Comune di Foggia infettato dalla mafia, la relazione: “Svilimento e perdita di credibilità dell’istituzione locale”

Le motivazioni alla base dello scioglimento dell’ente per infiltrazioni della criminalità organizzata. Si va dagli appalti ai soliti noti ai favori alle famiglie dei boss. “Mala gestio e disattenzione”

In sei pagine il riassunto dei motivi dello scioglimento per mafia del Comune di Foggia che in parte confermano le notizie trapelate nelle scorse ore. La relazione della ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese al presidente della Repubblica non lascia dubbi sulle ingerenze della mafia nell’ente di corso Garibaldi.

“Nel Comune di Foggia – si legge nel documento -, i cui organi elettivi sono stati rinnovati nelle consultazioni amministrative del 26 maggio 2019, sono state riscontrate forme di ingerenza da parte della criminalità organizzata che compromettono la libera determinazione e l’imparzialità dell’amministrazione nonché il buon andamento ed il funzionamento dei servizi con grave pregiudizio dell’ordine e della sicurezza pubblica. All’esito di indagini svolte dalle forze di polizia avviate a seguito di interdittive prefettizie emesse nei confronti di alcune imprese aventi rapporti contrattuali con il Comune di Foggia e di esposti che segnalavano contiguità tra amministratori comunali ed esponenti delle locali consorterie, il prefetto di Foggia ha disposto gli accertamenti di rito”.

“Al termine dell’accesso ispettivo – riporta ancora la relazione -, la commissione incaricata ha depositato le proprie conclusioni” nelle quali “si dà atto della sussistenza di concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti e indiretti degli amministratori locali con la criminalità organizzata di tipo mafioso e su forme di condizionamento degli stessi, riscontrando, pertanto, i presupposti per l’applicazione delle misure di cui al citato articolo 143 del decreto legislativo n. 267/2000. L’indagine ispettiva ha posto in rilievo una sostanziale continuità amministrativa tra la compagine eletta nel 2019 e quella proclamata nel 2014, atteso che l’ex sindaco (Franco Landella, ndr) era al suo secondo mandato consecutivo e ben 15 amministratori erano presenti nella precedente consiliatura”.

La relazione torna indietro nel tempo, alle “numerose indagini giudiziarie e le conseguenti operazioni di polizia susseguitesi negli anni, nonché i contenuti delle relazioni della commissione parlamentare antimafia del 31 gennaio 1996 e del 7 febbraio 2018” che “hanno acclarato – si legge – la presenza nella provincia di Foggia di numerose e articolate organizzazioni malavitose di stampo mafioso, finalizzate ad assumere il controllo del territorio e capaci di infiltrarsi nelle attività economiche della pubblica amministrazione. Il prefetto, nel premettere che a decorrere dal 2014 sono stati denunciati atti intimidatori ai danni di alcuni consiglieri comunali di Foggia, a testimonianza di una preoccupante ‘pressione criminale’ sull’ente, ha riferito in merito agli sviluppi di alcune indagini giudiziarie che a decorrere dal febbraio 2021 hanno interessato, per gravi fatti di corruzione, alcuni ex amministratori, tra i quali l’ex sindaco e l’ex presidente del consiglio comunale (Leo Iaccarino, ndr), nonché dipendenti comunali, dalle quali sono scaturite anche due ordinanze cautelari emesse il 22 aprile e il 21 maggio 2021 dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Foggia nei confronti del primo cittadino, di quattro consiglieri e di un dipendente comunale”.

E ancora: “La relazione prefettizia evidenzia che dal numero degli amministratori coinvolti nelle indagini conseguenti a fatti corruttivi traspare un quadro inquietante della realtà amministrativa dell’ente, che attesta uno sviamento del munus pubblico in favore degli interessi della criminalità organizzata”.

Ma non è tutto, “vengono segnalati rapporti di frequentazione e parentela di alcuni amministratori con soggetti controindicati, tra i quali un ex consigliere comunale (Liliana Iadarola, ndr) avente legami affettivi con un esponente della locale organizzazione criminale (l’ex caporal maggiore Fabio Delli Carri, ndr), pregiudicato, il quale è stato costantemente tenuto informato di questioni politico – amministrative che interessano l’ente locale potendole in tal modo influenzare negativamente nel corso del loro iter decisionale, come avvenuto nel periodo in cui era all’esame dell’amministrazione il progetto del sistema di video sorveglianza cittadino”.

