Condanna a un anno e dieci mesi di reclusione e contestuale ritorno in libertà per Raffaele Tolonese, 67 anni, conosciuto negli ambienti criminali come “Rafanill'”, storico esponente della Società foggiana e per anni ai vertici della batteria Trisciuoglio-Tolonese.
La sentenza è stata pronunciata dal gup del Tribunale di Foggia Mario De Simone al termine del processo celebrato con rito abbreviato, richiesto dalla difesa e che ha consentito all’imputato di beneficiare della riduzione di un terzo della pena.
Le violazioni della sorveglianza speciale
Tolonese era accusato di aver violato le prescrizioni della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno a Orta Nova, misura alla quale era sottoposto dopo la scarcerazione avvenuta nel marzo 2023.
Secondo l’accusa, l’uomo sarebbe stato sorpreso in almeno quattro occasioni tra giugno e agosto del 2024 a Foggia, nonostante il divieto di allontanarsi dal comune di residenza.
A documentare le presunte violazioni sarebbero stati filmati e fotografie acquisiti dagli investigatori, elementi che hanno costituito il principale quadro probatorio nel procedimento.
Il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a due anni e sei mesi, mentre la difesa aveva sollecitato il riconoscimento della pena minima.
L’arresto nell’inchiesta antidroga
La vicenda processuale è collegata all’operazione eseguita tra dicembre 2025 e gennaio 2026 dalla Procura della Repubblica di Foggia e dai carabinieri, che portò a 33 arresti nell’ambito di un’inchiesta sul traffico di sostanze stupefacenti.
Tolonese non è accusato di far parte del presunto giro di spaccio di cocaina, hashish e marijuana contestato agli altri indagati. Il suo coinvolgimento è legato esclusivamente alle presunte violazioni della sorveglianza speciale emerse durante le attività investigative.
Secondo gli accertamenti, il boss sarebbe stato ripreso mentre frequentava alcune agenzie di pompe funebri e un circolo privato del capoluogo dauno.
La sua posizione fu separata da quella degli altri imputati e ha seguito un autonomo percorso processuale.
Una lunga storia giudiziaria
Il nome di Tolonese è legato a una delle storiche batterie della mafia foggiana. Negli anni Novanta fu considerato uno dei picciotti della Società foggiana, per poi assumere un ruolo di vertice nel clan guidato insieme a Federico Trisciuoglio, deceduto per malattia nel 2022.
Nel 2013 era stato arrestato nell’ambito dell’operazione “Corona”, il maxi processo alla criminalità organizzata foggiana che portò a decine di arresti e condanne per mafia, traffico di droga, armi, riciclaggio e altri reati.
Dopo aver scontato una lunga pena detentiva, anche in regime di 41 bis, era tornato in libertà nel marzo del 2023.
Gli altri arresti recenti
Non è la prima contestazione legata alle prescrizioni della sorveglianza speciale.
Nell’agosto del 2024 Tolonese fu arrestato in flagranza dopo essere stato trovato a Foggia nonostante il divieto di soggiorno. In quel caso venne condannato a 13 mesi.
Successivamente, nel luglio del 2025, fu nuovamente arrestato dopo il ritrovamento di una pistola giocattolo davanti alla sua abitazione di Orta Nova. L’accusa ipotizzava che l’arma fosse stata modificata per sparare, ma una consulenza tecnica accertò che non era funzionante, determinandone la scarcerazione dopo circa quattro mesi di detenzione.
L’ultimo arresto risale invece al gennaio scorso ed è quello sfociato nella sentenza pronunciata in queste ore. Nei giorni precedenti al verdetto, il giudice aveva già disposto la remissione in libertà dell’imputato accogliendo l’istanza della difesa.










