La Direzione Distrettuale Antimafia di Bari torna a colpire uno dei gruppi ritenuti centrali negli equilibri della criminalità organizzata foggiana. Al centro dell’ordinanza firmata dal giudice per le indagini preliminari Giuseppe Ronzino c’è la “galassia dei Francavilla”, un sistema criminale che, secondo l’accusa, avrebbe continuato a operare all’interno della Società foggiana anche dopo le pesanti condanne inflitte negli ultimi anni.
L’ordinanza applicativa di misura cautelare personale riguarda Antonello Francavilla, 49 anni, il fratello Emiliano Francavilla detto “Melone”, 47 anni, Ivan Narciso, 36 anni, Alessandro Moffa, 46 anni, Daniele Barbaro, 35 anni e Antonio Fratianni, 60 anni.
Per Antonello Francavilla, Emiliano Francavilla e Ivan Narciso il provvedimento si aggiunge alle misure già eseguite nei giorni scorsi dai gip di Milano, Larino e Foggia. Per Moffa, Barbaro e Fratianni è stata invece disposta la custodia cautelare in carcere.
L’accusa: parte integrante della Società foggiana
Secondo la ricostruzione della DDA, Antonello ed Emiliano Francavilla avrebbero rivestito un ruolo di vertice nella batteria Sinesi-Francavilla, considerata una delle articolazioni storiche della Società foggiana.
L’ordinanza richiama una lunga serie di sentenze definitive che negli anni hanno riconosciuto giudizialmente l’esistenza dell’associazione mafiosa foggiana, dalle operazioni Panunzio e Day Before fino a Corona e Decima Azione.
Per gli inquirenti la Società foggiana sarebbe stata strutturata in diverse articolazioni territoriali e operative, tra cui le batterie Moretti-Pellegrino, Sinesi-Francavilla e Trisciuoglio-Principe-Tolonese, tutte riconducibili a una strategia unitaria guidata da un organismo direttivo comune.
Il ruolo attribuito a Emiliano e Antonello Francavilla
Nell’ordinanza i due fratelli vengono descritti come figure apicali.
Secondo la DDA, avrebbero partecipato alle decisioni strategiche dell’organizzazione mafiosa insieme ai vertici delle altre batterie, contribuendo alla direzione della Società foggiana e al mantenimento degli equilibri criminali sul territorio.
L’accusa sostiene inoltre che i due avrebbero consolidato e rafforzato l’alleanza con il clan garganico Li Bergolis-Miucci, ritenuto dagli investigatori il principale interlocutore della batteria foggiana nell’area del Gargano.
Narciso, Moffa e Barbaro indicati come partecipi
Diversa la posizione contestata a Ivan Narciso, Alessandro Moffa e Daniele Barbaro.
Per la procura sarebbero stati partecipi dell’associazione mafiosa come membri della batteria, contribuendo alla gestione delle attività del gruppo.
Nell’ordinanza vengono attribuite loro funzioni operative nel traffico di sostanze stupefacenti, nel mantenimento dei rapporti tra gli affiliati e nell’assistenza ai sodali detenuti.
Gli investigatori sostengono inoltre che avrebbero contribuito alla gestione della cassa comune dell’organizzazione, alla distribuzione dei proventi illeciti e alla soluzione di conflitti interni tra le diverse componenti della batteria.
Dalle carte emergono anche fratture interne, contrasti tra gli stessi fratelli e anche tra Narciso e Barbaro, forse desiderosi entrambi di creare un proprio gruppo criminale.
La telefonata clandestina tra carcere e carcere
Tra gli episodi contestati a Emiliano Francavilla figura una comunicazione clandestina intercettata il 3 settembre 2021.
Secondo l’accusa, mentre si trovava detenuto nella casa circondariale di Tolmezzo, avrebbe utilizzato abusivamente un telefono cellulare per comunicare con Enzo Miucci, detenuto nel carcere di Terni e boss reggente dei montanari Li Bergolis.
Per la DDA quella conversazione sarebbe stata finalizzata a mantenere in vita l’operatività della batteria Sinesi-Francavilla nonostante la detenzione dei vertici e a preservare l’alleanza con il clan garganico.
Il presunto investimento mafioso nell’edilizia
Uno dei capitoli più significativi dell’ordinanza riguarda il presunto reimpiego di denaro di provenienza mafiosa nel settore immobiliare.
