Il clan Pacilli “governava” sul Comune di Monte Sant’Angelo. Ecco i motivi dello scioglimento per mafia

Concessione di terreni, appalti, servizi, strade, cimitero, parcheggi. Una lista lunghissima di vicende oscure che negli ultimi anni hanno gravato su Monte Sant’Angelo a tal punto da arrivare allo scioglimento del Comune per mafia.

Le motivazioni fornite dal Governo, con nomi censurati, danno uno spaccato chiaro di come funzionavano le cose nel paese dell’Arcangelo. Ad emergere è soprattutto la contiguità tra esponenti politici e funzionari amministrativi con ambienti della criminalità locale. In particolare con i protagonisti dell’operazione “Rinascimento”, processo a carico di 13 imputati per estorsioni e favoreggiamento della latitanza del boss Giuseppe Pacilli, detto “Peppe u Montanar”. Una grande operazione, quella del 2012, quando la DDA di Bari pizzicò gran parte dei fiancheggiatori di Pacilli, storica “primula rossa” del clan Li Bergolis.

L’arresto di Giuseppe Pacilli

Nella relazione del ministro dell’Interno al presidente della Repubblica si legge che nel comune di Monte Sant’Angelo “sono state riscontrate forme di ingerenza da parte della criminalità organizzata che hanno compromesso la libera determinazione e imparzialità degli organi eletti a maggio 2012 nonché il buon andamento dell’amministrazione e il funzionamento dei servizi”. Numerosi i collegamenti tra sodalizi criminali locali e alcune ditte utilizzate dal comune, tutti denunciati in forma anonima tra il luglio 2013 e il marzo 2014. Per non parlare della lunga lista di minacce ed episodi di danneggiamento ad amministratori e dirigenti dell’apparato burocratico.

Sulla relazione si spiega che sono emersi “collegamenti diretti e indiretti degli amministratori locali con la criminalità organizzata di tipo mafioso e forme di condizionamento”. E ancora: “Uso distorto della cosa pubblica in favore di soggetti o imprese collegati a gruppi malavitosi”. Il tutto favorito dall’assoluta continuità tra le ultime amministrazioni, quella di Andrea Ciliberti prima e di Antonio Di Iasio poi, e dalla presenza in consiglio comunale sempre degli stessi soggetti.

A fine settembre 2014 si insediò la Commissione per l’accesso agli atti che, su disposizione della Prefettura di Foggia, doveva verificare l’esistenza di infiltrazioni mafiose nell’amministrazione comunale di Monte Sant’Angelo. Proprio dopo l’arrivo della Commissione, giunsero le dimissioni di due assessori, Mazzamurro e Totaro. Sulla relazione leggiamo ancora: “Assumono valore indiziante i legami, documentati dalle forze di polizia, di uno degli assessori dimissionari con la locale consorteria – legami che in nessun modo possono essere ritenuti occasionali, attestati dalla partecipazione dell’amministratore ad una ricorrenza personale celebrata da un noto esponente malavitoso”.

Pacilli power

Nella relazione non mancano cenni storici al “Clan dei Montanari”, da Ciccillo Li Bergolis fino a Peppe u Montanar, quest’ultimo al centro dell’operazione “Rinascimento” sulla quale sono fortemente puntati gli occhi del Governo. Soprattutto sulla latitanza del super boss Pacilli, all’epoca considerato tra i latitanti più pericolosi d’Italia e arrestato mentre si nascondeva nei boschi del Gargano.

“Le indagini hanno disvelato l’intricato reticolo di rapporti e di connivenze – spiega il ministro -, di chiara matrice mafiosa e fanno luce sulle attività estorsive, associate alla commissione di altri reati, poste in essere per il mantenimento del controllo territoriale e per il reperimento di risorse economiche per sostenere i costi della latitanza di Pacilli”.

Nell’ambito dell’operazione “Rinascimento” sono state coinvolte anche tre persone, aventi un rapporto diretto con il Comune. Tra questi Michele Murgo, dipendente di una società partecipata dal Comune di Monte, e condannato per estorsione in concorso a 4 anni e 8 mesi di reclusione (ora in stato di libertà ed in attesa del ricorso in Cassazione).