C’è poi il caso di Erminia Roberto: “Così anche per un altro ex consigliere comunale, già presente nella precedente consiliatura, per il quale sono state evidenziate frequentazioni con un esponente delle locali cosche mafiose (il pregiudicato Leonardo Francavilla, ndr), già destinatario della misura della sorveglianza speciale di p.s.. Quest’ultimo, anche a seguito delle minacce pronunciate, come attestato da fonti tecniche di prova, ha ricevuto direttamente dalle mani del predetto amministratore un contributo economico di natura sociale erogato dal Comune di Foggia, atto che – indipendentemente da ogni valutazione in merito alla sua legittimità – è di natura prettamente gestionale di esclusiva competenza dell’apparato dirigenziale e non di quello politico”.

La relazione prosegue con la vicenda di “un altro consigliere comunale” che risulta “anagraficamente residente in una casa presso la quale ha trascorso il periodo degli arresti domiciliari ma di fatto abitata da un intraneo ad una locale consorteria criminale. Frequentazioni o parentele con ambienti criminali vengono segnalate anche nei riguardi di due dipendenti comunali, uno dei quali – unitamente ai massimi esponenti di una delle cosche mafiose dominanti – è stato interessato da un’ordinanza cautelare emessa dal gip del tribunale di Bari per aver fornito agli appartenenti alla predetta organizzazione mafiosa informazioni utili per le attività estorsive nel settore dei servizi funebri”. Fatto emerso nel blitz Decimabis nel quale venne fuori che il dipendente avrebbe fornito sistematicamente il numero aggiornato dei defunti, in pratica quotidianamente. Così i boss decisero di chiedere 50 euro per ogni funerale (prima chiedevano una somma forfettaria di 500 euro al mese, ndr) preso in carico dall’impresa di pompe funebri.

Non manca il caso di Daniela Di Donna, moglie dell’ex sindaco Landella, finita nello scandalo delle presunte tangenti a Palazzo di Città. Sulla Di Donna la relazione scrive: “Emblematico il ruolo svolto da un’altra dipendente comunale, coniuge del sindaco, destinataria unitamente ai sopra menzionati ex amministratori di un’ordinanza applicativa di misure cautelari – i cui contenuti evidenziano l’insieme di illecite cointeressenze e diffusa illegalità all’interno dell’amministrazione comunale – dalla quale emerge che la stessa dipendente unitamente all’ex primo cittadino si sarebbe occupata di distribuire ad alcuni ex amministratori la somma di quattromila euro ciascuno quale frutto di una ‘tangente’ versata da un imprenditore. La relazione prefettizia rileva come gli esiti dell’indagine ispettiva abbiano chiaramente evidenziato la pervasività della criminalità organizzata in aree amministrative dell’ente, con particolare riguardo al settore competente dell’affidamento dei servizi pubblici, ingerenza favorita da una colpevole inosservanza delle disposizioni normative da parte degli apparati amministrativi nelle procedure seguite per gli affidamenti e, soprattutto, nelle verifiche antimafia”.

Appalti pilotati

Favori ad aziende in odor di mafia. La relazione riferisce “sul servizio di installazione e manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti semaforici e della segnaletica stradale, affidato ininterrottamente, sin dal 2009, ad una stessa società e poi rinnovato nel luglio 2016, in assenza della necessaria certificazione antimafia, la cui richiesta risulta essere stata inoltrata alla Prefettura solo sei giorni prima del nuovo contratto che, conseguentemente, è stato stipulato in violazione delle disposizione previste dal d. lgs. n. 159/2011. Inoltre, sebbene la società affidataria nel mese di aprile 2017 sia stata destinataria di interdittiva antimafia, il Comune di Foggia ha, illegittimamente, continuato a far svolgere il servizio alla stessa società, e solo nell’ottobre 2017, a seguito di ripetuti solleciti e comunicazioni della Prefettura e della Questura di Foggia, il servizio è stato affidato ad altra ditta. In particolare viene segnalato come la giunta comunale abbia non solo prescritto la procedura di scelta del contraente ma addirittura anche il criterio di aggiudicazione dell’appalto realizzando in tal modo una inammissibile commistione tra poteri di indirizzo politico-amministrativo e poteri gestori. Ulteriore servizio oggetto di esame da parte della commissione d’indagine è quello relativo alla gestione e manutenzione del sistema di video sorveglianza cittadino, assegnato tra il 2015 e il 2020 ad una ditta attraverso ripetuti affidamenti diretti per un importo complessivo di circa 380.000 euro. L’organo ispettivo ha segnalato che solo a seguito del richiamo formulato dalla Prefettura al rispetto della normativa antimafia, il Comune di Foggia ha tardivamente prodotto, tramite la banca dati nazionale antimafia (BDNA), una semplice comunicazione antimafia e non, come avrebbe dovuto, un’informazione antimafia, certificazione più accurata e completa, e ciò in ragione degli asseriti ridotti importi corrisposti alla stessa società. In realtà l’attivita d’indagine, come dettagliatamente riportato nella relazione del prefetto, ha posto in rilevo sufficienti elementi per ritenere che la normativa antimafia sia stata elusa attraverso un artificioso frazionamento dei contratti sottoscritti con la società affidataria, in violazione delle disposizioni della normativa di settore. Rileva al riguardo che uno dei soci ed ex amministratore della società affidataria è legata da interessi economici con un soggetto contiguo alle cosche mafiose foggiane, destinatario di informazione antimafia interdittiva e, più volte, di ordinanza di custodia cautelare in carcere, mentre il coniuge, gravato da pregiudizi di polizia per reati contro la pubblica amministrazione, collegato ad esponenti di rilievo della criminalità foggiana è amministratore di altra società, anch’essa operante nel settore della video sorveglianza e destinataria di affidamenti diretti da parte del Comune di Foggia”.

