Svolta nelle indagini sulla sparatoria avvenuta nel tardo pomeriggio del 9 giugno scorso nel centro storico di Vieste. I carabinieri della Tenenza di Vieste hanno eseguito un’ordinanza di applicazione della misura cautelare del collocamento in una comunità minorile nei confronti di un 17enne del posto, gravemente indiziato dei reati di lesioni aggravate e porto abusivo di arma da fuoco.
Il provvedimento è stato emesso dal gip del Tribunale per i Minorenni di Bari, su richiesta della Procura per i Minorenni, al termine delle indagini condotte dai militari della Sezione Operativa della Compagnia di Manfredonia con il supporto della Tenenza di Vieste.
Le immagini delle telecamere e le testimonianze
L’attività investigativa si è sviluppata attraverso l’analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona e l’ascolto delle persone informate sui fatti.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, nel corso di un diverbio il minorenne avrebbe estratto una pistola custodita all’interno di un marsupio ed esploso un colpo d’arma da fuoco che ha raggiunto la vittima, allontanandosi subito dopo a piedi lungo le vie del centro storico.
Il giovane è stato rintracciato dai carabinieri il 26 giugno e, dopo le formalità di rito, accompagnato nella comunità minorile individuata dall’autorità giudiziaria.
L’agguato in piazza Vittorio Emanuele
L’episodio si verificò intorno alle 19.30 in piazza Vittorio Emanuele, una delle aree più frequentate della cittadina garganica, in un momento in cui il centro era affollato da residenti e turisti.
A rimanere ferito fu Hechmi Hdiouech, 42enne italo-marocchino, colpito da un proiettile al termine di quello che apparve fin da subito come un agguato.
Soccorso dal personale del 118, l’uomo venne trasportato all’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo. Le sue condizioni non risultarono gravi: i medici gli diagnosticarono una prognosi di dieci giorni e lo dimisero nella stessa serata.
Il precedente giudiziario della vittima
Il nome del 42enne era emerso anche nelle cronache giudiziarie. Lo scorso 30 aprile, infatti, era stato condannato in primo grado a 11 anni e 6 mesi di reclusione nell’ambito del processo “Omnia Nostra”, nato dall’operazione dei carabinieri del dicembre 2021 contro il clan Lombardi-Scirpoli-La Torre, attivo tra Manfredonia, Mattinata e Monte Sant’Angelo.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori in quell’inchiesta, erano emersi anche rapporti con il boss viestano Marco Raduano, oggi collaboratore di giustizia, oltre al presunto controllo del settore ittico di Manfredonia da parte dell’organizzazione criminale.
Il procedimento nei confronti del minorenne si trova nella fase delle indagini preliminari e la sua eventuale responsabilità potrà essere accertata solo con una sentenza definitiva di condanna, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza.