Gli arrestati nell’operazione Rinascimento

CIOCIOLA Michele, classe 55, CIOCIOLA Raffaele, classe 29, D’ERRICO Francesco, classe 70, FACCIORUSSO Matteo, classe 71, FACCIORUSSO Nicola, classe 81, FERRANDINO Salvatore, classe 31, FERRANTINO Domenico, classe 53, GABRIELE Carlo, classe 60, LA TORRE Giuseppe, classe 62, MIUCCI Enzo, classe 1983, MURGO Michele, classe 61, PACILLI Concetta, classe 75, PACILLI Tommaso, classe 71, PETTINICCHIO Matteo, classe 85, PRENCIPE Pietro, classe 59, SILVESTRI Giuseppe, classe 73, STARACE Pasquale, classe 69, TOTARO Giovanni, classe 66.

Le pene

CIOCIOLA MICHELE, accusato di favoreggiamento personale mesi 10 e giorni 20 di reclusione, pena sospesa (il Pm aveva chiesto anni 2 e mesi 6 di reclusione).
D’ERRICO FRANCESCO accusato di favoreggiamento personale mesi 10 e giorni 20 di reclusione (il Pm aveva chiesto anni 2 e mesi 6 di reclusione).
FACCIORUSSO MATTEO accusato di estorsione in concorso aggravata dall’art. 7 l. 203/91 (metodo mafioso) anni 1 mesi 1, giorni 10 di reclusione ed euro 1400 di multa, pena sospesa e remissione in libertà (il Pm aveva chiesto anni 3 e mesi 3 di reclusione).
FACCIORUSSO NICOLA accusato di estorsione in concorso aggravata dall’art. 7 l. 203/91 (metodo mafioso) anni 3 mesi 4 di reclusione ed euro 2000 di multa, interdizione dai pubblici uffici per anni 5 (il Pm aveva chiesto anni 5 di reclusione).

FERRANTINO DOMENICO accusato di favoreggiamento personale anni 1 di reclusione, pena sospesa (il Pm aveva chiesto anni 2 e mesi 8 di reclusione).
GABRIELE CARLO accusato di estorsione in concorso aggravata dall’art. 7 l. 203/91 (metodo mafioso) anni 4 di reclusione ed euro 4000 di multa, interdizione dai pubblici uffici per anni 5 (il Pm aveva chiesto anni 5 di reclusione).
LA TORRE GIUSEPPE accusato di favoreggiamento personale aggravato dall’art. 7 L. 203/91 (agevolazione mafiosa) e peculato di beni di proprietà dell’esercito italiano anni 2, mesi 4 e giorni 20 di reclusione (il Pm aveva chiesto anni 4 e mesi 6 di reclusione).

MIUCCI ENZO accusato di più estorsioni aggravate dall’art. 7 l. 203/91 (metodo mafioso) anni 8 di reclusione ed euro 8000 di multa , interdizione legale e dai pubblici uffici perpetua (il Pm aveva chiesto anni 12 di reclusione).
MURGO MICHELE accusato di estorsione in concorso aggravata dall’art. 7 l. 203/91 (metodo mafioso) anni 4 mesi 8 di reclusione ed euro 8000 di multa, interdizione dai pubblici uffici per anni 5 (il Pm aveva chiesto anni 6 di reclusione).
PACILLI CONCETTA accusata di estorsione in concorso aggravata dall’art. 7 l. 203/91 (metodo mafioso) anni 4 mesi 8 di reclusione ed euro 6000 di multa, interdizione dai pubblici uffici per anni 5 (il Pm aveva chiesto anni 6 di reclusione).
PACILLI TOMMASO accusato di estorsione in concorso aggravata dall’art. 7 l. 203/91 (metodo mafioso) anni 6 mesi 6 di reclusione ed euro 6000 di multa, interdizione interdizione legale e interdizione perpetua dai pubblici uffici (il Pm aveva chiesto anni 10 di reclusione).

PRENCIPE PIETRO accusato di favoreggiamento personale anni 1 di reclusione, pena sospesa (il Pm aveva chiesto anni 3 e mesi 6 di reclusione).
TOTARO GIOVANNI accusato di estorsione in concorso aggravata dall’art. 7 l. 203/91 (metodo mafioso) anni 5 mesi 4 di reclusione ed euro 6000 di multa, interdizione legale e interdizione perpetua dai pubblici uffici (il Pm aveva chiesto anni 7 e mesi 6 di reclusione).