Mafia Gargano, una talpa in polizia informava il clan dei mattinatesi. Il “rispetto” dei boss verso un carabiniere

Soffiate delle forze dell’ordine su arresti e perquisizioni, le intercettazioni di “Omnia Nostra”. E spunta anche la gratitudine di Scirpoli&co verso un militare dell’Arma: “A te stanno i fatti, non le chiacchiere”

Pesci in cambio di soffiate su arresti e perquisizioni. La vicenda è emersa nelle carte della maxi inchiesta antimafia “Omnia Nostra” contro il clan Lombardi-Ricucci-La Torre, egemone tra Manfredonia e resto del Gargano. Tra gli elementi di spicco dell’organizzazione criminale ci sono senza dubbio i mattinatesi, indicati dagli inquirenti nelle persone di Francesco Scirpoli, Francesco “Natale” Notarangelo, Francesco Pio Gentile detto “Passaguai” e i fratelli Antonio e Andrea Quitadamo detti “Baffino”, questi ultimi due collaboratori di giustizia da alcune settimane. Gentile, invece, è stato ucciso da killer ignoti il 21 marzo del 2019.

La storia delle soffiate delle forze dell’ordine al clan era già stata trattata dalla nostra testata, ma oggi vi sveliamo dove potrebbe nascondersi la talpa. Si tratterebbe di un poliziotto, presumibilmente in servizio tra Manfredonia, Monte Sant’Angelo e Mattinata. Ne parlano Scirpoli e i suoi alleati in alcune conversazioni intercettate dagli inquirenti. Una prima intercettazione risale al 2017 e vede protagonisti Francesco Pio Gentile e Francesco Scirpoli. I due vennero perquisiti dagli investigatori, questi ultimi alla ricerca del bottino della rapina ad un portavalori, specialità del clan. Le operazioni di polizia giudiziaria diedero esito negativo e i tre vennero trattenuti dalle forze dell’ordine per il tempo necessario alla stesura degli atti e al prelievo di campioni biologici del Dna. Poi rientrarono a bordo di un’auto guidata da un loro conoscente.

“I tre soggetti entrano nell’autovettura – si legge in ordinanza – e Gentile esordisce commentando l’incontro personale” avuto con un poliziotto: “‘Pensava che aveva fatto tredici oggi’. Scirpoli gli chiede contezza del colloquio appena intrattenuto: ‘Che ha detto?’. E l’interlocutore risponde che non c’è stato alcun dialogo, lamentando la circostanza che le perquisizioni appena effettuate sono state subito pubblicate come notizia sui siti internet di informazione. Gentile: ‘E che tengo da parlare? Che nemmeno siamo passati da qua e già hanno messo sopra internet, a me mi dovete lasciar perdere, io non ho niente di che parlare con voi’. Gentile continua invitando gli altri a discutere sul motivo per cui questa volta non erano stati avvisati in anticipo delle attività di cui erano destinatari. Gentile: ‘L’altra volta hanno avvisato e mò no, che noi non ci facevamo trovare’”.

“Manfredonia non sapeva niente sennò io lo sapevo tu lo sai…”

Tra gli intercettati anche Pietro La Torre detto “U’ Muntaner” o “U’ figlie du poliziot”, ritenuto dagli inquirenti tra i personaggi di maggior spessore criminale all’interno dell’organizzazione di Lombardi. “La Torre ritiene che il mancato avvertimento – si legge sempre nelle carte dell’inchiesta – sia riconducibile al fatto che coloro che avrebbero potuto riferire sulle perquisizioni non ne avevano contezza… ‘Non sapevano niente che dovevano venire’. Scirpoli interviene nella conversazione facendo riferimento ad un soggetto che, nel caso avesse avuto contezza delle perquisizioni da effettuare, lo avrebbe avvisato… Scirpoli: ‘Mò gli ho portato un poco di pesce…’. Gentile adduce il fatto che si trattava solo di una perquisizione, rimanendo convinto che in caso di arresto sarebbero stati avvisati. Gentile: ‘Vabbè può essere pure che non ti ha avvisato perché era una perquisizione, sennò quello ti avvisava se era un arresto’. Scirpoli è convinto, come il sodale La Torre – scrivono ancora gli inquirenti in ordinanza -, che il mancato avvertimento sia riconducibile alla circostanza che, in considerazione che l’attività era diretta da forze dell’ordine di Milano, quelli locali potevano non essere venuti a conoscenza per tempo… Scirpoli: ‘No, non sapeva niente Fra, Manfredonia non sapeva niente sennò io lo sapevo tu lo sai, quello me lo dice a me… Matteo è un uomo, ora quando è… è’”.

