Mafia shock, la criminalità alza il tiro. A Mattinata, testa di capretto con pugnale a noto professionista e politico

Macabra scena nel pieno centro del paese sciolto per infiltrazioni mafiose. L’animale infilzato alla testa e con la lingua fuori. Pierpaolo Fischetti: “Pensare che tutto ciò possa spaventarmi ha del ridicolo”

Nella notte tra venerdì 8 e le prime ore di sabato 9 febbraio, a Mattinata, è stata appesa alla finestra dello studio legale del noto penalista Pierpaolo Fischetti, una testa di capretto infilzata da un grosso pugnale: tutto questo visibile nel pieno centro del paese sciolto per mafia, attualmente amministrato da una terna di commissari inviati dal Ministro dell’Interno.
L’avvocato Fischetti non difende consorterie criminali, perlopiù patrocina parti civili, ha sposato pienamente e gratuitamente la causa della scomparsa del giovane Francesco Armiento, difendendo la madre del giovane, la signora Luisa Lapomarda. Ultimamente, lo stesso professionista, ha fatto condannare il famigerato pluripregiudicato Antonio Pio Prencipe, detto “ricciolino”.
Eppure è nell’impegno politico del legale che vanno ricercate le motivazioni di un atto intimidatorio gravissimo, quale quello della testa mozzata di un animale, anche alla luce del fatto che Fischetti pubblicamente è stato l’unico amministratore in maniera chiara e netta, senza nascondersi dietro nessuno, a parlare di mafia anche nei servizi giornalistici che le reti nazionali hanno dedicato ai fenomeni criminali che stanno interessando il nostro amato territorio.

Trancianti le parole del diretto interessato: “Vi è una frangia nel mio comune a dir poco spietata e imputridita, un misto di cinici insoddisfatti-perdenti di successo che con sapienza perversa, istilla nella collettività, giorno dopo giorno, odio e rabbia. Il paese è sotto processo, numerosi e delineati, ancorché impugnati, sono i malaffari politici, e diversi amministratori non hanno lesinato ad usare la loro carica per biechi interessi. Addirittura qualcuno balbetta al solo pronunciare la parola mafia. Ora, tutti a scandalizzarci, a dirci estranei, a concepirci immuni: eppure come chiamare un gesto così efferato arcaico e brutale?

La colpa di tutto ciò – continua Fischetti – è una costante campagna diffamatoria di miei personali detrattori e denigratori, sonoramente bastonati politicamente e professionalmente, che attribuiscono alle mie capacità (a dir poco modeste) di muovere all’unisono corpi di stampa i quali, supini, pubblicherebbero falsità e fango, ricopiando documenti ufficiali peraltro scritti, in ordine, da: prefetti, magistrati e forze dell’ordine. Ed ecco, invero, che l’ennesimo articolo(li) su presunti fatti e autori del nostro paese è stato preso a pretesto per sobillare la mente di qualche verro di piazza, scaduto affiliato, ed armare la sua mano. Dunque, per le vie del paese, in pieno giorno, lo spettacolo donato ai nostri figli, alle mamme in giro con i carrozzini, è quello del terrore e dell’orrore: della greve brutalità medievale. È questa l’immagine che siamo capaci di esprimere della nostra collettività ?
Pensare che tutto ciò possa spaventarmi – dopo il mio agire politico, dopo le condanne definitive che ho fatto riportare ad ex amministratori, dopo le mie azioni amministrative ben conosciute -, ha del ridicolo”.

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