È interessato ad attivare un programma di condivisione con i gruppi consiliari, la commissione Territorio e l’Urban Center. Ed è consapevole che col calo demografico e l’impoverimento progressivo della città l’edilizia non è più l’attività trainante di Foggia.
È cambiato un mondo da quando era assessore all’urbanistica della Giunta Ciliberti. Oggi quella delega ha nuove priorità, sebbene il Pug sia in soffitta da oltre 20 anni.
L’architetto Michele Salatto è sereno accanto alla prima cittadina Maria Aida Episcopo. “Non mi aspettavo di essere chiamato, la proposta mi è arrivata dalla sindaca, ne abbiamo parlato e abbiamo verificato che gli obiettivi fossero comuni. È di certo una sfida. Non so se la mia nomina è collegata alle dimissioni di Furore, se fosse così mi dispiacerebbe. Ho una certa difficoltà a parlare di questioni politiche perché la mia è una nomina tecnica, non entro nel merito delle questioni interne al M5S ma non lo farei neanche col Pd. Dobbiamo portare avanti degli obiettivi e quello principale è il Pug, che si porta appresso altre vicende, la risoluzione dell’Housing per dirne una, ma non soltanto quella, c’è tanto da fare”.
Il suo predecessore, l’ingegnere Pino Galasso proprio sul Social Housing si è preso una sberla dall’aula e in parte anche dalla sindaca che non erano pronti a decretarne la fine.
Salatto sembra avere le idee chiare.
“L’Housing è nato nel 2008 e mi ricordo bene tutti i passaggi, è stato confermato l’ultima volta nel 2015 dal Consiglio comunale come invito al sindaco a procedere. Dopodiché ci sono stati 10 anni di silenzio che hanno pesato. Oggi non è più il 2008, se prima l’esigenza era l’emergenza abitativa con le 356 famiglie oggi queste urgenze devono passare dal Pug”.
Ed è il Pug il mantra anche la rigenerazione del centro storico e per la riqualificazione dei Quartieri Settecenteschi, per i quali Salatto fu promotore di una stagione di questionari ai residenti.