Ma non è tutto. Le carte dell’inchiesta ricordano un episodio successivo, risalente alla sera del 14 gennaio 2018. Infatti, solo qualche ora prima dell’esecuzione di alcuni arresti a Orta Nova nei confronti del clan Gaeta, organizzazione alleata alla batteria mafiosa foggiana Moretti-Pellegrino-Lanza (a sua volta vicina ai mattinatesi, ndr), Gentile e Scirpoli passarono la notte e la serata precedente lontani dalle loro abitazioni, “in fabbricati messi a disposizione da loro fiancheggiatori”. A parere degli inquirenti, la circostanza si evincerebbe da alcune conversazioni intercettate tra Gentile e un suo conoscente avvenute all’interno di un’auto. Gentile avrebbe ammesso di “non poter passare la notte a casa – riporta l’ordinanza cautelare – perché di lì a poco sarebbero stati eseguiti degli arresti che potevano eventualmente riguardarlo, ricorrendo, anche in questo caso, all’intervento di una persona in grado di metterli al corrente di eventuali situazioni di pericolo”.

Lo “si evince” da alcune interlocuzioni intercettate tra Gentile e un suo conoscente “avvenute – si legge – all’interno dell’autovettura Fiat Bravo in uso a quest’ultimo, che il primo non poteva passare la notte a casa perché di lì a poco sarebbero stati eseguiti degli arresti che potevano eventualmente riguardarlo, ricorrendo anche in questo caso l’intervento di una persona agnomata Matteo, in grado di metterli al corrente di eventuali situazioni di pericolo. Anche Scirpoli come Gentile, la notte tra il 14 e il 15 gennaio 2018 non ha dormito presso la propria abitazione”. Quel giorno vennero realmente arrestati membri del clan Gaeta di Orta Nova. Il boss Francesco non si fece beccare ma si consegnò alcuni giorni più tardi.

Un carabiniere da rispettare

In un’altra circostanza, Gentile e Scirpoli si soffermarono sul comportamento di un carabiniere. “Gentile – si legge -, manifesta al sodale Scirpoli la sua riconoscenza” al militare per due episodi durante i quali l’uomo dell’Arma avrebbe tenuto comportamenti “aderenti alle loro aspettative”. Nel primo caso si cita un funerale, potrebbe trattarsi delle esequie di Mario Luciano Romito, ucciso nella strage di San Marco in Lamis del 9 agosto 2017, ma “senza indicazione di altri elementi circostanzianti”, il secondo caso riguarderebbe la cattura di Antonio Quitadamo che si consegnò al militare.

Così Scirpoli: “Io pure, io gliel’ho detto in faccia, ho detto quello che hai fatto, per me non ci stanno le chiacchiere a te! A te stanno i fatti! A te sta il fatto del funerale e sta il fatto di Antonio Baffino, che ha fatto mandar via tutti quanti da Mattinata! Questi son fatti e non chiacchiere!”. E Gentile: “Ha fatto andare via tutti da Mattinata!”. Poi Scirpoli descrive la massiccia presenza di carabinieri a Mattinata il giorno dell’arresto di Quitadamo: “Quello, quel giorno Mattinata era piena di cacciatori, di bordello… quando si è consegnato Antonio Baffino”. I due erano a conoscenza che “quel giorno (24 settembre 2017) l’avvocato di Quitadamo andò a parlare con il carabiniere rappresentandogli che il latitante era intenzionato a consegnarsi solo a condizione che i Reparti Speciali Carabinieri ‘Cacciatori’ di Calabria e Sardegna, impegnati nella sua ricerca, lasciassero Mattinata. Scirpoli continua dicendo che dopo che i militari si erano allontanati, Quitadamo si è consegnato, entrando nell’autovettura personale del carabiniere”.

Scirpoli: “Era pieno pieno pieno di cacciatori! È andato l’avvocato a parlare con il carabiniere, e gli ha detto… ‘Ascolta, quello si vuole consegnare però tutto questo bordello non lo vuole! Fai andare via tutti quanti e si consegna solo a te’. Se ne sono andati tutti quanti, sono andati in caserma, Antonio si è ficcato nella macchina con il carabiniere, con la macchina personale, Antonio, il carabiniere e un altro e sono andati in caserma”.

“Scirpoli e Gentile sono ancor più riconoscenti del trattamento riservato al loro consociato perché temevano che lo stesso, se catturato dai Carabinieri Cacciatori, avrebbe potuto subire delle percosse”. Scirpoli: “Che se lo prendevano quelli, chissà che doveva passare”. Gentile: “Capace pure che lo dovevano menare”. Scirpoli: “Perché non ti ricordi? Hanno menato mio cugino, non dovevano menare a lui! Che pensavano a lui… lo menavano, lo menavano”. Secondo gli inquirenti, “la manifestazione di rispetto devoluto al carabiniere evidenzia il vincolo che lega gli indagati”. (In alto, Scirpoli e Gentile; sullo sfondo, immagine di repertorio)

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