Morire costa caro, da nord a sud. E dietro c’è un business pazzesco. I prezzi? Quasi proibitivi

Quanto ci costa morire? Dipende un po’ dalla vita che abbiamo avuto. Qualcuno non vede l’ora, altri la temono, mentre la maggior parte è fatalista. Sa che la morte è l’unica certezza della vita, assieme al fatto che anche da cadaveri ci spilleranno un sacco di quattrini. In questi ultimi mesi le amministrazioni di Padova, Milano, Torino e Verona hanno dovuto aumentare notevolmente il budget per i cosiddetti ‘funerali sociali’, ossia per finanziare i servizi di inumazione, cremazione ed esumazione ordinaria per le famiglie  povere o per i casi di salme in cui c’è un disinteresse da parte dei familiari. Insomma, sono aumentate le famiglie che non possono permettersi di pagare neanche il funerale al proprio caro, e costrette a chiedere l’elemosina per seppellirlo. La morsa della recessione ha agito così in profondità, da dettare una crescita esponenziale del numero di poveri per cui anche morire e avere diritto a una sepoltura dignitosa è diventato troppo costoso. 

Funerali

Prima dei funerali sociali (per cui c’è uno sconto del 50%), ci sono quelli totalmente gratuiti. I vari comuni stanziano ogni anno una cifra fissa che consente di coprirne circa una trentina in una città che si aggira attorno ai 150mila abitanti. A salire e a scendere poi in base alla grandezza della città. Tutti numeri destinati a salire durante l’anno, perché le famiglie bisognose, i clochard, sono molte di più e, se in alcuni casi c’è la richiesta della famiglia stessa (spesso già in carico ai servizi sociali), in altri è il comune stesso ad essere obbligato ad intervenire. Spesso è anche costretto a trasformarsi in Caronte e pagare le spese di trasferimento nel luogo dove vengono celebrate le esequie. Quattro anni fa, l’allora assessore ai servizi cimiteriali di Padova si fece venire in mente addirittura la versione ‘ecologica’ per le famiglie indigenti, con bare di cellulosa da 200 euro e zero impatto ambientale. 

Funerali sociali

Ma l’aumento più significativo riguarda invece i funerali ‘sociali’. I funerali sociali sono quelli su cui è il comune stesso a chiedere alle agenzie di onoranze funebri lo sconto del 50%, perché i soggetti sono seguiti dai servizi sociali e si trovano in condizioni di particolari difficoltà. Poi la somma, di circa 1000 euro, viene pagata (quando sono in grado di farlo) dai parenti del defunto, ma molto più spesso li tira fuori il comune. La media annua a Padova è di circa 40 funerali sociali, a Milano più del doppio, ma il dato è in continuo aumento. D’altronde morire costa caro, da nord a sud. Poche differenze. E se è vero che i familiari del defunto, presi dal dolore, non stanno lì a farsi troppi conti, e altrettanto vero che il business che gira attorno a questo mondo è spesso creato da speculatori. 

Quanto costa morire?

Se si vuole ridurre tutto all’osso, seppellire un proprio caro oggi costa circa 3mila euro. Se invece si vogliono fare le cose in grande si può arrivare a spenderne fino a 15mila. Circa il 25% in meno se si tratta di bambini. Le casse funebri più economiche, quelle di legno di abete, costano intorno alle 700 euro ed è il primo acquisto che va fatto in caso di decesso poiché bisogna allestire la camera ardente per i parenti (altri 210 euro). Chi vende bare, offre anche tutti gli altri servizi: dalla vestizione, ai fiori, all’auto, al trasporto, ai manifesti mortuari, al libretto delle firme, fino alla sepoltura quando poi il testimone passa ai dipendenti dei cimiteri. Quando il cadavere arriva al camposanto per la tumulazione (dalle 20 alle 250 euro), il comune ha già intascato il suo assegno per il loculo che, nel caso in cui la famiglia abbia deciso di seppellire il proprio caro ai piani alti (quinta o addirittura sesta fila, raggiungibile solo con una scala) paga una concessione per trent’anni di circa 800 euro. La vestizione costa circa 240 euro, Il servizio dei fiori parte da un minimo di 150.

L’auto? Trecento più il trasporto, che da città a città si aggira sui 200 euro, i manifesti mortuari 3 euro a stampa, il libretto delle firme fuori la Chiesa? 240 euro. Moderando tutte le spese e rinunciando ai fronzoli, si arriva a spendere 3010 euro. Ma i prezzi salgono se, come poi decidono di fare la maggior parte delle famiglie, non si sceglie il minimo sindacale per far riposare in pace il proprio caro. E allora si scopre che le bare arrivano a costare anche 6000 euro, se fatte in legno di rovere o mogano, ma quelle più utilizzate sono quelle in noce e costano dalle 1200 alle 1600 euro. Difficilmente si sceglie di seppellire il proprio estinto a tre metri di altezza, dove per riporre un piccolo mazzo di fiori serve Spiderman, e quindi la scelta ricade spesso nelle prime tre file partendo dal basso. Se in quinta costa 800 euro, in seconda, quindi ad altezza uomo, costa più di tre volte: 2600 euro circa. Un po’ di meno in prima (2200 euro) e in terza (2000). Seppellire all’americana il proprio parente (sotto terra), che per molti rappresenta anche un posto più sereno dove riposare e pregare, costa meno, ma dopo pochi anni vengono riesumati e spostati negli ossari e quindi la concessione non dura 30 anni ma appena cinque. E queste sono spese da cui no si scappa. Tutto il resto può anche essere evitato o quantomeno misurato. I fiori possono toccare cifre anche fino a 600 euro, ma la media, stando a quanto riferiscono gli addetti ai lavori “è sui 250 euro”. L’auto, in base al modello (e c’è chi se lo sceglie), può arrivare anche a 700 euro per un Mercedes ultimo tipo. La sobrietà della maggior parte della gente però conduce a spendere l’indispensabile che si aggira comunque sui 400 euro. Un consiglio? Tenetevi in forma. 



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