Mafia foggiana, l’imprenditore da uccidere ebbe un ultimatum. L’intercettazione: “È un dolore di denti da estirpare”

Le carte dell’inchiesta che ha portato all’arresto di Emiliano Francavilla svelano un presunto debito della vittima nei confronti di Antonello Francavilla e del boss Roberto Sinesi. Spuntano i pizzini

Boss della mafia, “vedette” e dipendenti infedeli. Questo il quadro del tentato omicidio dell’imprenditore foggiano A.F., bersaglio del clan Sinesi-Francavilla. Il boss Emiliano Francavilla, 43 anni avrebbe messo in piedi un piano articolato per uccidere la vittima designata all’uscita del casello Foggia-Zona Industriale. Il delitto si sarebbe dovuto consumare lo scorso 26 giugno. “Totale spregio per l’incolumità della vittima, indicata come ‘un birillo a cui sparare’ o come ‘un dolore di denti da estirpare’ così da ‘togliersi il pensiero’“, scrivono gli inquirenti citando alcune intercettazioni captate durante le indagini e riportate nell’ordinanza cautelare di 176 pagine.

Oltre a Francavilla, tornato libero lo scorso 28 marzo, sono stati arrestati Antonio Lanza 42 anni, il padre Mario 65 anni, Giovanni Consalvo 31 anni genero di Emiliano Francavilla, Giuseppe Sonnino 51 anni e Michele Ragno 46 anni. Coinvolto anche Domenico Sollazzo, dipendente “infedele” di A.F., accusato di aver installato – sotto la minaccia del clan – un dispositivo satellitare gps sull’autovettura dell’imprenditore “al fine di consentire – riporta l’ordinanza del gip – a Francavilla e agli altri complici di tracciarne i movimenti”. Il boss, Antonio Lanza e Sonnino si sarebbero appostati armati, a bordo di una Fiat 500 rossa rubata condotta da Sonnino, nei pressi del casello autostradale dell’Al4 Foggia-Zona Industriale in attesa del bersaglio da colpire.

Giovanni Consalvo e Mario Lanza, invece, avrebbero svolto il ruolo di “vedette” posizionandosi presso un casolare abbandonato adiacente il tratto autostradale A14 nei pressi del casello al fine di riscontrare il passaggio dell’autovettura di A.F., così da allertare il commando armato.
Il gruppo avrebbe agito “al fine di agevolare – riportano le carte dell’inchiesta – l’associazione mafiosa convenzionalmente denominata Società Foggiana, la cui esistenza e operatività in Foggia costituisce fatto notorio attestato da plurime e concordanti sentenze passate in giudicato. Tanto in considerazione della personalità dell’aggressore e della caratura criminale di Emiliano Francavilla, storicamente inquadrabile all’interno della criminalità organizzata foggiana: delle ragioni poste a fondamento del tentativo di omicidio, da individuarsi nell’esigenza di ridefinire, mediante una vera e propria guerra di mafia, gli assetti di potere all’interno della Società Foggiana, a seguito del duplice tentato omicidio di Antonello Francavilla (fratello di Emiliano) e di suo figlio minorenne avvenuto a Nettuno in provincia di Roma lo scorso 2 marzo 2022“.

Stando all’inchiesta, l’imprenditore “dopo avere ricevuto dai Francavilla ingenti somme di denaro, provento di attività delittuosa, al fine di investirle, non aveva restituito quanto promesso”.

Sull’agguato all’imprenditore sarebbero state fondamentali le intercettazioni, Francavilla: Quando esce al casello… quando esce dal casello ancora meglio… sopra la statale… vouuuuummmm e se ne va la macchina… sulla statale…. Sempre il boss rivolgendosi a Ragno: “Hai capito Michele… almeno domenica sera… sparo proprio“. Secondo gli inquirenti la “necessità di dover compiere l’omicidio domenica viene ribadita da Francavilla che ribadisce la necessità di ‘togliersi il pensiero’ e continuare poi a dedicarsi agli affari della consorteria mafiosa: ‘Poi mi dedico… mi rilasso con il cervello capito Michè!’ Organizziamo per le vacanze… ste cose qua… che devo chiamare anche a quello della Sardegna. Facciamo il biglietto a Bari, scendiamo là… e andiamo a parlare!… Il giorno dopo ci ritiriamo’“.

Le parole della vittima

In un interrogatorio, l’imprenditore ha tirato in ballo il 45enne Antonello Francavilla, fratello maggiore di Emiliano e ha anche ricordato di aver conosciuto il padre dei due uomini, il boss Mario “U’ ner” Francavilla, ucciso nel lontano 1998: “Conosco da tempo Francavilla Antonello e prima di lui il padre Mario, deceduto anni fa. Il rapporto in questione era nato sulla scorta della mia professione di termoidraulico, attività da me svolta agli inizi della mia carriera”.

