Narcos e stragi di mafia: le confessioni del pentito fanno tremare il clan Li Bergolis. “Ecco perchè ho ucciso Tucci”

Le rivelazioni di Carlo Magno, 62enne di Manfredonia, stanno scoperchiando un lungo giro di affari (e sangue) tra Gargano, Amsterdam e Colombia. “Vi spiego tutti i ruoli”

Affari di droga e sangue, molto sangue. Come quello versato il 9 agosto 2017 a San Marco in Lamis. Si sta stringendo il cerchio attorno alla mattanza costata la vita al boss Mario Luciano Romito, al cognato Matteo De Palma e ai contadini Aurelio e Luigi Luciani. Emergono nuovi dettagli dalle carte del blitz di DDA e carabinieri che l’altro giorno hanno sgominato un gruppo di 7 persone dedite al traffico di droga. Decisive le rivelazioni del pentito Carlo Magno, il 62enne di Manfredonia che nell’ottobre 2017 uccise il compaesano Saverio Tucci, detto “Faccia d’angelo”, in Olanda.

“Eravamo in una casa ad Amsterdam e Saverio Tucci mi disse: ‘Devi cercare ‘sti cazzi di colombiani, se non mi danno la merce non lavoro più, sennò ammazzo a te e pure ai colombiani’. E poi ha fatto la mossa, la finta di prendere la pistola. Si è abbassato come se prendesse l’arma. Io sapevo che lui era sempre armato: io avevo la pistola, l’ho presa e ho sparato due volte. Pensavo di non averlo preso perché lui non si è mosso, oppure in quel momento ha capito ‘è finita’. Ho sparato due volte, Tucci si è girato e ha fatto ‘Oh’, e gli ho sparato altre due volte. Poi ho cercato la pistola ma non ce l’aveva, lui non era armato”.

Questo il racconto fornito da Magno agli inquirenti. L’uomo, dopo aver ucciso Tucci, andò a costituirsi dalla polizia olandese e oggi è un collaboratore di giustizia. Sarà sentito anche nel processo sulla strage di San Marco, in corso nel Tribunale di Foggia. Magno, infatti, ha raccontato che Tucci gli confidò di aver fatto parte del commando che eliminò Romito.

Dall’ordinanza sono emersi in modo più chiaro i ruoli dei vari protagonisti della vicenda. Tucci – uomo del clan Li Bergolis-Miucci, già coinvolto nel mega processo “Iscaro-Saburo” contro la mafia del Gargano -, era il capo dei narcos e provvedeva a chiudere accordi coi colombiani per acquistare la droga che sarebbe poi finita a Manfredonia e Barletta. Carlo Magno era l’intermediario, collante tra Tucci e gli “eredi di Escobar”. Poi c’è Cosimo Vairo, 57enne sipontino, che ricopriva il ruolo di corriere. L’uomo, commerciante d’auto, spesso tra Olanda e Germania per affari, nel corso degli anni avrebbe portato in riva al golfo vagonate di “roba”.

Un altro manfredoniano, il 45enne Giuseppe Bergantino (ritenuto vicino a Giovanni Caterino, al momento unico imputato e presunto basista della strage di San Marco, ndr) risponde di concorso con due persone e il defunto Tucci nello spaccio di cocaina per fatti dell’agosto-settembre 2017: su incarico di Tucci, Bergantino avrebbe ceduto a Barletta a Maria Lamacchia (moglie del presunto capo clan Ruggiero Di Salvo, entrambi arrestati nel blitz) “un quantitativo non accertato ma non modico di cocaina”. Bergantino, stando alle carte sul quadruplice omicidio di San Marco, frequentava assiduamente sia Caterino che Luigi Palena, quest’ultimo arrestato per aver detenuto armi per conto del presunto basista.

Secondo gli inquirenti, Tucci e Caterino avrebbero sempre agito per favorire il clan dei montanari “Li Bergolis-Miucci”, attualmente retto dal boss Enzo Miucci, detto “u’ criatur”, pro-cugino dei fratelli Franco, Armando e Matteo Li Bergolis, tutti e tre in carcere a scontare lunghe condanne.

L’inchiesta contro i narcos evidenzia ancora una volta i forti legami tra mafia garganica, foggiana e clan della Bat come emerso già poche settimane fa nel corso delle indagini sull’uccisione del boss Gallone a Trinitapoli. (Nella foto in alto, da sinistra, il maggiolone con dentro il cadavere di Romito, Saverio Tucci, Luigi Palena e Giovanni Caterino)