Mafia, il basista “a scuola” dai capi dei Montanari: le trascrizioni choc. Svelati mandanti e killer del Gargano

ESCLUSIVO/ Viene fuori di tutto dalle carte sulla strage di San Marco. Odio, rivalità e tradimenti nella guerra tra i Li Bergolis-Miucci e il gruppo Lombardi-Ricucci-La Torre. Riferimenti anche alla faida di Vieste

Era tutto “già scritto”. Gli ultimi eventi di sangue avvenuti sul Gargano sono stati, infatti, abbondantemente preannunciati e delineati nelle captazioni ambientali delle varie operazioni di polizia, oggi tramutatesi in gravi processi di sangue.

Il maestro dell’orrore, definito tale dal suo miglior allievo, è “U’ Criatur” Enzo Miucci (arrestato pochi giorni fa nel blitz “Friends”), elevato a tale rango da Giovanni Caterino, 39enne di Manfredonia detto “Giuann Popò”, ritenuto dagli inquirenti basista della strage di San Marco in Lamis dell’agosto 2017. Così l’uomo il 12 giugno 2018 in un’intercettazione trascritta dagli inquirenti: “A me lo sai chi mi è stato un buon maestro, Renzo (Miucci Enzo scrivono in parentesi i carabinieri, ndr), è stato un buon professore. Quello mi raccontava tutto… si fa così… si fa così…”.

Una distorta “università del crimine” con “U’ Criatur” in cattedra. Era il 2018, la mattanza di San Marco ormai alle spalle e nuovi progetti omicidiari nella mente dell’organizzazione criminale tanto venerata da “Popò”. Nelle captazioni ambientali e telefoniche pochi mesi prima dell’arresto di Caterino oggi oggetto del relativo processo, riecheggiano i nomi di Francesco Gentile detto “Passaguai” o “Rampino” e Pasquale Ricucci alias “Fic Secc”, ammazzati brutalmente durante l’anno in corso. Entrambi eliminati sotto casa loro, di sera.

Non solo; per lo stesso Caterino l’altro Miucci, Dino (scampato ad un agguato lo scorso 29 novembre), fratello maggiore di Enzo, sarebbe una sorta di “Mammasantissima”: “…quando parla assomiglia ad un santo…” Mentre Pasquale Ricucci per Dino non era altro che un vero e proprio nemico. Caterino: “Che stai dicendo? Quello sa tutto… se vuole mi fa prendere l’ergastolo… che cazzo dite?” 

Perché Caterino temeva che Ricucci potesse condurlo all’ergastolo? Cosa sapeva “Fic Secc” sul suo conto? Furono insieme protagonisti di un episodio di sangue? Interrogativi che difficilmente troveranno risposte, soprattutto stando allo scenario attuale e al recente delitto di Macchia che ha tolto dai giochi un pezzo da Novanta come Ricucci.

Nelle conversazioni l’uomo mostrava devozione e deferenza nei confronti dei capi, i fratelli Miucci che secondo magistratura e forze dell’ordine sarebbero al vertice del clan dei montanari Li Bergolis-Miucci.

In alto, Dino e Enzo Miucci; sotto, Caterino e Tucci; in basso, Lombardi, Ricucci e La Torre; sullo sfondo, il luogo dell’omicidio di “Fic secc”

“Quello della ‘montagna’ e i due sangiovannesi”

In quei giorni Caterino voleva soprattutto vendicarsi di chi aveva provato ad ucciderlo il 18 febbraio precedente. “Allora mo ti dico io se stava Renzo affianco… se vedeva che quello scendeva dal lato… alzava il fucile in faccia al vetro… l’ha fatto già… l’ha fatto già… l’ha fatto… ‘boom’… ha fatto il buco sul vetro… che me ne frega a me diceva Renzo il buco… si può anche frantumare il vetro… il vetro dico… che non si frantuma il vetro… che fai solo la palla fa… in faccia al vetro…”

Furono proprio i Miucci, stando alle carte, a frenare la voglia di sangue di “Popò”. Ed è sempre Caterino a raccontare quanto a lui riferito da Dino Miucci. “Allora dice Dino… Giovà tu mo ti devi stare fermo… perché me lo ha detto già… stavano anche le persone davanti… ma anche le persone hanno detto Giovà tu…. perché tu a noi poi ci rovini la vita nostra… perché mo quello della ‘montagna’ (abitante di San Salvatore) e quei due sangiovannesi (abitanti di San Giovanni Rotondo) che io non ci credo… però diciamo che… che non… come si dice…. non stanno addosso addosso… non ci stanno gli sbirri addosso addosso”.

