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Home - La visita “giù al nord” di Checco Zalone, una macchietta (ormai) al Festival di Dogliani

La visita “giù al nord” di Checco Zalone, una macchietta (ormai) al Festival di Dogliani

Di Luca Preziusi
5 Maggio 2014
in Giù al nord, Rubriche
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Zalone al Festival di Dogliani
Zalone al Festival di Dogliani

Ma Checco Zalone fa ride o fa schifo? Ve lo dico subito, a me fa ridere ma fa anche girare un po’ le balle. Il comico barese, che poi alla Siae è Luca Pasquale Medici, in questi giorni è stato giù al nord. E’ stato uno degli ospiti del bellissimo festival della Tv e dei nuovi media di Dogliani. Non googlate, ve lo dico io. Dogliani sta in Piemonte, provincia di Cuneo, dove tutti hanno almeno uno zio che ha fatto il militare. E’ un piccolo borgo dove tre anni fa si sono inventati questa kermesse, che sta avendo pure un successone. Bravi loro. Zalone, scortato dal critico televisivo Aldo Grasso, si è divertito raccontando da dove tutto è iniziato. Bari, localini, piano bar e i matrimoni sguaiati del sud. Tutta roba già sentita che però serve sempre a ricordare, a chi va a vederlo al cinema, che lui la gavetta l’ha fatta. Giusto così. Ma arriviamo al succo.

Zalone nelle sue gag e nei suoi film gioca molto, oltre che con i congiuntivi e gli equivoci grammaticali, sui divari tra nord e sud. E’ una vita che questo genere di comicità spopola sullo schermo. Anche attori di livello internazionale come Gassman, Sordi o Tognazzi ci hanno tirato su qualche pellicola, rimasta nella storia non solo per le risate ma anche per le riflessioni che hanno prodotto fino a dentro le ossa. E’ quello che vuole fare Zalone. Lui non vuole solo far ridere, ma vuole trasmettere un qualcosa di sociologico che però non gli riesce.

Alcune volte si chiama sud, altre volte nord. Dove sud e nord stanno per conformismo, anticonformismo, populismo, berlusconismo vero, quello di facciata, famiglia, omosessualità e qualsiasi cosa vi sembri che possa essere accostata in maniera confusionaria al sociale. L’ultimo film ne è un esempio. Risate a crepapelle grazie a due parolacce e a qualche “comunista” buttato qua e là. Io ci sono andato e ho riso. Rispetto alle altre commedie però quel film era un tentativo di fare qualcosa sul sociale. Sulla crisi economica. Mal riuscita. Ho riso, ma non sono uscito dal cinema migliore di prima e, fortunatamente, ho riso del personaggio e non col personaggio berluschino che ha raccontato. A Dogliani, dopo aver continuato a fare la macchietta per tutto il tempo, alla domanda sui suoi progetti per il futuro, Zalone ha risposto: “Ora non vedo l’ora di fare un flop perché mi sono rotto. Mi sentivo a disagio a sentire gli incassi che faceva il film e provavo piacere a sentire gente che ne parlava male. Come i twittatori: loro mi hanno scassato tutti. Una tettona, non ricordo il nome (Selvaggia Lucarelli, ndr) ha detto che il figlio era rimasto turbato. Di me hanno parlato quelli della sinistra che non ho capito cosa volessero dire. Troppi paroloni”.

selvaggia-lucarelli
Selvaggia Lucarelli

La domanda è questa. In un paese dove Genny la carogna decide se si deve giocare o no una finale di Coppa Italia di calcio, dove un pregiudicato è a capo di un partito che i sondaggi danno al 20% e che è in tv ad ogni ora, si può ancora ‘solo’ ridere della figurina di un burino meridionale? Oppure dobbiamo sempre farci una risata su per non fare i pesantoni moralisti? Sarà, ma il dubbio rimane perchè io, al festival di Dogliani, un po’ preso in giro mi sono sentito. E se continua così… al flop manca poco.

Tags: Checco ZaloneDoglianiFoggiaPadovaSelvaggia Lucarelli
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