Sciolti per mafia: Landella verso l’incandidabilità, tremano anche altri ex amministratori. Tutti i nomi di chi rischia

L’ex sindaco, a capo dell’ente dal 2014 al 2021, sarebbe in cima alla lista. In bilico anche Iadarola, Roberto e i consiglieri comunali coinvolti nelle recenti inchieste giudiziarie

Nemmeno il tempo di sciogliere per mafia il Comune di Foggia che inizia il “toto nomi” sulle incandidabilità. Come accaduto per alcuni politici di Monte Sant’Angelo, Mattinata, Manfredonia e Cerignola, tutte realtà raggiunte dal provvedimento di scioglimento, il Ministero dell’Interno dovrebbe proporre l’incandidabilità per una buona parte di ex amministratori. In cima alla lista, inevitabilmente, l’ex sindaco Franco Landella, primo cittadino di Foggia dal 2014 al 2021, periodo nel quale si è concentrata gran parte dell’attività dei commissari.

Le sue responsabilità? Innanzitutto, in quanto sindaco, avrebbe dovuto vigilare sulla corretta gestione della macchina amministrativa che invece ha mostrato numerose falle, a cominciare dagli appalti assegnati a società vicine ad ambienti della mafia foggiana. C’è poi l’assenza delle certificazioni antimafia che Landella avrebbe dovuto richiedere alle ditte che lavoravano con la pubblica amministrazione. Una questione che è già costata cara ad Angelo Riccardi a Manfredonia, ritenuto incandidabile in primo e secondo grado. È in atto il ricorso in Cassazione.

C’è poi la storia delle tangenti che coinvolge Landella e sua moglie, quest’ultima accusata di aver “spartito” mazzette ad alcuni consiglieri comunali. Anche questa vicenda, benché slegata rispetto agli ambienti mafiosi, è finita nelle carte della relazione della ministra Lamorgese e potrebbe rappresentare un altro motivo per avanzare la richiesta di incandidabilità per l’ex primo cittadino, arrestato per corruzione e tentata concussione. Landella finì ai domiciliari, misura poi sostituita dall’interdizione per un anno dai pubblici uffici.

Tra gli amministratori dell’ultima consiliatura, potrebbe rischiare l’incandidabilità Liliana Iadarola, ex consigliera comunale di Fratelli d’Italia, legata affettivamente a Fabio Delli Carri, un uomo comparso spesso in compagnia di politici locali. La figura di Delli Carri non sembra essere di poco conto alla luce del suo coinvolgimento nelle indagini sul bombarolo Antonio Rameta, giovane albanese condannato a 6 anni di carcere per gli attentati mafiosi al pub Poseidon e al centro diurno “Il Sorriso di Stefano”. Per i giudici, Rameta piazzò gli ordigni su ordine della “Società Foggiana”. Negli atti dell’inchiesta spuntò Delli Carri, ex caporal maggiore dell’Esercito, già arrestato nel 2014 per il ‘racket delle mozzarelle’, in quanto accompagnò Rameta a casa, in piena notte, dopo l’esplosione al “Poseidon” di vicolo Ciancarella, nel cuore del centro storico della città.

Negli atti emersero numerose conversazioni intercettate tra il pregiudicato e la compagna Iadarola. L’uomo chiedeva alla rappresentante di Fratelli d’Italia (sospesa dal partito proprio per questa vicenda) di chiudere un occhio sulla videosorveglianza: “Puoi mettere di no alle telecamere?”, domandò commentando la bozza sulla sicurezza dell’Assessorato alla Legalità. “Hai voglia…”, la risposta di Iadarola.

Su Iadarola, la ministra scrive: “Vengono segnalati rapporti di frequentazione e parentela di alcuni amministratori con soggetti controindicati, tra i quali un ex consigliere comunale avente legami affettivi con un esponente della locale organizzazione criminale, pregiudicato, il quale è stato costantemente tenuto informato di questioni politico – amministrative che interessano l’ente locale potendole in tal modo influenzare negativamente nel corso del loro iter decisionale, come avvenuto nel periodo in cui era all’esame dell’amministrazione il progetto del sistema di video sorveglianza cittadino”.

C’è poi il caso di Erminia Roberto, altra ex amministratrice per la quale il Ministero potrebbe avanzare richiesta di incandidabilità: “Sono state evidenziate – riporta la relazione – frequentazioni con un esponente delle locali cosche mafiose (il pregiudicato Leonardo Francavilla, ndr), già destinatario della misura della sorveglianza speciale di p.s.. Quest’ultimo, anche a seguito delle minacce pronunciate, come attestato da fonti tecniche di prova, ha ricevuto direttamente dalle mani del predetto amministratore un contributo economico di natura sociale erogato dal Comune di Foggia, atto che – indipendentemente da ogni valutazione in merito alla sua legittimità – è di natura prettamente gestionale di esclusiva competenza dell’apparato dirigenziale e non di quello politico”.

Il provvedimento di incandidabilità potrebbe estendersi anche ad altri ex amministratori coinvolti nelle recenti inchieste giudiziarie. Da monitorare, in particolare, la posizione di Leonardo Iaccarino, Bruno Longo, Dario Iacovangelo e Antonio Capotosto. Ulteriori dettagli potrebbero emergere quando sarà pubblicata la relazione integrale firmata dal presidente della Repubblica.

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