Si accende lo scontro politico sulla presidenza del Parco nazionale del Gargano dopo il voto della Commissione Ambiente della Camera che ha bocciato la proposta di nomina di Vincenzo D’Errico, indicato dal ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin nell’ambito della procedura prevista per la scelta del nuovo presidente dell’ente.
La vicenda ha immediatamente provocato la reazione delle opposizioni, che parlano di un caso politico destinato ad alimentare nuove tensioni all’interno della maggioranza di governo.
La bocciatura in Commissione
Secondo quanto reso noto, la proposta di nomina di Vincenzo D’Errico ha raccolto 18 voti contrari in Commissione Ambiente della Camera. Stessa sorte è toccata alla candidatura di Giuseppe Colucci per la presidenza del Parco nazionale dell’Alta Murgia, respinta con 19 voti contrari.
Il Partito Democratico, insieme agli altri gruppi di opposizione, ha scelto di non partecipare al voto. Il deputato dem Marco Simiani ha parlato di “maggioranza nel caos”, evidenziando come i candidati proposti dal Governo siano stati poi bocciati dagli stessi parlamentari della coalizione di centrodestra.
Anche la deputata del Movimento 5 Stelle Daniela Morfino ha definito quanto accaduto un “cortocircuito” istituzionale, spiegando che proprio per questo motivo le opposizioni hanno deciso di non prendere parte alla votazione.
L’affondo di Mario Furore
Durissimo il commento dell’europarlamentare foggiano del Movimento 5 Stelle Mario Furore, che accusa il centrodestra di utilizzare il Parco del Gargano come terreno di scontro politico.
Secondo Furore, dopo quella che definisce la “fallimentare esperienza” dell’ex presidente Pasquale Pazienza, il Parco continuerebbe a essere ostaggio delle lotte interne alla maggioranza.
L’esponente pentastellato sostiene che per mesi Forza Italia avrebbe ostacolato la nomina del presidente per sostenere il proprio candidato, Raffaele Di Mauro, attuale commissario dell’ente, arrivando – secondo la sua ricostruzione – a predisporre una terna che definisce “una mera operazione di facciata”.
Furore ricorda inoltre che il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, nell’ambito della procedura prevista dalla normativa, aveva espresso il proprio assenso proprio sul nome di Vincenzo D’Errico, scelto all’interno della terna trasmessa dal Ministero dell’Ambiente.
“Il Parco ostaggio delle guerre per le poltrone”
Per l’eurodeputato del M5S, la successiva bocciatura del candidato da parte della stessa maggioranza rappresenterebbe un “paradosso” e un “gravissimo cortocircuito istituzionale”, che finirebbe per penalizzare il Parco nazionale del Gargano.
“L’area protetta resta ostaggio delle guerre interne alla destra invece di avere una guida stabile e una strategia per la tutela dell’ambiente, della biodiversità e dello sviluppo sostenibile del territorio”, afferma Furore.
Secondo l’esponente pentastellato, il Parco verrebbe considerato “un luogo dove spartire incarichi e regolare conti politici”, anziché uno dei principali patrimoni naturalistici del Paese. Da qui l’accusa alla maggioranza guidata da Giorgia Meloni, ritenuta responsabile di una “figuraccia nazionale” che, secondo Furore, dimostrerebbe come “gli interessi dei partiti prevalgano su quelli del territorio e delle istituzioni”.