Tre killer, dunque, uno di San Salvatore, due dalla città di San Pio avrebbero avuto più facilità di manovra rispetto a Caterino. Ma quest’ultimo non era affatto entusiasta: “Io so come si fa… non quei quattro caprai… quelli sono quattro caprai… è vero che sanno solo buttare le botte (inteso sparare) con i fucili… e quello sanno fare… non sanno fare più niente”.

Riferimenti anche ad auto “scottanti”. Ancora Caterino: “Una già me l’hanno persa la Bravo… una Bravo io… io l’ho comprata a Foggia a 1500 euro e me l’hanno persa… e non hanno fatto un cazzo di niente… con quella dovevano uccidere a ‘Passaguai’”.

Come il far west – I nuovi clan svelati

“Fuoco, soldi e bianca”, per Caterino il clan aveva tutto per prendersi l’egemonia del Gargano e oltre. Ma allo stesso tempo l’uomo era triste per la morte di Saverio Tucci detto “Faccia d’angelo”, il 44enne ucciso ad Amsterdam ad ottobre 2017, presunto killer della mattanza sammarchese stando alle soffiate del pentito Carlo Magno. “Credimi, sono stato 3-4 giorni che mi piangeva il cuore perché quello aveva la stessa identica testa come la mia… uguale, figlio di puttana come me, chitemurt (inteso persona scaltra, ndr) come me”.

Caterino era convinto che insieme a Tucci e Miucci sarebbe andato allo scontro con il clan rivale Lombardi-Ricucci-La Torre indicato in tempi non sospetti da l’Immediato come rivale dei montanari: “Tutti e tre con la stessa testa, dov’è che devi andare… non ce n’è per nessuno te lo dico io… stavamo ancora tutti e tre, Pasquale (Ricucci) a quest’ora si faceva male e si faceva male forte, Pierino (Pietro La Torre), si facevano male, ce li mettevamo nella macchina tutti quanti, Matteo doveva dire ‘wagliò Pasquà mo’ ti devi mettere nella macchina’ allora può darsi che potevamo combattere”. Riferimenti piuttosto espliciti all’odio nei confronti di Matteo Lombardi detto “A’ Carpnese” (nei brogliacci identificato erroneamente in “il carpinese”), Pasquale Ricucci e Pietro “U’ Muntaner” La Torre; il primo detenuto, il secondo ucciso, il terzo latitante. 

I killer sotto casa

Profetici i riferimenti alle modalità adottate per eliminare i rivali, molto simili a quelle destinate a “Passaguai” e “Fic Secc”, entrambi aspettati e uccisi sotto casa. Miucci avrebbe raccontato a Caterino di quando una volta rimase per diverse ore nei pressi dell’abitazione del suo bersaglio. Un’attesa snervante tanto che alla fine l’uomo avrebbe sparato più per il ritardo accumulato dalla vittima che per la motivazione principale (al momento ignota). Frasi da film ma esclamate nella cruda realtà.

