Mappa della Mafia, affari e legami tra batterie foggiane e clan del Gargano: lo scacchiere nel report della DIA

Dalla strage di San Marco in Lamis all’uccisione di Rodolfo Bruno, passando per il racket agli imprenditori della città. I magistrati antimafia ricostruiscono gli assetti in Capitanata

In un periodo caldissimo sul fronte della lotta alla criminalità, ecco pubblicata nelle scorse ore la nuova relazione della Direzione Investigativa Antimafia, periodo di riferimento primo semestre 2019. “Nella città di Foggia – scrive la DIA – continuano le dinamiche di rimodulazione tra le tre batterie della Società Foggiana. L’operazione Decima Azione aveva consentito di ricostruire un dettagliato quadro mettendo in evidenza il “rapporto federativo” tra le tre batterie dei Moretti-Pellegrino-Lanza, Sinesi-Francavilla e Trisciuoglio-Prencipe-Tolonese“.

Secondo la relazione, i clan conducono i propri affari anche attraverso “la gestione di una cassa comune ed il controllo condiviso delle estorsioni”. L’indagine aveva evidenziato, inoltre, come il modulo organizzativo adottato dalla Società fosse ispirato a “canoni strutturali ed operativi simili a quelli della ‘ndrangheta, basati su vincoli familiari, con l’imposizione di regole interne (la cui violazione viene prontamente e gravemente sanzionata), il ricorso a rituali di affiliazione ed, infine, la gerarchica ripartizione dei ruoli con corrispondente sostentamento economico”.

“Proprio all’indomani della predetta attività investigativa – scrivono ancora gli investigatori – si è registrata una escalation del racket estorsivo, culminata in una serie di atti intimidatori che hanno investito il tessuto socioeconomico della città. Le indagini, svolte anche sulla scia degli esiti investigativi dell’operazione “Decima Azione”, hanno portato, nell’ambito delle operazioni “Chorus” e “Chorus 2” (rispettivamente del 5 febbraio e del 9 maggio 2019), all’esecuzione di una serie di importanti provvedimenti cautelari. Nell’ambito della prima, sono stati arrestati, tra gli altri, quattro soggetti del clan Moretti ritenuti responsabili del tentato omicidio di un elemento di spicco della opposta batteria Sinesi, organizzato come risposta al precedente evento di sangue (del 15 novembre 2018), nel quale era stato ucciso il cassiere della federazione (Rodolfo Bruno, ndr). Il tentato omicidio era stato organizzato dal cognato di quest’ultimo (Gianfranco Bruno), mentre tra gli esecutori materiali, oltre al nipote, figurava un pregiudicato vicino agli ambienti camorristici, in quanto legato alla famiglia Panico operante nel napoletano”.

E ancora, la successiva operazione “Chorus 2” (tra i cui destinatari figura un soggetto organico alla batteria Moretti) ha riguardato una serie di condotte estorsive poste in essere a Lucera, nei confronti di un pusher non in grado di saldare i propri debiti, e a Cerignola, San Severo e San Ferdinando di Puglia, nei confronti di alcuni imprenditori del settore circense, nonché una serie di rapine poste in essere a Foggia ai danni di alcuni esercizi commerciali.

La batteria dei Moretti, capeggiata dai capi famiglia Rocco Moretti (alias “U’ Purk”) e Vincenzo Antonio Pellegrino (detto “Capantica”) dedita prevalentemente al racket estorsivo, al traffico di stupefacenti ed alle rapine, è quella maggiormente protesa verso la provincia, potendo contare sull’appoggio di alleati nel Gargano e nelle aree del Tavoliere, del gruppo La Piccirella a San Severo, delle collaborazioni extraregionali calabresi e campane. In particolare, il legame tra la batteria della Società ed il clan Lombardi-Ricucci-La Torre della mafia garganica ha trovato riscontro negli esiti di un’operazione che ha portato all’arresto di un soggetto, appartenente alla batteria Moretti (Massimo Perdonò, arrestato per il tentato omicidio del basista della strage di San Marco in Lamis, Giovanni Caterino, quest’ultimo appartenente al clan Li Bergolis-Miucci, rivale dei Lombardi, ndr) ritenuto responsabile di tentato omicidio per aver partecipato ad attività di ritorsione da parte dei Lombardi contro i Li Bergolis pochi mesi dopo la strage”.

Come più volte evidenziato da l’Immediato, le recenti indagini hanno “posto in risalto il bipolarismo criminale in atto nella provincia foggiana, che si è concretizzato nelle alleanze, da un lato, tra la batteria Moretti e i Lombardi-Ricucci-La Torre (rimasti orfani di Pasquale Ricucci, uno dei capi, ucciso a novembre 2019, ndr), e, dall’altro, tra la batteria foggiana Sinesi-Francavilla ed i Li Bergolis”.

I magistrati della DIA pongono l’attenzione sulla batteria Sinesi-Francavilla, “strutturata – si legge – su legami familiari e vincoli di parentela” e che “opera prevalentemente nel capoluogo ed è attiva nelle estorsioni, traffici di stupefacenti, usura, riciclaggio, nonché nella gestione della prostituzione e del gioco illegale”.

Legami dei Sinesi anche a San Severo con “il clan Nardino, antagonista dei gruppi Testa-La Piccirella, alleati invece dei Moretti, nonché contatti con organizzazioni extraregionali. Una fotografia sullo stato attuale della batteria è stata fornita dagli esiti dell’operazione del 29 maggio 2019, che ha ricostruito alcuni episodi estorsivi in danno di due commercianti di Foggia, costretti a pagamenti settimanali di somme di denaro o consegne di prodotti commerciali senza corrispettivo”.

La DIA ricorda che “le indagini compiute dalla PG hanno permesso di squarciare il velo di omertà che aleggiava sui piccoli imprenditori operanti nella città di Foggia che si erano ben guardati dal rivolgersi alle forze dell’ordine per denunciare i plurimi taglieggiamenti di cui erano stati vittime, per il timore di subire atti ritorsivi contro i propri esercizi commerciali ovvero contro la propria persona o quella dei propri cari”.

“Il provvedimento cautelare – evidenziano – ha nuovamente messo in luce le tensioni tra le opposte batterie dei Moretti e dei Sinesi, connesse anche a dissapori concernenti il sovvenzionamento delle famiglie dei detenuti e culminate nell’omicidio del 15 novembre 2018 (già menzionato) del pregiudicato, cassiere della federazione. In tale contesto, viene, inoltre, messa in evidenza l’ascesa criminale di un elemento del clan Palumbo che, nonostante la detenzione in carcere, impartiva direttive all’esterno circa le attività delittuose da intraprendere”.

Infine, la terza batteria, Trisciuoglio-Prencipe-Tolonese “attiva – conclude la DIA – soprattutto nel traffico di stupefacenti, estorsioni e riciclaggio di denaro in attività commerciali (concessionari di autovetture, edilizia e onoranze funebri), ha sviluppato sinergie con elementi mafiosi della provincia e, in particolare, con il gruppo Lombardi di Manfredonia e con elementi della criminalità di Orta Nova”.



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