La relazione continua con le “anomalie e irregolarità in parte analoghe” che avrebbero “caratterizzato anche l’affidamento del servizio di accertamento e riscossione delle entrate tributarie, extratributarie e patrimoniali. Tale servizio è stato gestito sin dall’anno 2017 da un società subentrata a seguito della cessione del relativo ramo d’azienda da parte della ditta originariamente affidataria. Il prefetto, nel segnalare le tempistiche quanto meno atipiche che hanno preceduto il cambio di gestione – come la costituzione della ditta subentrante 16 giorni dopo il bando predisposto per la cessione dell’attività e dalla quale è pervenuta l’unica offerta di acquisto -, ha riferito di anomalie anche nella fase successiva al subentro nell’appalto, prima fra tutte l’estrema sollecitudine con la quale il Comune di Foggia ha preso atto del cambio di gestione, senza che fosse stata preventivamente verificata l’idoneità del nuovo gestore né disposti i prescritti controlli previsti dalla normativa antimafia nonostante la delicatezza del servizio”.

La relazione evidenzia poi che “la ditta in questione sia stata poi destinataria di informazione antimafia interdittiva emessa dalla Prefettura di Foggia il 16 settembre 2019. La relazione prefettizia ha segnalato irregolarità anche per quanto riguarda l’affidamento della gestione dei servizi cimiteriali, caratterizzato da ‘semplificazioni’ procedimentali non previste in alcuna disposizione di legge. Viene inoltre rappresentato che alla ditta affidataria sulla base di una infondata motivazione, come ampiamente evidenziato nella relazione del prefetto, è stato riconosciuto un incremento del piano finanziario di 6 milioni di euro e un aumento delle tariffe di concessione delle aree cimiteriali disposti con una deliberazione della giunta comunale del febbraio 2015, adottata, anche in questo caso, in violazione del principio di separazione di funzioni tra la direzione politica e quella burocratica”.

“Come evidenziato dalla commissione d’indagine, la mala gestio dell’amministrazione comunale è attestata oltre che da una colpevole disattenzione nei controlli antimafia anche dalla circostanza che il medesimo assetto societario dell’azienda che gestisce il servizio di riscossione dei tributi locali era presente anche nella società alla quale l’ente ha dato in gestione i servizi cimiteriali destinataria anch’essa nell’ottobre 2019 di informazione interdittiva antimafia”.

Nella relazione prefettizia viene inoltre riferito delle “irregolarità nelle procedure di affidamento del servizio di pulizia e guardiania dei bagni comunali; il servizio risulta affidato ripetutamente, anche con proroghe illegittime, nel periodo luglio 2014/maggio 2021, a due cooperative sociali collegate entrambe, direttamente o indirettamente, al contesto criminale mafioso cittadino. A questo riguardo il prefetto ha sottolineato che la sistematicità del modello dell’offerta unica nella gara e l’aggiudicazione continuata e speculare alle due cooperative dimostrano l’adesione dell’amministrazione comunale alla logica spartitoria esistente tra le due cooperative e l’accettazione di un vero e proprio cartello”.