Secondo gli inquirenti, tra il 2012 e il 2013 Antonello Francavilla avrebbe consegnato all’edile Antonio Fratianni una somma complessiva non inferiore a 600mila euro proveniente dalle attività della batteria.
L’obiettivo, secondo la ricostruzione accusatoria, sarebbe stato quello di investire quei capitali nel comparto edilizio e favorire l’infiltrazione mafiosa in un settore economico ritenuto strategico.
L’operazione societaria contestata
La DDA ricostruisce dettagliatamente una serie di operazioni societarie.
Secondo gli investigatori, nel febbraio 2013 Fratianni sarebbe entrato in società con la famiglia Di Santo, imprenditori edili foggiani, versando 50mila euro come anticipo per l’acquisizione di quote societarie.
Nello stesso anno sarebbe nata la Di Santo-Fratianni Costruttori srl, partecipata al 50 per cento dalla famiglia Di Santo e al 50 per cento da Fratianni.
Successivamente, dopo il fallimento delle società riconducibili ai Di Santo, Fratianni avrebbe acquisito quote sempre più consistenti fino a diventare il dominus della nuova Fratianni Costruttori srl.
I terreni tra via Lucera e viale Giotto
Tra gli elementi valorizzati dagli investigatori figurano due lotti edificabili acquistati tra via Lucera e viale Giotto.
Secondo l’ordinanza, tra il 2016 e il 2018 su quelle aree sarebbero stati realizzati 21 appartamenti, 35 box, tre locali commerciali e sette ripostigli.
Per la procura si tratterebbe di uno degli investimenti attraverso i quali sarebbero stati reimpiegati i capitali riconducibili alla batteria mafiosa.
Le compravendite finite sotto osservazione
Gli investigatori citano inoltre alcune operazioni immobiliari considerate significative.
Tra queste la vendita nel maggio 2017 di un immobile alla famiglia Dei, imparentata con esponenti della batteria Sinesi-Francavilla.
Viene inoltre richiamata la cessione, avvenuta nell’aprile 2021, di un locale commerciale di circa 120 metri quadrati alla moglie (che non è indagata) di Antonello Francavilla.
Secondo la procura quell’acquisto sarebbe stato collegato alla restituzione, almeno parziale, dell’investimento iniziale effettuato da Francavilla nell’attività imprenditoriale di Fratianni.
“Prendersi Foggia”: il progetto attribuito a Ivan Narciso
Particolarmente pesanti sono le valutazioni formulate dagli inquirenti sulla figura di Ivan Narciso, descritto come uno degli uomini più vicini a Emiliano Francavilla.
Nell’ordinanza si legge che Narciso avrebbe garantito “piena e assoluta affidabilità” al gruppo Francavilla, svolgendo un ruolo operativo fondamentale all’esterno mentre diversi esponenti del sodalizio si trovavano detenuti.
La DDA evidenzia soprattutto quella che definisce l’ambizione di “prendersi Foggia”, una prospettiva che, secondo gli investigatori, sarebbe emersa anche dalle dichiarazioni di collaboratori di giustizia e da diverse attività intercettive.
Per gli inquirenti Narciso avrebbe progressivamente acquisito un peso crescente negli equilibri criminali cittadini, partecipando agli incontri decisivi per il futuro della batteria e tentando persino di favorire una ricomposizione tra i fratelli Francavilla. Una circostanza ritenuta particolarmente significativa dagli investigatori, che descrivono Narciso come la possibile “longa manus” operativa del gruppo dirigente della batteria Sinesi-Francavilla.
Moffa, il presunto uomo di collegamento con i vertici della criminalità
Un ruolo di primo piano viene attribuito anche ad Alessandro Moffa.
Secondo la ricostruzione contenuta nell’ordinanza, Moffa avrebbe rappresentato una figura di collegamento tra Antonello Francavilla e alcuni dei principali esponenti della criminalità foggiana.
Gli investigatori sostengono che avrebbe partecipato ai meeting più importanti della batteria e che avrebbe affiancato Antonello Francavilla nell’elaborazione delle strategie future dell’organizzazione.
La procura ritiene che negli anni abbia acquisito un prestigio crescente all’interno del gruppo, fino a diventare una delle figure più influenti della componente Sinesi-Francavilla. L’ordinanza richiama anche alcune conversazioni intercettate che farebbero emergere il suo coinvolgimento nella preparazione dell’incontro destinato a favorire il riavvicinamento tra Antonello ed Emiliano Francavilla.
