Pesci e panini al sapor di mafia, le 5 aziende colpite da interdittive a Manfredonia. Collegamenti con agguati e stragi

GL Itticoltura, Marittica, Divine Whims, Brigida Matteo e Cinflo srl nel mirino del prefetto di Foggia, Raffaele Grassi. Legami con alcuni dei casi di cronaca più eclatanti degli ultimi anni

Ennesimo terremoto a Manfredonia dopo il recente scioglimento del Comune. Tra le dieci interdittive antimafia spiccate dal prefetto di Foggia Raffaele Grassi in queste ore, ben cinque riguardano attività imprenditoriali della città del golfo, alcune delle quali comparse nella relazione dei commissari.

Stangata alla GL Itticoltura di cui è legale rappresentante Giuseppe Impagnatiello, presidente del Consorzio Semi e titolare di “numerose partecipazioni societarie”. “Sul conto di Impagnatiello – scrivono i commissari prefettizi –, risultano una serie di precedenti per furto e ricettazione, nonché una lunga serie di controlli del territorio con soggetti controindicati. Tra questi, Ezio Grieco, Domenico Nobile, Michele Cotrufo, Luigi Manzella e Michele Lombardi“. Quest’ultimo è figlio di Matteo Lombardi alias “A’ Carpnese”, sotto processo con l’accusa di aver ucciso Giuseppe Silvestri, uomo del clan dei montanari trucidato il 21 marzo 2017. Imputato nel procedimento è anche Antonio Zino, accusato di favoreggiamento. Proprio un’attività commerciale riconducibile a Zino risulta tra le cinque colpite dall’interdittiva antimafia. Si tratta della paninoteca-pizzeria Divine Whims di proprietà di stretti parenti dell’uomo, con sede in via Scaloria in una palazzina di recente costruzione.

Tornando al mondo della marineria, “il Consorzio Semi – riportano ancora i commissari – si è aggiudicato dall’Autorità portuale il contratto per la futura gestione del mercato ittico sipontino ed era composto inizialmente proprio dalle società G.L.Itticoltura, Minaba Farm e Puglia Marine Service”, anche queste ultime due più volte citate in relazione.

“Impagnatiello – si legge – è stato socio della società ‘I.G. Impianti s.r.l.’, unitamente a Nicola Rignanese, con precedenti per traffico di droga (come risulta in SDI). Nella società ‘G.L. Itticoltura’ figura anche Michele Gelsomino, che, pur esente da precedenti, ha una lunga serie di controlli del territorio con soggetti controindicati, quali Catello Lista, Pietro Tomaiuolo, Luigi Manzella, Domenico Nobile, Michele Cotrufo, Luigi Bottalico e altri. Si sottolinea che, come risulta dalle Banche Dati, i precedenti dei soggetti menzionati sono di particolare gravità e ricomprendono, in alcuni casi, anche l’associazione per delinquere, il porto abusivo di armi, l’estorsione e le violazioni in materia di stupefacenti”.

E poi c’è la “Marittica” di cui l’Immediato si è già occupato in passato: “Tra le ragioni che hanno portato al dissesto del mercato ittico ed alla successiva gestione ‘in house‘ da parte del Comune mediante la propria partecipata ASE s.p.a. – si legge nel lunghissimo documento prefettizio –, vi è il fatto che la maggior parte dei pescatori manfredoniani conferisca il pesce non già presso il mercato, bensì presso la ditta denominata ‘Marittica’, che – per altro – ha la propria sede proprio innanzi all’ingresso dell’area mercatale. Ebbene, tale ditta sembra riconducibile a Matteo e Michele Lombardi. Proprio Matteo Lombardi – continuano i commissari – è ritenuto esponente di vertice di associazione per delinquere di stampo mafioso operante in Manfredonia”. Per gli inquirenti, infatti, “A’ Carpnese” sarebbe il capo del clan Lombardi-Ricucci-La Torre, rivale dei montanari Li Bergolis-Miucci ed anche il figlio Michele rivestirebbe un ruolo sempre più rilevante, soprattutto nel settore della marineria. Al giovane i commissari hanno dedicato un intero capitolo.

A GL Itticoltura, Marittica e Divine Whims si aggiunge la società “Brigida Matteo” (distributore di carburante Tangoil sulla provinciale tra Manfredonia e San Giovanni Rotondo con annesso bar), anch’essa colpita da interdittiva.

Infine, la Cinflo srl, quinta e ultima società colpita dalla recente interdittiva antimafia emanata dal prefetto di Foggia, Raffaele Grassi. Qui spuntano collegamenti con la strage di San Marco in Lamis del 9 agosto 2017. “Da consultazione della banca dati dell’INPS si è accertato che Giovanni Caterino (presunto basista della mattanza) ha lavorato, a decorrere dal 7 settembre 2017, per alcuni giorni presso la ditta CINFLO S.r.L., di cui Luigi Palena è stato amministratore unico fino al 24 aprile 2019 – è riportato in relazione -. L’uomo gestisce un chiosco per la somministrazione di alimenti e bevande a Manfredonia, presso il Lungomare del Sole”. Palena, 50 anni, titolare anche di un bar nell’istituto scolastico superiore “Toniolo”, è stato di recente condannato a 2 anni e 8 mesi per armi con l’aggravante della mafiosità. Fu arrestato a ottobre 2018 insieme a Caterino nell’ambito dell’inchiesta sulla strage sammarchese. Palena, secondo i giudici, custodì una pistola per conto del basista in modo tale da favorire l’amico e il relativo clan di appartenenza, i Li Bergolis-Miucci.

“Il fatto di aver assunto presso il proprio chiosco, Caterino, peraltro nei giorni immediatamente a ridosso della data in cui risulta aver partecipato alla strage di San Marco in Lamis ed essersi prestato a nascondere, per suo conto una pistola – scrivono i commissari –, fanno ipotizzare l’esistenza di una chiara affinità di intenti tra l’affiliato al clan Li Bergolis-Miucci e Palena il cui profilo criminale, sebbene rappresentato unicamente da tale precedente di polizia, appare essere certamente di preoccupante spessore proprio perché indicativo, quantomeno di una sua affinità con il clan mafioso cui risulta essere contiguo Caterino”. (In alto, da sinistra, Lombardi, Palena e Zino; sullo sfondo, Manfredonia)

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