Non sarebbe stato un semplice litigio familiare, ma una frattura destinata ad avere ripercussioni sugli equilibri interni della batteria Sinesi-Francavilla della Società foggiana. È quanto emerge dal decreto di fermo emesso dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari, nel quale gli investigatori dedicano ampio spazio ai rapporti ormai compromessi tra i fratelli Emiliano Francavilla e Antonello Francavilla, 47 e 49 anni, entrambi indicati come figure di rilievo del sodalizio mafioso e destinatari del provvedimento insieme al “fedelissimo”, Ivan Narciso, 36 anni.
Le intercettazioni raccolte tra il 2025 e il 2026, quindi freschissime, raccontano infatti di un conflitto che avrebbe riguardato questioni economiche, rapporti personali e scelte operative, al punto da rendere necessario l’intervento di alcuni affiliati nel tentativo di ricomporre il dissidio.
I soldi, i debiti e il risentimento di Emiliano
Uno degli aspetti centrali del contrasto riguarda il denaro. Secondo quanto riferito da Daniele Barbaro in una conversazione intercettata dagli investigatori, Emiliano avrebbe lamentato che “di tutti i soldi che Antonello percepirebbe, nulla veniva destinato” a lui. Nel medesimo dialogo emerge inoltre l’esistenza di un debito di 43mila euro che Antonello e Maurizio Mainiero avrebbero accumulato nei confronti di Emiliano, denaro che, secondo la ricostruzione riportata nel decreto, sarebbe stato perso alle slot machine.
Il malcontento di Emiliano sarebbe stato alimentato anche dal fatto che Mainiero e il genero Giovanni Consalvo avrebbero percepito somme consistenti, quantificate in circa 10mila euro mensili.
Sempre secondo Barbaro, Emiliano avrebbe maturato l’intenzione di interrompere ogni forma di sostegno economico al fratello Antonello.
“Non siamo più una famiglia”
La tensione emerge anche in una riunione interna della batteria riportata nel decreto. Gli investigatori sottolineano come il confronto, nato formalmente per chiarire altre questioni, sia diventato l’occasione per affrontare problemi irrisolti che avevano generato “ruggini e rancori” tra gli affiliati.
Tra i temi affrontati figurano espressamente “i rapporti conflittuali tra i fratelli Francavilla”.
Durante quel confronto alcuni partecipanti lamentano la perdita dell’unità interna del gruppo:
“Non siamo più una famiglia”, “non siamo più una mano”.
Frasi che per gli investigatori fotografano una divisione ormai evidente all’interno dell’organizzazione.
Le estorsioni e le divergenze operative
Un altro motivo di attrito riguarderebbe la gestione delle attività criminali.
Gli investigatori riferiscono che Barbaro ed Emiliano discussero di alcune estorsioni che il primo avrebbe proposto ma che Antonello avrebbe invece consigliato di non realizzare.
Nel decreto questo passaggio viene indicato come uno degli elementi che alimentavano il contrasto tra i due fratelli, evidenziando differenti approcci nella gestione degli affari del gruppo.
Le accuse contro Antonello
Dalle conversazioni emerge anche una forte critica alla figura di Antonello.
In un’intercettazione, Barbaro ed Emiliano discutono del fatto che, a loro dire, Antonello sarebbe eccessivamente influenzato dalla moglie e dalla suocera. Gli investigatori annotano che i due parlano “del fatto che a casa sua comandi sia la moglie che la suocera e non lui”.
Sempre nelle intercettazioni compaiono riferimenti a familiari che avrebbero preso posizione nelle dispute economiche interne, contribuendo ad alimentare ulteriormente le tensioni.
La vendetta per il padre e la rottura definitiva
Tra gli aspetti più delicati riportati nel decreto vi è il riferimento al desiderio di Emiliano di vendicare il padre Mario Francavilla, assassinato nel lontano 1998 in un agguato mafioso che segnò una delle più sanguinose stagioni della criminalità foggiana.
Secondo quanto riferito da Barbaro, Emiliano avrebbe manifestato la volontà di perseguire tale obiettivo e contestualmente di interrompere ogni sostegno economico nei confronti del fratello.
Nello stesso contesto emerge anche il riferimento ad una figlia che avrebbe sperperato 50mila euro, circostanza che avrebbe spinto Barbaro a voler affrontare direttamente la questione con Antonello.
I tentativi di mediazione
La gravità della situazione sarebbe stata tale da richiedere l’intervento di mediatori interni.
Gli investigatori attribuiscono infatti a Ivan Narciso e Alessandro Moffa un ruolo di “pacieri” incaricati di tentare una riconciliazione tra Emiliano e Antonello.
Una circostanza che, secondo la DDA, confermerebbe come il dissidio tra i due fratelli fosse ormai considerato una questione rilevante per gli equilibri della batteria Sinesi-Francavilla e, più in generale, della Società foggiana.