“Il prefetto di Foggia ha inoltre riferito delle vicende che hanno riguardato la manutenzione del verde pubblico cittadino. Tale servizio è stato affidato nel gennaio 2017 ad una società il cui contratto è stato ulteriormente esteso negli anni 2018 e 2019 con ulteriori servizi e con nuovi oneri a carico del comune. L’attività ispettiva ha accertato che, anche in questo caso, sono stati disattesi gli obblighi delle verifiche antimafia e solo due anni dopo la stipula del contratto l’ente ha chiesto la certificazione antimafia, cercando così di sanare una ingiustificabile omissione dei controlli nei confronti di un’azienda i cui amministratori, come evidenziato dalla commissione d’indagine, hanno legami societari e cointeressenze economiche con ditte contigue alle locali consorterie mafiose e destinatarie di interdittive antimafia. Rileva al riguardo che le costanti e colpevoli modalità operative del Comune di Foggia nelle verifiche antimafia hanno consentito ad aziende riconducibili ad ambienti criminali di ottenere l’affidamento di importanti servizi pubblici per rilevanti importi economici quali il servizio dei bidelli nelle scuole comunali per l’infanzia”.

Alloggi a famiglie mafiose

Case a famiglie dei boss. Come anticipato da l’Immediato, “l’attività ispettiva ha rilevato l’estremo disordine amministrativo nella gestione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica. Le indagini giudiziarie aperte anche su tale settore hanno disvelato la presenza dei clan mafiosi nelle occupazioni abusive degli alloggi popolari, alcuni dei quali risultano occupati sine titulo da soggetti appartenenti alla criminalità organizzata. Viene riferito, altresì, che molti dei beneficiari di provvedimenti di assegnazione in deroga degli alloggi di edilizia popolare hanno rapporti di parentela o di frequentazione con esponenti delle cosche locali e che le pratiche sono state esaminate e decise senza seguire alcun criterio, nemmeno quello cronologico, e in totale assenza dei controlli sulle autocertificazioni attestanti i requisiti richiesti per la partecipazione al bando”. Nelle carte sono spuntati molti parenti stretti dei maggiori boss dei clan Sinesi-Francavilla e Moretti-Pellegrino-Lanza, come anticipato dalla nostra testata.

“Perdita di credibilità dell’istituzione”

“Le circostanze, analiticamente esaminate e dettagliatamente riferite nella relazione del prefetto di Foggia rivelano una serie di condizionamenti nell’amministrazione comunale volti a perseguire fini diversi da quelli istituzionali che hanno determinato lo svilimento e la perdita di credibilità dell’istituzione locale, nonché il pregiudizio degli interessi della collettività, rendendo necessario l’intervento dello Stato per assicurare la riconduzione dell’ente alla legalità. Sebbene il processo di ripristino della legalità nell’attività del Comune sia già iniziato con la gestione provvisoria dell’ente affidata al commissario straordinario, ai sensi dell’art. 141 del decreto legislativo 18 agosto 2000 n. 267, in considerazione dei fatti suesposti e per garantire il completo affrancamento dalle influenze della criminalità, si ritiene, comunque, necessaria la nomina della commissione straordinaria di cui all’art. 144 dello stesso decreto legislativo, anche per scongiurare il pericolo che la capacità pervasiva delle organizzazioni criminali possa di nuovo esprimersi in occasione delle prossime consultazioni amministrative. L’arco temporale più lungo previsto dalla vigente normativa per la gestione straordinaria consente anche l’avvio di iniziative e di interventi programmatori che, più incisivamente, favoriscono il risanamento dell’ente. Rilevato che il provvedimento dissolutorio previsto dall’art. 143 del citato decreto legislativo, per le caratteristiche che lo configurano, può intervenire finanche quando sia stato già disposto provvedimento per altra causa, differenziandosene per funzioni ed effetti, si propone l’adozione della misura di rigore nei confronti del Comune di Foggia, con conseguente affidamento della gestione dell’ente locale ad una commissione straordinaria cui, in virtù dei successivi articoli 144 e 145, sono attribuite specifiche competenze e metodologie di intervento finalizzate a garantire, nel tempo, la rispondenza dell’azione amministrativa alle esigenze della collettività. In relazione alla presenza ed all’estensione dell’influenza criminale, si rende necessario che la durata della gestione commissariale sia determinata in diciotto mesi”. (In alto, Landella, Di Donna, Iadarola, Iaccarino e Roberto)

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