio “Baffino” Quitadamo, riportate nell’ordinanza cautelare, “non corrispondono a verità”.
Tra i punti contestati vi è il riferimento alle telecamere di videosorveglianza comunali. L’imprenditore afferma di non aver mai avuto accesso alle immagini dell’impianto installato nel paese.
Viene inoltre sostenuto che le telecamere comunali non sarebbero mai state installate né nelle vicinanze dell’abitazione di Francesco Pio Gentile, boss ucciso nel 2019 e fratello di Giovanni, né in quella di Leonardo Silvestri, mentre viene definita falsa anche l’affermazione secondo cui Michele Gentile, fratello di Giovanni e Francesco Pio, avrebbe avuto telecamere presso la propria residenza.
Secondo il denunciante, se tali impianti fossero realmente esistiti avrebbero inevitabilmente ripreso l’omicidio di Francesco Pio Gentile, circostanza che, a suo dire, non si è mai verificata.
La contestazione sulla posizione di Mario Luciano Romito
L’integrazione di querela si concentra poi sulla figura di Mario Luciano Romito, cugino dei Gentile, uno dei nomi citati dal collaboratore di giustizia.
Gentile allega documentazione ufficiale relativa al percorso detentivo di Romito, sostenendo che essa smentirebbe la ricostruzione contenuta nell’ordinanza.
Nel verbale viene ricostruita la sequenza delle misure cautelari che hanno interessato Romito: arresto nel dicembre 2010, successiva sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari nel gennaio 2011 e permanenza ai domiciliari a Fiuggi fino al 18 giugno dello stesso anno.
Secondo il denunciante, questa cronologia renderebbe incompatibili le dichiarazioni attribuite a Quitadamo, il quale avrebbe riferito di incontri avvenuti proprio nel periodo in cui Romito risultava ancora sottoposto alla misura degli arresti domiciliari.
La stessa incompatibilità, sempre secondo quanto riportato nel verbale, riguarderebbe anche un ulteriore episodio richiamato nell’ordinanza relativo alla preparazione dell’omicidio di Francesco Armiento, oltre alla successiva posizione detentiva di Romito tra il 2014 e il 2016.
Per tali ragioni, Gentile sostiene che le dichiarazioni del collaboratore sarebbero “prive di riscontro” sotto questo profilo e allega undici fogli di documentazione a sostegno della propria ricostruzione.
L’inchiesta e la posizione delle parti
L’integrazione alla querela arriva pochi giorni dopo la denuncia presentata da Antonio e Giovanni Gentile, che avevano riferito ai carabinieri di essere stati minacciati da due donne, familiari di Armiento, dopo la diffusione delle notizie sul maxi blitz della Dda di Bari.
Le dichiarazioni contenute nel verbale rappresentano esclusivamente la posizione dei denuncianti e saranno oggetto delle verifiche dell’autorità giudiziaria nell’ambito degli accertamenti in corso.












