“Verranno due amici a trovarti”. L’avvertimento della mafia foggiana all’imprenditore agricolo

La vittima, salvata dal provvidenziale intervento dei carabinieri, aveva già denunciato un tentativo di estorsione in passato. Mentre più di recente aveva ricevuto una telefonata dai chiari toni mafiosi

La mafia foggiana continua a bersagliare l’imprenditoria locale. Nelle scorse ore i carabinieri hanno arrestato il 30enne Giuseppe Bruno accusato di aver “fatto visita” ad un imprenditore agricolo con il chiaro scopo di ucciderlo. Il giovane è stato sorpreso con una pistola nel marsupio e 3500 euro. L’arma, una calibro 765 Beretta, aveva il colpo in canna e il cane alzato. Bruno è inoltre accusato di resistenza a pubblico ufficiale ed evasione.

Dalle indagini è emerso che l’imprenditore aveva già denunciato un tentativo di estorsione da parte di ignoti alcune settimane fa. Più di recente, invece, i malviventi lo avrebbero contattato telefonicamente per avvertirlo della visita “di due amici”. Ed infatti Bruno e un complice, tuttora ricercato, si sarebbero recati in azienda, periferia sud di Foggia, per mettere in atto il piano malavitoso. Fortunatamente, però, la vittima non era al lavoro in quell’istante.

Secondo il gip che ha convalidato l’arresto “è verosimile che Bruno e l’ignoto complice avessero ricevuto l’incarico di uccidere l’imprenditore, non potendo interpretare diversamente il fatto che la pistola non solo aveva il colpo in canna ma presentava anche il cane alzato”.

Il precedente di Fratianni

Non è la prima volta – negli ultimi mesi – che le forze di polizia sventano un possibile attentato ai danni di un imprenditore locale. A giugno scorso la squadra mobile salvò la vita ad Antonio Fratianni arrestando 7 persone tra cui Emiliano Francavilla, uno degli uomini al vertice della batteria Sinesi-Francavilla. Più di recente è stato arrestato anche lo stesso Fratianni, ma con l’accusa di aver tentato di uccidere Antonello Francavilla (fratello maggiore di Emiliano) e suo figlio di 16 anni. L’imprenditore si sarebbe recato a Nettuno, in provincia di Roma, dove il boss era rinchiuso ai domiciliari, per poi esplodere colpi d’arma da fuoco contro padre e figlio, entrambi feriti ma ormai fuori pericolo. Fratianni avrebbe agito per una storia di soldi che non intendeva restituire alla famiglia malavitosa.

Secondo i giudici del Tdl di Bari “l’eliminazione fisica di Fratianni era volta a riaffermare la supremazia sul territorio del clan Francavilla dopo che la vittima designata aveva non solo disatteso le pretese economiche della batteria, ma aveva anche osato ordire un mortale agguato a un boss del clan. Evenienze che imponevano di riaffermare la credibilità del sodalizio sul territorio, inviando un messaggio forte e univoco non soltanto agli associati delle altre batterie della Società Foggiana, ma anche ad altri imprenditori che si trovavano o si sarebbero trovati nelle medesime condizioni”.

Qualche anno fa Fratianni avrebbe ricevuto almeno 600mila euro dai vertici dell’organizzazione criminale per un investimento immobiliare in viale Giotto a Foggia. Soldi che l’imprenditore avrebbe dovuto restituire ai boss. Ma le difficoltà economiche e le pressanti richieste della batteria mafiosa avrebbero indotto Fratianni ad agire in tutt’altro modo, fino ad arrivare a sparare contro un ragazzino minorenne.

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