Caterino: “Ha detto Renzo, se erano i tempi belli… mo ti dico una cosa Giovanni tu lo sai quanto duravi dopo il fallimento? Ma nemmeno un mese nel letto.. te lo dico io… potevi stare pure a New York… manco un mese duravi se erano altri tempi… quella è la porta che entri e quella è la porta che esci…. io una volta che mi sono impostato sotto casa… devi venire? vieni… io a te devo aspettare… ai tempi belli… mi ha detto io Giovanni io una volta da uno… sotto il portone ah… ho aspettato quattro ore in macchina… sono stato così quattro ore… doveva venire… quello al posto di ritirarsi alle nove… che quello si ritirava sempre alle nove… si è ritirato a mezzanotte… mezzanotte e mezzo… io sono sceso dalla macchina e gli ho sparato per le quattro ore che mi ha fatto aspettare… cioè… ma ora quei fatti là non si possono fare più… o se no se li devi fare… si possono pure fare… dici come stanno facendo a Vieste… ma le devi sentire poi… mo che sarà Marco (Raduano, ndr) a quell’altro… ergastolo te lo dico io… me l’ha detto già lui me l’ha detto… tu pensi che l’ultimo… te l’ho detto questo fatto… l’ultimo che hanno fatto (per i carabinieri si parla dell’omicidio di Gianmarco Pecorelli del 19 giugno 2018 a Vieste, ndr)… l’hanno fatto con la macchina con il ragazzo… stava con la macchina sua… hai capito hanno ucciso prima a quello… è andato in mezzo campagne… ha bruciato la macchina è andato sopra i carabinieri ha fatto la denuncia come mi hanno rubato la macchina”.

Tradimenti e gole profonde, spunta mba Leonardo

Caterino sembrava ossessionato dall’agguato ai suoi danni, un fatto di cronaca per il quale fu arrestato per tentato omicidio il foggiano del clan MorettiMassimo Perdonò. Al suo amico diceva: “Io da una parte sono pure fortunato adesso… in questo senso… perché Dino ha detto Giovanni hanno fatto prima… ce lo danno a Matteo e a Pierino che sono i mandanti… Pierino ha fatto da bacchetta (per indicare l’apripista-basista, ndr)… e sta… e l’hanno fatto pure le altre persone che può darsi che stavano nella macchina…” Nel clan c’era la convinzione che dietro l’episodio ci fossero sempre gli acerrimi rivali, in particolare Matteo Lombardi e Pietro La Torre, quest’ultimo vicino di casa di Caterino e sospettato di aver favorito l’azione del commando.

Durante la conversazione spuntano anche riferimenti a tale Leonardo, un residente di Macchia (indicato nelle ndr dei carabinieri in Leonardo D’Ercole) che si sarebbe trovato in quell’auto ma in seguito avrebbe girato le spalle a Ricucci raccontando tutto ai montanari. Sempre Caterino: “Però Giovanni… ha detto… non mi ha saputo dire il nome… ha detto… quando ha detto questo fatto… Leonardo ha cambiato colore… ha detto Leonardo… si perché tu stavi?… ho detto io ora voglio dire… ma a questo punto… ho detto sai il fatto… ha detto stavi pure tu… che cazzo dici oh!… me l’hanno chiesto a me… io non l’ho voluto fare… ed è vero… io ho fatto lite per questo fatto… io a me non me ne frega niente…. perché io ho capito che Giovanni… da te… io lo sai che per voi tengo rispetto… tiene rispetto? tiene paura! oh… ha detto… e tuo nipote Michele… tuo nipote tiene rispetto?… ha detto… no quello si deve fare male… quello si deve far male… quello si va mettendo… che c’entra ‘mba Leonardo io per te tengo rispetto… quello si deve far male… al mille per mille… doveva spostare qualche macchina… doveva prendere qualche macchina sicuro… avrà accompagnato a qualcuno… sarà andato a prendere a qualcuno… ha detto in faccia a Leonardo… ha detto Giovanni non è stato infame perché quello poteva mettere la firma e vi venivano a prendere a tutti quanti e vi davano trent’anni per ciascuno… diglielo a Pasqualino (Ricucci, ndr)… vogliono uccidere a Giovanni… lo sanno… oh… va bhè… allora io da… dice Dino da una parte dicendo questa cosa qua… che è vero che lui lo sa… me l’ha detto quello il carabiniere… ha detto vedi che quello che ha fatto la bacchetta abita più giù a casa tua… quello che ha mandato il messaggio ha detto… Pasquale può dire ‘oh!’… adesso ora se noi uccidiamo a quello andiamo a finire noi in galera… pure se vanno gli estranei… perché è così… ricordati…” (In alto da sinistra, Enzo Miucci, Caterino, Tucci e Dino Miucci; in basso, Lombardi, Ricucci e La Torre)

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