“Siamo della polizia”, poi sparano a boss e figlio. “Come nel Bronx. Antonello non voleva tornare a Foggia”

Il drammatico racconto della donna che ha soccorso il pregiudicato foggiano e il ragazzo minorenne. Il giovane è ora ricoverato al “Gemelli” in Terapia intensiva pediatrica

“L’ho salvato, era come nel Bronx”. È drammatico il racconto fornito al quotidiano “Il Messaggero” dalla donna che ieri ha soccorso il boss foggiano, Antonello Francavilla e suo figlio 16enne nell’abitazione di via Greccio 14 a Nettuno, sul litorale romano. “Era riverso a terra, ricoperto di sangue. Chiedeva solo aiuto per il figlio. A quel punto sono andata nel bagno, forse si stava facendo la doccia e l’ho trovato steso per terra con gli occhi rivolti all’indietro, non parlava, sembrava morto, è stato terribile. Antonello non è riuscito a dirmi niente, solo che qualcuno ha bussato dicendo di essere della polizia, avevano le mascherine”. La donna ha dichiarato a “Il Messaggero” di conoscere Francavilla da tempo, “perché sono stata fidanzata con un ragazzo di Foggia e tramite lui, quando sono stata in Puglia, l’ho conosciuto”.

Poi ha ricordato i guai giudiziari dell’uomo, elemento di vertice della batteria mafiosa foggiana Sinesi-Francavilla. “Ha avuto una serie di vicissitudini giudiziarie e circa due anni fa con la moglie ci hanno chiesto se gli davamo una mano per la disponibilità abitativa dove trascorrere i domiciliari. Poi però hanno presentato un’istanza riuscendo ad ottenere un altro appartamento”.

La situazione attuale vede Francavilla ricoverato al “Riuniti” di Anzio-Nettuno, mentre il figlio è stato trasferito al “Gemelli” di Roma in condizioni critiche. Nella serata di ieri, e poi nella notte, il giovane paziente è stato sottoposto dalle equipe neurochirurgiche e ortopediche del Policlinico ad un primo intervento alla testa e ad un secondo al torace. Attualmente è ricoverato in Terapia intensiva pediatrica. La prognosi è riservata.

“Non sappiamo da quanti giorni il ragazzo fosse a Nettuno – ha concluso la donna nel racconto fornito a Il Messaggero -. Quello che sappiamo è che il prossimo 3 aprile Antonello sarebbe tornato libero e restava un processo in Cassazione, ma a Foggia non ci voleva tornare. Con la moglie stavano cercando le scuole per trasferire i figli”.

I recenti trascorsi giudiziari di Francavilla 

Il capoclan fu arrestato nel 2013 nel blitz antidroga “Gotha” per il quale fu poi condannato in via definitiva a 6 anni di prigione. Una pena che andò in continuazione con quella decisa nel processo “Corona” in cui fu riconosciuto colpevole di associazione mafiosa e condannato a 7 anni e 4 mesi. Nel 2016 l’operazione “Rodolfo”, maxi retata contro i due clan principali della “Società Foggiana”, Sinesi-Francavilla e Moretti-Pellegrino-Lanza, pizzicati dalla DDA per le estorsioni all’azienda agricola Curcelli, costretta anche ad assumere Dina Francavilla, sorella di Antonello. La donna veniva stipendiata senza lavorare.

Per “Rodolfo”, al boss furono inflitti oltre 8 anni in primo grado, ridotti a 6 in Appello. Dopo un periodo di carcerazione, da circa un anno era ai domiciliari in provincia di Roma. Chi possa aver tentato di uccidere lui e il figlio minorenne resta un rebus. Il ritorno in libertà di Francavilla dava fastidio a qualcuno? O c’è qualche vecchio regolamento di conti nella decennale guerra tra le batterie foggiane?

La scia di sangue

A settembre 2016 un commando armato tentò di uccidere Roberto Sinesi, capo assoluto del clan e suocero di Antonello Francavilla. Sinesi e il nipotino di 4 anni (figlio piccolo di Antonello) rimasero gravemente feriti, mentre la figlia del boss mafioso (moglie del pregiudicato ferito ieri) restò illesa. Pochi giorni dopo, i Sinesi-Francavilla si vendicarono tentando di uccidere i fratelli Giuseppe e Fabio Trisciuoglio, figli del capoclan Federico. A fine ottobre, sempre del 2016, i Sinesi-Francavilla puntarono l’altra batteria, Moretti-Pellegrino-Lanza, ammazzando in un bar Roberto Tizzano e ferendo Roberto Bruno. Per questo fatto di cronaca sono stati condannati in via definitiva a 20 anni di galera, Francesco Sinesi e Cosimo Damiano Sinesi, rispettivamente figlio e nipote di Roberto. 30 anni, invece, all’esecutore materiale, il garganico Patrizio Villani.

La rivelazione del pentito

Stando alle carte del processo “Decimabis”, maxi operazione del 2020 contro la mafia foggiana, il pentito Giuseppe Folliero riferì che il tentativo di omicidio nei confronti dei fratelli Trisciuoglio sarebbe stato commesso da lui e altre due persone (Giovanni Rollo e ancora Villani) “in quanto la batteria dei Sinesi-Francavilla – si legge – intendeva vendicarsi dell’agguato in cui era rimasto coinvolto Sinesi il 6 settembre 2016. Effettivamente, l’8 settembre 2016, verso le ore 21, vennero esplosi alcuni colpi di arma da fuoco all’indirizzo dell’autosalone denominato ‘Auto Trisciuoglio’, all’altezza del numero civico 63-65, ove insiste l’autosalone gestito dai fratelli Trisciuoglio, figli del pluripregiudicato Federico, quest’ultimo elemento apicale della criminalità organizzata locale”. Per questa vicenda, la Dda ha chiesto 3 anni e 4 mesi di reclusione per Folliero, 12 anni per Rollo e 10 per Villani. Sentenza entro la primavera. (In alto, il luogo dell’agguato a Nettuno; nei riquadri, Francavilla e il figlio)

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