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Home - Mafia foggiana nell’azienda dei rifiuti, “Amica”: Lanza perde in Cassazione, inammissibile la revisione delle prove

Mafia foggiana nell’azienda dei rifiuti, “Amica”: Lanza perde in Cassazione, inammissibile la revisione delle prove

La Corte conferma la condanna per estorsione ambientale legata a contesti mafiosi. L'uomo, 43 anni, è vicino al clan Sinesi-Francavilla

Di Redazione
23 Gennaio 2025
in Cronaca, Foggia
Mario Lanza

Mario Lanza

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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di Mario Lanza, 43enne di Foggia detto “Marittil Malavita”, confermando la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Bari il 7 giugno 2022. Lanza, vicino al clan Sinesi-Francavilla (è marito di Dina Francavilla, sorella dei boss Antonello ed Emiliano) era stato condannato a 5 anni per estorsione aggravata da modalità mafiose, oltre che per la sua contiguità ad ambienti criminali. La decisione chiude definitivamente il processo “Piazza Pulita” relativo alle pressioni mafiose nell’ex azienda dei rifiuti, “Amica” di Foggia.

Secondo quanto riportato nella sentenza, la difesa aveva presentato quattro motivi di ricorso, contestando sia la valutazione delle prove sia la motivazione della Corte d’Appello. Tuttavia, la Cassazione ha ritenuto i motivi generici, infondati o non consentiti, sottolineando che il ricorso mirava a ottenere una rilettura delle prove già valutate nei precedenti gradi di giudizio, cosa non ammessa in sede di legittimità.

Tra le motivazioni della Corte, è emerso che la condotta di Mario Lanza è stata inserita in un contesto criminale chiaramente collegato a consorterie mafiose, con comportamenti che avevano creato una condizione di timore e sottomissione nelle vittime. La Cassazione ha ribadito che non è necessario che la vittima conosca l’estorsore o il clan di appartenenza: è sufficiente che la richiesta, anche formalmente priva di minacce esplicite, generi una percezione intimidatoria legata al contesto ambientale.

La dinamica dei fatti

Mario Lanza era stato accusato di aver sfruttato la sua fama criminale per ottenere vantaggi indebiti attraverso pressioni indirette, imponendo la sua presenza negli uffici di lavoro di “Amica” e indirizzando il personale a comportamenti servili. La Corte d’Appello aveva già ricostruito gli episodi evidenziando il ruolo intimidatorio giocato da Lanza, anche grazie al richiamo a precedenti penali e legami familiari con figure di spicco della criminalità locale.

Le ragioni del rigetto

La Cassazione ha ritenuto che la sentenza della Corte d’Appello fosse supportata da una motivazione logica e coerente, immune da contraddizioni. In particolare, è stato confermato che la circostanza aggravante delle “più persone riunite” era configurabile, poiché la condotta del ricorrente si era svolta in simultanea con quella di suo fratello Alessandro alias “Bussolotto”, nel frattempo deceduto, trovato senza vita nel carcere di Foggia nel 2021.

Inoltre, la Cassazione ha ribadito che le attenuanti generiche erano state correttamente valutate in regime di equivalenza, senza che vi fossero elementi a favore di una prevalenza. Il tentativo di ottenere una nuova determinazione della pena è stato quindi considerato infondato.

Con la dichiarazione di inammissibilità del ricorso, Mario Lanza è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di 3.000 euro in favore della Cassa delle Ammende.

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Tags: Lanza
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