I Francavilla volevano riprendere il controllo dell’eroina a Foggia. Il pentito: “3mila euro al mese dal Pirata”

Nell’ordinanza sul tentato omicidio dell’imprenditore, gli inquirenti parlano anche di traffico di droga e delle pressioni del clan su alcuni pusher locali. Ecco le intercettazioni

Non solo l’agguato all’imprenditore. I Francavilla volevano riprendersi il controllo del traffico di droga. Nella lunga ordinanza che ha portato al fermo di sette persone, tra cui il boss Emiliano Francavilla, si parla anche di stupefacenti. Dalle intercettazioni, infatti, è emerso un tentativo di estorsione commesso ai danni di uno spacciatore locale detto “il Pirata” nonché l’acquisto di una partita di droga da persone sanseveresi e da un uomo detto “U’ cacat” per un complessivo importo pari a 3mila euro.

“Oggi ho acchiappato il Pirata – diceva Michele Ragno a Francavilla -. ‘Ou sorte di cornutone… fammi capire che porti a negativo… ti sono venuto ad acchiappare un mese fa e mi hai detto che no… o cumba… i 100 i 150… 200 al mese… la devi prendere da noi… tu la prendi a 40.. io te la do a 38… ed è una cosa che getta i numeri”.

E ancora: “Giacchè stiamo qua, mantieni… sono 2mila dei sanseveresi… E mille euro di cacato. I sanseveresi hanno detto che vengono martedì oh.. ora ho acchiappato a… ho cercato l’appuntamento…”.

Secondo gli inquirenti “emerge chiaramente l’attività di traffico e spaccio di droga posta in essere da Francavilla e Ragno i quali oltre a parlare di somme di denaro ricevute da alcuni loro pusher – pari a 2mila euro (dai sanseveresi) e mille euro (da cacato) fanno riferimento anche ad una evidente imposizione a titolo estorsivo posta in essere nei confronti del ‘Pirata’ e del figlio ai quali vogliono imporre l’acquisto della loro sostanza stupefacente da immettere sul mercato”.

Fu il pentito Carlo Verderosa, 42enne ex membro della batteria Moretti-Pellegrino-Lanza a riferire che ‘il Pirata’ sarebbe una persona non nuova a subire tali imposizioni. Stando al collaboratore di giustizia, ‘il Pirata’ sarebbe “un noto trafficante di droga foggiano il quale per avere il monopolio dello spaccio paga una sorta di tangente all’organizzazione consistente nell’elargizione mensile della somma di 3mila euro. È un punto che paga sull’eroina”.

Conversazioni sospette anche tra Francavilla e Mimmo Falco, altro noto esponente del clan. Si parlerebbe ancora di droga. Il boss: “Perché non è venuto più quello ieri?”. Falco: “Ha detto che non ce la faceva, aveva tremila euro… e domani li ho tutti”. Falco lascerebbe intendere che solo dopo aver avuto i soldi procederanno ad una ritorsione fisica nei confronti della persona di cui si parla: “Io lo voglio stroppiare… a questo che mi ha cacato il cazzo… hai capito Emiliano“. Il boss: “Ancora… non ci porta più i soldi… non facciamo bordello… dopo che ci porta i soldi ti faccio vedere io, gliele devo dare io quattro mappine a fermo a fermo”, al fine di far capire al presunto pusher di essere più puntuale.

Il sospetto degli inquirenti è che i Francavilla volessero riprendere il controllo criminale di Foggia approfittando dello stato di libertà di Emiliano Francavilla, scarcerato lo scorso 28 marzo dopo 12 anni di reclusione e l’imminente uscita del fratello maggiore Antonello, ferito in un agguato insieme al figlio minorenne mentre si trovava ai domiciliari in un’abitazione di Nettuno in provincia di Roma. Proprio Antonello Francavilla, stando alla ricostruzione dell’imprenditore che il clan era intenzionato ad uccidere, avrebbe minacciato l’edile per un presunto prestito di denaro mai restituito. “Conosco da tempo Francavilla Antonello e prima di lui il padre Mario, deceduto anni fa. Il rapporto in questione era nato sulla scorta della mia professione di termoidraulico, attività da me svolta agli inizi della mia carriera. Ho incontrato l’ultima volta a Nettuno Francavilla Antonello nel mese di febbraio scorso – ha spiegato l’imprenditore agli inquirenti -. In quell’occasione, dopo avermi minacciato con un coltello puntato alla gola, mi diede un ultimatum di 15 giorni che sarebbe scaduto qualche giorno dopo l’agguato di cui rimase vittima con il figlio a Nettuno, scaduto il quale senza che gli avessi portato i soldi e ottemperato alle sue richieste, avrebbe dato ordini ai suoi complici su cosa farmi. Dopo il rinvenimento del localizzatore gps sotto la mia macchina ho realizzato che queste persone possono realmente fare del male a me ed alla mia famiglia”.

L’agguato omicidiario nei confronti dell’imprenditore sarebbe stato posto in essere per ragioni individuabili nella mancata restituzione dei proventi derivanti dagli investimenti effettuati per conto di Antonello Francavilla e del suocero di quest’ultimo, Roberto Sinesi, boss del clan.

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