Armando Li Bergolis affida a una nota scritta una replica all’articolo pubblicato da l’Immediato il 31 maggio 2026. Nel documento, composto da tre pagine e firmato in calce, l’uomo – uscito dal carcere dopo 22 anni – contesta alcune ricostruzioni relative alle intercettazioni utilizzate nei procedimenti giudiziari che lo hanno riguardato, sostenendo che diversi aspetti non sarebbero stati adeguatamente approfonditi nel corso degli anni.
In apertura della sua replica, Li Bergolis precisa di rispettare le sentenze emesse dalla magistratura, pur dichiarando di non condividerne le conclusioni.
“Ribadisco che le sentenze le rispetto ma come cittadino posso non condividerle e soprattutto criticarle”, scrive.
Le contestazioni sulle intercettazioni della Peugeot 306
Uno dei punti centrali della replica riguarda le intercettazioni ambientali effettuate su una Peugeot 306. Li Bergolis sostiene che le prove raccolte a suo carico non sarebbero state valutate sotto il profilo dell’autenticità, dell’integrità e della completezza.
Nella nota evidenzia inoltre che l’attività di intercettazione sarebbe stata effettuata tra il 3 luglio e il 17 settembre 2001 e non per un arco temporale più esteso. Fa poi riferimento alle cassette DAT DDS utilizzate per la registrazione delle conversazioni, sostenendo che quelle sottoposte ad analisi sarebbero state copie e non supporti originali, circostanza che, a suo dire, avrebbe richiesto ulteriori verifiche tecniche.
Secondo Li Bergolis, alcuni approfondimenti peritali non sarebbero mai stati effettuati.
I rilievi su “Orti Frenti”
L’altro capitolo della replica riguarda l’intercettazione nella masseria “Orti Frenti”. Li Bergolis sostiene che l’attenzione investigativa si sarebbe concentrata esclusivamente sulle conversazioni relative al cosiddetto “summit” senza approfondire il contenuto delle ulteriori registrazioni effettuate.
Nel documento richiama inoltre alcune valutazioni attribuite al perito nominato dalla Corte d’Assise di Foggia, secondo cui vi sarebbero state criticità tecniche che avrebbero richiesto ulteriori accertamenti.
Tra gli elementi richiamati figurano anche alcune registrazioni caratterizzate dalla presenza di un tono continuo proveniente dalla linea telefonica e la vicenda dell’apparato RT6000 utilizzato per le intercettazioni.
Le immagini della masseria e la richiesta di ulteriori verifiche
Nella nota viene affrontata anche la questione di tre videocassette VHS che, secondo Li Bergolis, avrebbero dovuto contenere immagini delle persone che entravano e uscivano dalla masseria “Orti Frenti”.
L’autore della replica sostiene che tali supporti sarebbero risultati privi di immagini utilizzabili e che anche su questo aspetto non sarebbero stati eseguiti approfondimenti sufficienti per chiarire quanto accaduto.
Per queste ragioni, Li Bergolis afferma di ritenere che le intercettazioni relative a “Orti Frenti” avrebbero dovuto essere dichiarate inutilizzabili e formula analoghe considerazioni per quelle effettuate sulla Peugeot 306.
“Voglio riprendere il mio percorso di vita”
Nelle conclusioni della lettera, Li Bergolis rivolge l’attenzione al proprio presente e al futuro.
“Concludo confermando la mia volontà di riprendere il percorso della mia vita, dedicandomi alla mia famiglia e alla mia attività lavorativa e di non essere etichettato come capomafia”, scrive nell’ultima pagina del documento.
Le dichiarazioni contenute nella nota rappresentano la posizione personale di Armando Li Bergolis. Le vicende giudiziarie richiamate sono state oggetto di procedimenti definiti nelle sedi competenti e le valutazioni riportate nel documento costituiscono le considerazioni espresse dall’autore della replica.










