Conferenza stampa “insolita” per il consigliere regionale Napi Cera a Bari. La sua è una guerra totale al collega Paolo Soccorso Dell’Erba, che dopo l’abbandono di Aldo Patriciello, dovrebbe correre alle prossime elezioni europee per gli azzurri nel collegio Sud. Il politico sammarchese dal suo canto ha deciso di autosospendersi da Forza Italia, pur rimanendo nel gruppo regionale.
“Sarebbe bastato che Forza Italia avesse contribuito ad un dialogo costruttivo sul territorio. Il tutto nasce da quello che è successo in provincia di Foggia negli ultimi mesi. A cominciare dall’elezione per il presidente della Provincia di Foggia fino allo scioglimento del Comune di Manfredonia e alle elezioni amministrative di Foggia. C’è una rottura che volevo evitare, ma è diventata inevitabile”, ha detto in esordio dagli uffici della Regione Puglia.
“Il 30 dicembre ho scritto al partito nazionale – ha proseguito – all’onorevole Battistoni e all’onorevole Tajani, chiedendo un incontro chiarificatore su evidenti punti di criticità della gestione di Forza Italia, in Puglia e in provincia di Foggia. Questo incontro chiarificatore che non c’è stato era in vista del congresso provinciale, nel quale sia io sia alcuni amministratori sia i sostenitori di Forza Italia chiedevano chiarezza. Ma c’è stato uno scambio di lettere e missive, che facevano presagire che Forza Italia andava avanti. Non puoi pretendere che tali attacchi trovino la condivisione dell’intero partito, mi ha scritto Battistoni. Ma io lamentavo una posizione non univoca su alcune tematiche. Oggi chi si pone come segretario provinciale ha sottoscritto e condiviso le linee programmatiche di un altro candidato alla Provincia, consegnando l’Ente alla sinistra. Forza Italia aveva un’altra linea con Nicola Gatta presidente, che aveva tutti i numeri, ma alcuni si posero in contrasto e perse. Quella parte di Forza Italia sarà oggi il coordinatore del partito”.
Cera dopo tanta militanza insieme al viceministro Francesco Paolo Sisto è molto deluso. A suo dire non ha potuto accedere alle liste dei tesserati azzurri. “Il congresso sembra un iter di passaggio”, ha tuonato. “Il partito si era mosso chiedendo al coordinatore regionale di prendere una decisione, ma il coordinatore buttò fuori una nota nella quale si diceva che Dell’Erba e Potenza che erano stati i fautori del centrosinistra erano fuori dal partito di Forza Italia. Leggendo, noi sbadati, questa nota credevamo che il partito avesse preso una seria posizione su quella condotta. Ma quando si è trattato di votare per il consigliere segretario il coordinatore provinciale pur sapendo che sul tavolo c’era un’altra candidatura ha imposto con una missiva lo stesso Dell’Erba, il quale solo qualche settimana prima era stato cacciato dal partito. Il centrodestra si dimise e io fui eletto dagli amici consiglieri regionali”.
Il caso Manfredonia per Cera è ancora più singolare. “Il Comune di Manfredonia dopo decenni è stato conquistato dal centrodestra con un sindaco di Forza Italia. La scelta del sindaco Rotice di scegliere il candidato di Dell’Erba alla Provincia ha rotto l’amministrazione sipontina, con lo scioglimento successivo. Oggi vengo a sapere che proprio chi ha deciso di sciogliere quella amministrazione è nella lista unitaria di Dell’Erba. I nostri elettori devono capire cosa sta accadendo”.
Secondo il consigliere regionale gli sarebbe stato impedito di candidarsi al congresso azzurro, avrebbe avuto un niet anche per la richiesta di una mozione unitaria. “Mi congedo con nostalgia da quello che poteva essere e non è stato. La mia è una sospensione dalla vita politica attiva, ma resto nel gruppo. Non so cosa vorranno a fare a Roma, se vorranno cacciarmi o sospendermi. Le tessere a Foggia del congresso provinciale dimostravano che il partito era spaccato a metà. E da qui nasce la mia missiva all’onorevole Tajani. Questa guerra è un muro contro muro che nasce da qualche mese, è come entrare in un castello e forzarlo. Ma questa linea non è condivisibile, ritengo che il coordinatore regionale D’Attis abbia alzato un muro contro di lui. Non porterà a nulla se non a una divisione del partito tra chi voleva una conduzione democratica e tra chi vuole dettare da solo per tutti le regole”.