Barbaro e la gestione degli affari criminali sul territorio
Tra i profili più significativi emerge quello di Daniele Barbaro, descritto dagli investigatori come un soggetto capace di pianificare azioni intimidatorie ed estorsive e di mantenere un ruolo attivo nelle dinamiche della Società foggiana.
L’ordinanza richiama episodi già noti alle cronache investigative, tra cui la vicenda relativa al recupero di un orologio sottratto ad un commerciante e le successive tensioni che avrebbero portato alla gambizzazione della vittima.
Secondo la DDA, Barbaro avrebbe dimostrato un forte senso di appartenenza alla Società foggiana, assumendo progressivamente un ruolo sempre più rilevante nella gestione degli affari illeciti riconducibili alla batteria.
La discoteca Domus e i soldi destinati ai detenuti
Uno dei passaggi più delicati dell’ordinanza riguarda la discoteca Domus, noto locale notturno di Foggia, che compare in una conversazione intercettata dagli investigatori.
In una videoconferenza del 19 marzo 2026 tra Daniele Barbaro e i fratelli Raffaele Palumbo e Benito Palumbo, vengono affrontati diversi temi legati agli equilibri interni della batteria e al sostegno economico ai detenuti.
Secondo quanto riportato nell’ordinanza, Barbaro avrebbe rivendicato la gestione di un’estorsione collegata alla Domus, sostenendo che i proventi sarebbero stati destinati al mantenimento di affiliati detenuti.
Gli investigatori riportano il riferimento a somme che sarebbero servite a sostenere economicamente Luigi Biscotti e Francesco Russo, entrambi detenuti. Un elemento che la procura considera significativo per dimostrare la permanenza di una struttura organizzata capace di reperire risorse economiche e redistribuirle all’interno del sodalizio.
Le tensioni con Ivan Narciso e il caso dell’omicidio di Mario Francavilla
La stessa conversazione intercettata offre uno spaccato delle tensioni interne al gruppo.
Secondo la ricostruzione della DDA, Daniele Barbaro avrebbe lamentato l’atteggiamento di Ivan Narciso, accusato di essersi sottratto a una collaborazione con altri esponenti della batteria dopo la scarcerazione di alcuni affiliati.
Nel dialogo emerge inoltre un passaggio particolarmente delicato riguardante l’omicidio di Mario Francavilla, padre dei fratelli Francavilla ammazzato nel lontano 1998.
L’ordinanza riferisce che durante la discussione sarebbero stati evocati sospetti e accuse nei confronti della famiglia Sinesi, circostanza che evidenzierebbe il permanere di forti tensioni e rancori all’interno degli ambienti criminali foggiani nonostante i tentativi di riavvicinamento tra diverse componenti della Società foggiana.
L’allarme della procura: rischio di fuga e inquinamento delle prove
Nelle motivazioni della misura cautelare, il gip sottolinea inoltre il concreto pericolo di reiterazione dei reati per Narciso, Moffa e Barbaro.
Per tutti e tre viene evidenziata la presunta appartenenza a una struttura mafiosa ancora pienamente operativa e capace di garantire protezione logistica e sostegno sul territorio.
Particolarmente severa la valutazione su Daniele Barbaro, per il quale il giudice richiama anche il rischio di fuga e quello di inquinamento probatorio, ritenendo che la sua posizione all’interno della consorteria criminale avrebbe potuto consentirgli di influenzare testimoni, alterare fonti di prova o interferire con le attività investigative ancora in corso.
Le misure cautelari
Al termine della valutazione degli atti, il gip ha disposto la custodia cautelare in carcere per Antonello Francavilla, Emiliano Francavilla e Ivan Narciso, già detenuti per altri procedimenti, ordinando che restino negli istituti penitenziari dove si trovano attualmente.
Per Alessandro Moffa, Daniele Barbaro e Antonio Fratianni è stata invece disposta la cattura e la traduzione in carcere.
L’inchiesta rappresenta uno dei filoni più recenti dell’attività della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari contro la criminalità organizzata foggiana e punta a ricostruire non soltanto gli assetti mafiosi della batteria Sinesi-Francavilla, ma anche i presunti canali di investimento dei capitali illeciti nell’economia legale.










