“Mette bombe e spara ma non la conosce nessuno”. La mafia foggiana a Radio 1, il focus di “Inviato Speciale”

Il procuratore Vaccaro: “Attraverso videosorveglianza dobbiamo aiutare le vittime a venire fuori dall’isolamento”

La mafia foggiana continua a far parlare sulle testate nazionali. Ultimo approfondimento, in ordine di tempo, quello della trasmissione “Inviato Speciale”, settimanale del Giornale Radio in onda su Radio 1.

Nel focus, sono state affrontate numerose questioni grazie alle dichiarazioni fornite dal procuratore capo, Ludovico Vaccaro, dall’ex questore di Foggia, Piernicola Silvis, dall’avvocato di Mattinata, Pierpaolo Fischetti, al quale recentemente ignoti hanno fatto trovare una testa di capretto appesa alla finestra del suo studio, e altri ancora.

Bombe, racket, uccisioni, stragi. La mafia di Foggia e del Gargano fa paura, e ha trasmesso la sua pericolosità, a tutta la nazione, dopo la strage di San Marco in Lamis del 9 agosto 2017. Forse un po’ troppo tardi. Silvis si batte da anni per dare risalto al problema: “La mafia foggiana – ha detto – non è conosciuta abbastanza, anche perchè non ha avuto spazio nei cinema e alla tv. Non c’è il don Vito Corleone di turno o i personaggi alla Gomorra, né i boss della ‘ndrangheta. Eppure è una mafia che mette bombe e spara”. 

Vaccaro ha parlato dell’importanza delle telecamere: “I sistemi di videosorveglianza possono essere decisivi. La vittima può essere spinta a denunciare più facilmente se oltre alla sua testimonianza ci fosse anche un filmato. Attraverso i video porteremmo le vittime fuori dall’isolamento”.

Vaccaro ha fatto trapelare un cauto ottimismo sulla possibilità di debellare i clan: “La mafia foggiana può essere battuta grazie alla sinergia tra procura ordinaria e DDA”. 

Poi ha aggiunto: “Qui abbiamo persone morte per estorsione, gli imprenditori edili Ciuffreda e Panunzio. Ai miei sostituti dico che quando abbiamo prova di una attività estorsiva dobbiamo pensare che se quella persona paga il pizzo, allora lo pagano anche gli altri che hanno la medesima attività. Non si può lasciare solo un imprenditore”.

Fischetti ha parlato di “un familismo clanico in determinati ambienti. Ma c’è anche una parte sana che non tollera determinati comportamenti e denuncia con azioni vigorose e pone fiducia nelle forze di polizia”.

In trasmissione anche Marcello Mariella dell’associazione Populus che ha posto l’attenzione su una recente manifestazione antimafia a Foggia: “Siamo rimasti di stucco per la scarsa partecipazione al corteo antiracket. C’erano meno di 100 persone. Non si riesce a spingere la gente a scendere in piazza e le associazioni locali che combattono la mafia non si muovono unite”.

“Inviato Speciale” ha posto l’attenzione anche sugli affari della malavita foggiana e garganica. I rapporti con i clan balcanici e della Georgia, i traffici di marijuana e le esportazioni anche fuori dai confini italiani. 

Il lavoro degli inquirenti, nonostante le recenti e brillanti operazioni, è ancora all’inizio.

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