E ancora: “Ho incontrato l’ultima volta a Nettuno Francavilla Antonello nel mese di febbraio scorso – ha spiegato l’imprenditore agli inquirenti -. In quell’occasione, dopo avermi minacciato con un coltello puntato alla gola, mi diede un ultimatum di 15 giorni che sarebbe scaduto qualche giorno dopo l’agguato di cui rimase vittima con il figlio a Nettuno, scaduto il quale senza che gli avessi portato i soldi e ottemperato alle sue richieste, avrebbe dato ordini ai suoi complici su cosa farmi. Dopo il rinvenimento del localizzatore gps sotto la mia macchina ho realizzato che queste persone possono realmente fare del male a me ed alla mia famiglia“.

Il 3 marzo scorso l’imprenditore “si recò dalla Dia di Foggia – si legge ancora in ordinanza – per denunciare di essere vittima, da anni, di estorsione da parte del mafioso Francavilla Antonello”. Le sue parole: “Nello svolgimento della mia attività di imprenditore edile, nel periodo dal 2010 al 2012, entravo in contatto con Francavilla Antonello il quale, pur non avendo alcun rapporto lavorativo con me, mi chiedeva gentilmente di non partecipare e non accettare lavori riguardanti opere edili nell’ambito ferroviario. Chiedendo spiegazioni in merito, Francavilla mi diceva che tutte le aziende avevano diritto a lavorare, senza tuttavia far riferimento a qualcuna in particolare. Mi consigliava espressamente di rifiutare i lavori edili, anche in subappalto, e di mantenere solamente i lavori di segnalamento ferroviario”.

Dalle carte dell’inchiesta emerge che Antonello Francavilla e il suocero Roberto Sinesi, boss del clan – entrambi non indagati – avrebbero “finanziato l’imprenditore – scrivono gli inquirenti – al fine di acquistare dei terreni e che in cambio l’uomo, oltre alla restituzione di parte dei soldi, avrebbe dovuto cedere un appartamento e un locale, quest’ultimo pagandone direttamente il mutuo”.

Attraverso alcuni pizzini, Antonello Francavilla avrebbe comunicato con l’imprenditore al fine di invitarlo a Nettuno e avanzare richieste economiche. L’uomo si sarebbe recato in provincia di Roma utilizzando alcuni accorgimenti dettatigli da una stretta familiare di Antonello Francavilla: l’imprenditore avrebbe infatti lasciato il telefono ed utilizzato un mezzo di trasporto non suo, travisandosi il volto con un cappellino per giungere indisturbato a casa del boss, mentre quest’ultimo scontava i domiciliari. “Buongiorno – si legge su un pizzino –, ho urgenza e necessità di vederti personalmente, ti aspetto. Vieni qui senza il tuo telefono ovviamente e con un mezzo non tuo. In via Greccio 1, Nettuno. È l’indirizzo di casa mia. Antonello”.

Il pizzino di Antonello Francavilla riportato all’interno dell’ordinanza

L’agguato

Una lunga attesa quella del 26 giugno scorso al casello di Foggia Zona Industriale. In auto Antonio Lanza che riferendosi al boss Francavilla diceva: “Gli facciamo segno e lo affianchiamo… e lo fai buono”.

Ma nel frattempo il gps piazzato sull’auto dell’imprenditore era stato trasferito su un veicolo della polizia. Intorno alle 21:30 le pattuglie sono intervenute sul luogo dove sarebbe avvenuto l’agguato. Dopo un breve inseguimento la polizia ha fermato Mario Lanza e Giovanni Consalvo, i due incaricati di avvisare Francavilla&co dell’arrivo dell’imprenditore al casello. Poco dopo beccato anche Sonnino in viale degli Aviatori. Irreperibili Francavilla e Antonio Lanza, raggiunti e arrestati nelle scorse ore.

Le conclusioni degli inquirenti

Secondo le carte dell’inchiesta, “l’agguato omicidiario nei confronti dell’imprenditore è stato posto in essere per ragioni individuabili nella mancata restituzione dei proventi derivanti dagli investimenti effettuati per conto di Antonello Francavilla e Roberto Sinesi. Pertanto si ritiene sussistente l’aggravante mafiosa di cui all’articolo 416 bis non solo rispetto alle modalità dell’azione, ma altresì rispetto alla finalità”.

Anche Sollazzo avrebbe confermato la vicenda sotto interrogatorio: “Francavilla Antonello aveva prestato 600mila euro ad A.F.. Questo è avvenuto quando l’imprenditore ha costruito un palazzo in viale Giotto: questo episodio è avvenuto circa due anni fa: la notizia del prestito mi è stata detta da Ragno e Francavilla Emiliano. A quello che so i soldi non sono stati restituiti”. (In alto, Antonello Francavilla, Roberto Sinesi ed Emiliano Francavilla)

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