Ha patteggiato una pena di 2 anni e 2 mesi di reclusione, da scontare in regime di detenzione domiciliare, Benito Palumbo, 39 anni, ritenuto vicino alla Società foggiana e già coinvolto in numerose inchieste antimafia.
L’accordo tra procura e difesa è stato ratificato dal gup, che ha ritenuto congrua la proposta di patteggiamento e ha concesso all’imputato il beneficio della detenzione domiciliare.
L’arresto con la pistola in casa
Palumbo era stato arrestato in flagranza il 17 marzo 2026 durante una perquisizione eseguita da polizia e carabinieri nel suo appartamento al palazzo ex Onpi, in corso del Mezzogiorno a Foggia.
Secondo quanto emerso dagli atti, il 39enne consegnò spontaneamente agli investigatori una pistola calibro 9 detenuta nell’abitazione. L’arma era pronta all’uso, con un colpo in canna e altri sei proiettili nel caricatore.
Interrogato dal gip dopo l’arresto, Palumbo si avvalse della facoltà di non rispondere, senza fornire spiegazioni sulla provenienza dell’arma né sulle ragioni della sua detenzione.
Le inchieste sul racket delle estorsioni
Il nome di Palumbo compare da anni nelle principali indagini sulla criminalità organizzata foggiana.
Il primo arresto risale al 14 febbraio 2018, quando da incensurato venne accusato di tentata estorsione ai danni di un ristoratore e del titolare di una discoteca. Secondo l’accusa, alle vittime sarebbe stato intimato di “mettersi in regola” con il pagamento del pizzo.
Pochi mesi dopo, il 27 maggio dello stesso anno, fu nuovamente arrestato nell’ambito di un’inchiesta su due estorsioni aggravate dal metodo mafioso ai danni di un barista e di un autodemolitore. In quel procedimento venne condannato a otto anni in primo grado, pena successivamente ridotta a cinque anni in appello.
L’inchiesta Decimabis
Palumbo è stato inoltre coinvolto nell’operazione antimafia “Decimabis”, scattata tra novembre e dicembre 2020 con 44 misure cautelari.
In quel procedimento gli investigatori lo indicavano come affiliato alla Società foggiana, area Sinesi-Francavilla, con il compito di supportare il clan nelle attività estorsive, nella riscossione delle tangenti e nella consegna del denaro destinato al mantenimento degli affiliati detenuti.
Anche in questo caso la condanna di primo grado a otto anni è stata ridotta a cinque in appello. Sulla vicenda è ancora pendente il giudizio della Corte di Cassazione.
Dopo aver quasi interamente espiato la pena, Palumbo era tornato in libertà nell’estate del 2025.
Le videochiamate nell’inchiesta sui Patek
Più recentemente il suo nome è emerso – ma non è indagato – anche nella nuova inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia che ha acceso i riflettori sui presunti affari della Società foggiana, sui rapporti tra esponenti mafiosi detenuti e affiliati in libertà e sulla vicenda dei lussuosi orologi Patek Philippe.
Secondo quanto emerso dalle indagini, Palumbo sarebbe comparso in alcune videochiamate effettuate dal carcere dal fratello Raffaele Palumbo e da Daniele Barbaro, figure considerate dagli investigatori vicine agli ambienti della criminalità organizzata foggiana.
La nuova condanna
Con il patteggiamento definito davanti al gup si chiude ora il procedimento relativo al possesso della pistola sequestrata nel marzo scorso. Palumbo sconterà la pena presso la propria abitazione, evitando il ritorno in carcere.









