Foggia, costantemente tra le località più calde d’Italia, non è una città per gli alberi. Con questa certezza gli ambientalisti foggiani e in particolare il WWF continuano a rintuzzare l’amministrazione Episcopo, che più di ogni altra negli ultimi lustri ha abbattuto pini e tigli. Non solo Piazza Sant’Eligio o Via Zara, dove sono stati sacrificati per dei lavori pubblici milionari 60 alberi ad alto fusto, anche in prossimità dello stadio, per via del cantiere, al posto della pinetina c’è una tabula rasa.
Non vanno meglio le cose in piazza Padre Pio dove sono stati lasciati anche i cippi, pericolosi per bambini e animali domestici. Da più parti, compresa la segreteria cittadina meloniana, si chiede all’assessora Lucia Aprile, sparita dai radar da più di due settimane, un piano del verde per un rimboschimento importante della città e l’attivazione di punti di refrigerio, per ora organizzati solo dalla Caritas in qualche parrocchia. L’ombra è sempre più una chimera e le aiuole e gli spazi verdi sono ormai secchi e gialli.
Maurizio Marrese del WWF ha una sua idea ben precisa. “Secondo me irrigare zone secche è solo spreco di acqua preziosa, invece bisognerebbe o abituarsi ai prati gialli – non a caso si chiama prato all’inglese, proprio perché in Inghilterra possono permetterselo visto il clima umido e piovoso – oppure piantare più alberi che prati, a Foggia abbiamo bisogno di alberi. Meglio sarebbe usare specie erbacee autoctone per realizzare il prato, molto più abituate ai nostri climi aridi e caldi. In sintesi, curare il verde pubblico è una professione, non possono farlo persone incompetenti o chiedere ad operai che prima facevano, per esempio, il muratore o l’elettricista di farlo. La soluzione è sempre in mezzo, ai cittadini piace il prato verde? Facciamolo ma meno, i Campi Diomedei sono 21 ettari di prato, forse si tratta dell’aiuola più grande d’Italia”.










