Mafia foggiana, vittima dei boss costretta a cedere l’intero TFR. “15mila euro, gli hanno tolto tutta la liquidazione”

Soldi a strozzo al dipendente di una ferramenta e ai titolari di una macelleria. Nessuno poteva sfuggire al controllo della “Società”. Un commerciante costretto a ritrattare davanti al giudice

Vittime pronte a ritrattare in tribunale, altre invece in ginocchio davanti ai boss, nella speranza di guadagnare tempo. Storie di mafia foggiana nelle carte del blitz “Decimabis” che evidenziano il potere delle batterie criminali della città, in grado di tenere sotto scacco numerosi lavoratori. Tutti chiamati a pagare per evitare guai.

Le suppliche delle vittime agli usurai

L’usura è uno dei core business dei clan. Soldi a strozzo concessi a tassi ricordo. Molto attivi nel settore, i “morettiani”. Per questa faccenda sono implicati il boss Pasquale Moretti alias “Il porchetto” e i sodali Alessandro Morena e Alfonso Capotosto, quest’ultimo oggi collaboratore di giustizia. Gli inquirenti hanno calcolato interessi usurari in misura pari al 192% annuo per il titolare di una macelleria della città. Bersaglio dei boss anche il dipendente di una ferramenta al quale fu imposto un tasso di interesse, per il solo mese di ottobre, del 100%. Il pentito Capotosto riferì agli inquirenti che questo dipendente aveva ricevuto la somma di 2mila euro e per estinguere il debito iniziale e gli interessi progressivamente maturati, aveva dovuto cedere tutto il trattamento di fine rapporto“Gli hanno tolto tutta la liquidazione… stava chiudendo la ferramenta, soldi non ne aveva più, come ha preso la liquidazione, 15.000 euro, gli ha tolto tutto”.

Da sinistra, Morena, Moretti e Capotosto

Quanto al titolare della macelleria, “l’attività intercettiva – riporta l’ordinanza – ha evidenziato come lo stesso cercava di prendere tempo con il Morena e con il Moretti, manifestando le difficoltà economiche in cui versava che gli impedivano di essere puntuale negli adempimenti, ma che in ogni caso avrebbe fatto l’impossibile per onorare i debiti: ‘Come la tengo la 100 – 150 to la do… va bene no, ora sai cos’e?… che ho messo parecchie cose… ho comprato il computer che stavo a zero proprio… ho fatto un’altra spesa… ora sto a zero… ora il giorno 3 devo pagare un’altra volta l’affitto, hai capito… come la tengo la 100, la 150 ti chiamo… va bene?’, suppliche che – scrive il giudice – non muovevano gli usurai a compassione: ‘Non far passare troppo tempo’“.

Il commerciante pronto a ritrattare e risarcire i boss

Michele Carosiello informò Alessandro Aprile detto “Schiattamort” (batteria Sinesi-Francavilla) che aveva agganciato uno dei commercianti cerignolani che aveva osato denunciare l’estorsione subita facendo arrestare Massimiliano Russo e Giuseppe Perdonò. “Questo commerciante, evidentemente intimorito – si legge nell’ordinanza del gip –, era scoppiato in lacrime ed aveva promesso che al processo di appello contro i predetti imputati avrebbe ritrattato le accuse e dichiarato di non conoscere le due persone arrestate”. Aggiunse anche di essere “disposto a consegnare ai boss la somma di 5mila euro a titolo di risarcimento per il danno arrecato al sodalizio, a seguito dell’arresto dei due accoliti, scaturito dalle denunce sporte: ‘si è messo a piangere, gli stava prendendo una cosa (un malore, ndr) insomma… nella buona amicizia e tutte cose bello garbato e poi al processo, mi ha promesso… che non… che ritratta… bravo, deve dire ‘io non so neanche chi sono, io non li ho mai visti, a me hanno fatto tutto gli sbirri ed hanno detto a me metti nella denuncia ma io a questi ragazzi da me non sono mai venuti, neanche li conosco’… e 5mila domani mattina già stanno a posto… 5mila euro domani mattina e 5mila euro quando?… no quelli vuole dare’“.

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