Dopo aver concluso il suo mandato alla guida della Regione Puglia, Michele Emiliano si racconta in una lunga intervista concessa a La Gazzetta del Mezzogiorno, nella quale ripercorre la propria esperienza da magistrato, sindaco di Bari e governatore, affrontando anche temi di stretta attualità e tracciando un bilancio della sua lunga carriera politica.
Tra ricordi personali, autocritiche e riflessioni sul futuro della Puglia e dell’Italia, l’ex presidente affronta numerosi argomenti, dal rapporto con Antonio Decaro alla nascita dell’antimafia sociale, fino al giudizio sul governo guidato da Giorgia Meloni.
“Con Decaro continuo a essere innamorato”
Uno dei passaggi più significativi dell’intervista riguarda il legame politico e umano con Antonio Decaro. Alla domanda del direttore di La Gazzetta del Mezzogiorno, Mimmo Mazza, sull’essere ancora “innamorato” dell’attuale presidente della Regione, Emiliano risponde senza esitazioni.
“Siamo stati innamorati. E io continuo ad esserlo anche senza una ragione”, afferma, aggiungendo che il fatto di non aver mai parlato male di Decaro “dovrebbe già dire tutto”. L’ex governatore definisce inoltre il rapporto con il suo successore come quello tra un leader e il proprio erede politico: “Io sarò sempre responsabile di Antonio Decaro, qualsiasi cosa accada”.
L’antimafia sociale e il ricordo di Stefano Fumarulo
Ampio spazio è dedicato alla lotta alla criminalità organizzata. Emiliano ricorda la nascita del concetto di “antimafia sociale”, maturato insieme a Stefano Fumarulo e a don Luigi Ciotti.
Secondo l’ex magistrato, arrestare i boss non era sufficiente: occorreva costruire alternative concrete nei quartieri più difficili, contrastando il consenso sociale delle organizzazioni criminali. Da questa intuizione nacque l’esperienza dell’Agenzia per la lotta non repressiva alla mafia e una rete di iniziative orientate alla diffusione della cultura della legalità.
L’autocritica sull’ex Ilva
Nel corso dell’intervista Emiliano individua anche quello che considera uno dei principali errori commessi durante la sua esperienza istituzionale: il tentativo di mediazione sulla vicenda dell’ex Ilva di Taranto.
“Nel 2019 ho commesso un errore tipico di Emiliano: ho tentato una mediazione”, afferma, spiegando di aver cercato un punto d’incontro tra le esigenze ambientali e quelle occupazionali. Pur riconoscendo le difficoltà del confronto, ribadisce di ritenere la decarbonizzazione l’unica strada percorribile per il futuro dello stabilimento.
Il giudizio sul governo Meloni
Parlando della politica nazionale, l’ex presidente della Regione esprime un giudizio articolato sull’esecutivo guidato da Giorgia Meloni.
Pur evitando critiche frontali, riconosce alla presidente del Consiglio la capacità di “gestire bene i propri confini costituzionali”. L’ascesa politica del generale Roberto Vannacci, secondo Emiliano, rappresenterebbe invece una reazione interna a una linea giudicata troppo europeista. Nell’intervista invita inoltre il centrosinistra a rafforzare le proprie politiche in materia di sicurezza e immigrazione, evitando letture esclusivamente ideologiche.
Dal ritorno in magistratura al romanzo noir
Conclusa l’esperienza alla guida della Regione, Emiliano è tornato a indossare la toga, collaborando con la Commissione parlamentare d’inchiesta sul caporalato in qualità di consulente.
L’ex governatore racconta anche la nascita del suo primo romanzo, L’alba di San Nicola, spiegando come la scrittura sia diventata una nuova passione nella quale confluiscono magistratura, politica e indagini. L’intervista si chiude con una riflessione sulla famiglia e sui quattro figli, che oggi può vivere con maggiore serenità dopo la fine dell’impegno istituzionale quotidiano.












