Il Museo del Mare di Manfredonia non è soltanto uno spazio espositivo, ma un luogo capace di custodire la memoria della comunità e di accompagnarne il futuro. È il messaggio lanciato dall’antropologo marittimo Claudio Masciopinto, che in una riflessione pubblica invita istituzioni e cittadini a sostenere la riapertura della struttura, attualmente chiusa per consentire lavori di manutenzione straordinaria.
Secondo il ricercatore, il museo rappresenta un presidio culturale fondamentale per una città che nel mare continua a riconoscere una parte essenziale della propria identità.
“Il mare è il grande interlocutore della città”
Masciopinto racconta di aver maturato questa convinzione durante la ricerca etnografica svolta tra il 2024 e il 2025 a Manfredonia, dedicata agli immaginari e alle nostalgie lasciate dall’esperienza industriale dell’Enichem.
Nel corso dello studio, spiega, il mare è emerso come “il grande interlocutore silenzioso della città”, presente nelle memorie dei pescatori, nelle storie del porto e nelle aspirazioni di chi guarda al futuro del territorio.
Proprio in quel contesto il ricercatore ha conosciuto Giovanni Simone e il Centro Cultura del Mare, realtà impegnata da anni nella valorizzazione del patrimonio marittimo sipontino.
“Non solo un museo, ma un laboratorio culturale”
Nel suo intervento, Masciopinto ricorda come il Museo del Mare abbia trovato una prima concreta realizzazione nel 2022 con l’allestimento inaugurato nei locali di viale Miramare, con accesso indipendente dall’Istituto Alberghiero.
L’esposizione è stata successivamente smantellata per consentire gli interventi di manutenzione dell’edificio e l’auspicio è che possa riaprire quanto prima.
Per l’antropologo, infatti, la situazione attuale “non rappresenta soltanto la sospensione di uno spazio espositivo, ma l’interruzione di un processo culturale”.
Il museo viene descritto come un luogo di incontro tra pescatori, studiosi, scuole, associazioni, artisti, operatori turistici e cittadini, capace di produrre conoscenza, promuovere il turismo culturale e rafforzare la consapevolezza del patrimonio marittimo.
L’esperienza del Museo del Mare e dei Fari di Conversano
A sostegno della sua riflessione, Masciopinto richiama anche la propria esperienza personale.
Figlio di un guardiano del faro di Torre Canne, racconta di aver sviluppato fin da giovane un forte legame con il mare, raccogliendo negli anni documenti, fotografie e testimonianze di marinai, pescatori e guardiani dei fari.
Un lavoro confluito nella realizzazione del MuMaf – Museo del Mare e dei Fari di Conversano, recentemente riaperto grazie al coinvolgimento della comunità locale.
Secondo il ricercatore, proprio quell’esperienza dimostra come un museo viva soltanto quando una comunità continua a riconoscersi in esso e ad alimentarlo con nuove storie e nuove relazioni.
“Una città che perde il Museo del Mare perde una parte del proprio futuro”
Nella parte conclusiva dell’intervento, Masciopinto invita Manfredonia a guardare oltre la semplice riapertura degli spazi espositivi.
L’obiettivo, sostiene, dovrebbe essere quello di trasformare il Museo del Mare in una vera infrastruttura culturale capace di dialogare con la ricerca scientifica, la sostenibilità ambientale, le nuove professioni del mare, il turismo e le giovani generazioni.
“Le città costiere che investono nel proprio patrimonio marittimo non celebrano soltanto ciò che sono state, ma costruiscono strumenti per immaginare ciò che possono ancora diventare. Una città che perde il proprio Museo del Mare non perde soltanto uno spazio espositivo: perde il luogo in cui immaginare il proprio futuro attraverso il mare”, conclude l’antropologo.









