“Io non rimpiango niente… rifarei tutto”. Parole che risuonano come una dichiarazione di potere e controllo quelle di Savino Parisi, il boss del quartiere Japigia di Bari, intercettato in carcere durante i suoi colloqui in videochiamata con i familiari. Una serie di conversazioni, registrate tra marzo e agosto 2023, che confermano, secondo la Direzione Distrettuale Antimafia, il suo ruolo di vertice nella criminalità organizzata barese. Per lui la procura ha chiesto 20 anni di reclusione nel processo “Codice Interno”, che vede imputate 108 persone per mafia, estorsioni, traffico di droga e infiltrazioni nel tessuto economico e politico della città.
Le intercettazioni dal carcere
Nonostante la detenzione nel carcere di Terni, il boss continua a gestire gli affari del clan, dando ordini e raccogliendo informazioni attraverso un linguaggio criptico e allusivo. Secondo l’Antimafia, i suoi interlocutori – tra cui il fratello Giuseppe Parisi, detto “Mames” e ritenuto il reggente del clan in sua assenza, e il figlio Tommaso Parisi, detto “Tommy il cantante” – sarebbero “avvezzi alla retorica criminale”, capaci di decifrare indicazioni nascoste dietro apparenti discorsi familiari.
Le conversazioni depositate nel processo svelano la strategia di Savinuccio, che continua a impartire direttive su affari, scarcerazioni e rapporti tra clan rivali, mantenendo il controllo sulle attività illecite. Il boss viene informato, ad esempio, che Antonio Busco, ex affiliato e protagonista della guerra di mafia nel 2017, starebbe “spendendo parole pesanti” contro la famiglia Parisi. La sua compagna lo avvisa: “Ti sta facendo ad ora di notte”, un riferimento a una lettera scritta dal carcere, in cui Busco criticava il clan.
Ma Parisi non si limita alla gestione del crimine. Nei dialoghi con il figlio Tommy, progetta una scuderia e un allevamento da avviare una volta fuori, magari in Sud America: “Va bien, dicono lì”, fa intendere, citando il film C’era una volta in America. Un sogno che sembra confermare l’ipotesi di una possibile fuga all’estero o di un investimento in attività “pulite”.
Il processo e la richiesta di condanna
L’inchiesta “Codice Interno” ha portato alla luce i presunti intrecci tra mafia, politica e imprenditoria a Bari, con Savino Parisi ritenuto uno dei promotori dell’associazione mafiosa operante nel quartiere Japigia. Con lui, nel maxi-processo in corso, è imputato anche il boss Eugenio Palermiti, accusato di aver gestito il traffico di droga e le estorsioni nel capoluogo pugliese.
La procura ha chiesto 20 anni di carcere per Parisi e 16 anni e 4 mesi per il figlio Tommaso, ritenuto il suo braccio destro. Il 12 febbraio il boss sarà interrogato dal giudice, un momento cruciale per il processo che potrebbe confermare il suo ruolo ai vertici della mafia barese.
Le intercettazioni depositate dimostrano, secondo gli inquirenti, quanto il clan Parisi sia ancora radicato nel tessuto criminale cittadino, capace di mantenere il controllo delle attività illecite nonostante l’arresto dei vertici. Un’organizzazione che, attraverso il boss, continua a gestire traffici e alleanze, dimostrando ancora una volta la capacità della mafia di riorganizzarsi anche dietro le sbarre.












