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Home - Manfredonia, one man show di Riccardi: fendenti a Bordo, Campo e Cascavilla. Glissa sulla mafia e dà il via alla campagna elettorale

Manfredonia, one man show di Riccardi: fendenti a Bordo, Campo e Cascavilla. Glissa sulla mafia e dà il via alla campagna elettorale

Di Francesco Pesante
7 Febbraio 2020
in Politica
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“Un provvedimento abnorme che non servirà a niente. Mi dite Caterino in che modo ha influenzato l’attività amministrativa? La strage di San Marco? Non regge il collegamento tra la lotta dello Stato ai clan e la gestione della cosa pubblica da parte di un Comune”. Sono questi alcuni dei passaggi dell’intervento di Angelo Riccardi, ex sindaco di Manfredonia che ieri è salito sul palco del Teatro Dalla. “Ora parlo io”, il titolo della serata; sottotitolo “Palombella rossa”, riferimento all’importanza delle parole di morettiana memoria.

Riccardi ha aspramente contestato l’impossibilità di difendersi dopo lo scioglimento per mafia dell’ente comunale, promettendo battaglia per far valere le proprie ragioni. Intanto si prepara alla sfida delle Regionali, intenzionato a ritagliarsi un ruolo attivo in politica. Non è chiaro se sarà della partita ma di certo non lo spaventa la sentenza di incandidabilità del prossimo 25 febbraio: “Se sarà necessario mi rivolgerò alla Corte europea dei diritti dell’uomo a Strasburgo”.

Battaglie legittime ma anche dure accuse nel suo “one man show”. Soprattutto verso il Tar che di recente ha dichiarato inammissibile il ricorso contro lo scioglimento: “È emanazione del governo e i provvedimenti del governo sono politici”. Parole forti che minano alla base la legittimità degli organi costituiti. Un affondo senza precedenti nei confronti della giustizia amministrativa che solleva dubbi sull’autonomia della magistratura. “Pesante e abnorme” è stato invece definito il provvedimento della Prefettura di Foggia, nonostante la firma super partes del presidente della Repubblica.

Mai citato il clan Li Bergolis-Miucci, apparso spesso nella relazione anche per via dei legami tra Giovanni Caterino, presunto basista della strage di San Marco e membro del gruppo criminale, e l’ex vicesindaco Salvatore Zingariello: “La cronaca giudiziaria non c’entra con questa storia. Non ci sono politici arrestati per contiguità con i clan”. L’ex primo cittadino ha ribadito l’assenza di mafia, glissando sulle intercettazioni nelle quali Caterino parla apertamente di Zingariello (“Salvatore si è messo a disposizione”). Insomma, la storia delle infiltrazioni sarebbe una favoletta.

Un coacervo di teorie contraddittorie nelle quali Riccardi ha confuso l’aspetto penale con quello preventivo e cautelativo che è alla base di un provvedimento di scioglimento per infiltrazioni criminali. La macchina amministrativa dovrebbe essere intaccabile, lontana anni luce da personalità ambigue, legate a clan mafiosi ma questo a Manfredonia non sarebbe successo. Quanto accade nelle aule dei tribunali non è mai centrato nulla.

Riferimenti anche al mondo della pesca. La relazione si è soffermata sulla presunta egemonia del mercato da parte di alcune società destinatarie di interdittive antimafia: “Se avessero il monopolio fatturerebbero milioni”. Ma sarebbe strano il contrario, una società che agisce nel sottobosco non si sognerebbe mai di certificare grandi introiti.

Poi gli attacchi politici. Nel mirino il duo Campo-Bordo: “Perchè non si fanno da parte?”; della serie c’eravamo tanto amati. Riccardi ha ricordato un caso emblematico risalente al 2003 quando un assessore ritenuto vicino a pregiudicati fu allontanato. All’allora sindaco Campo fu imposta quella scelta dall’alto “perciò adesso non può rivendicare primati morali. Quando gli ho sentito dire certe cose ho pensato stesse in un manicomio”.

E ancora: “Se questo è un Comune mafioso allora non è stata fatta nessuna attività di bonifica da parte del commissario. Personale e dirigenti sono sempre al loro posto, nulla è cambiato. Di questo stato di cose Campo e Bordo ne sono artefici”. Poi un riferimento che si è rivelato quasi un autogol: “Io il sindaco lo facevo già prima di diventarlo”, lasciando intendere che avesse un peso rilevante nelle decisioni anche mentre ricopriva il ruolo di assessore proprio con Campo sindaco.

Riccardi fiume in piena, attacchi anche al suo ex assessore alle Politiche sociali, Paolo Cascavilla: “Affamato di cariche e incarichi che mi accusa di fare politica nei bar e passeggia con il suo amico giornalista massone sul lungomare di Siponto”.

Nessuno sconto, neanche al vescovo Franco Moscone: “Per Manfredonia non può dire ‘ripartiamo’. Dà un messaggio errato al suo gregge”. Il monsignore accusato di essere “partigiano” che si è messo a capo di uno schieramento ben preciso, invece di “guardare tutti alla stessa maniera”. Sul punto l’Immediato ha già affrontato il tema dei professionisti dell’antimafia e dei preti impresentabili.

Tags: Angelo RiccardimafiaManfredonia
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