TeleVisti n.50 – Il fenomeno de “il Segreto”

Il vero “oro nero” scandalosamente relegato nel “sottosuolo” (degli ascolti). È davvero triste quando un prodotto tv viene collocato male in un palinsesto. E non solo per gli ascolti, ma anche banalmente per la possibilità di poterlo vedere. Così l’ottimo Duilio Giammaria, col suo fantastico “Petrolio”, va in onda il lunedì sera praticamente a notte fonda. Un delitto. Ovvio che gli ascoltatori – della scorsa settimana – siano stati “solo” novecento mila, col 10% di share. Data la situazione si può parlare comunque di un successo. È il classico programma di inchiesta dove per “petrolio” si intendono i tesori più o meno nascosti, o sfruttati non in modo adeguato, di questo Paese. L’ultima puntata, dedicata in modo particolare alla querelle sul gas che l’Italia acquista dai paesi dell’est, è stata un esempio di giornalismo vecchio stampo: preciso, asciutto, attendibile. Tutto questo in una cornice grafica avvincente e moderna, con una conduzione impeccabile. Giammaria, giornalista esperto di esteri – a lungo inviato per il Tg1 anche in Iraq e Afghanistan – meriterebbe probabilmente fasce d’ascolto più idonee. Magari il suo programma potrebbe, perché no, sostituire qualche talk show politico un po’ bollito e togliere alla Gabanelli, e al suo Report in prima serata su Raitre, un po’ di quella spocchia da “prima della classe”. In Rai ce n’è di giornalisti bravi. E neanche pochi. Raiuno, “Petrolio”

11187529_358277107708580_1287608985_oPazzesco debacle Rai davanti alla più “ritrita” delle soap. In principio fu “Anche i ricchi piangono”. E da allora il mondo (televisivo) non è stato più lo stesso. E nonostante “Beautiful”, le soap di maggiore successo e più amate restano quelle spagnole. Le storie? Sempre le stesse: matrimoni, tradimenti, figli illegittimi, qualche omicidio qua e là, diverse morti naturali (piante per intere stagioni). Nulla di particolarmente innovativo. Ma il tutto decisamente aderente alla vita. Quella (più o meno) di tutti i giorni. Magari con qualche concentrato di “sfighe” in più. E questa è “il Segreto”, la soap spagnola con cui la rete ammiraglia di Mediaset sta sbaragliando la concorrenza il giovedì sera, quello che per intere stagioni è stato il dominio di Raiuno (soprattutto grazie a “Don Matteo”). La scorsa settimana è successo un fatto abbastanza clamoroso: la serie tv ha superato, negli ascolti, tutte e tre le reti Rai. Nell’ordine: la Clerici col suo (tremendo) “Senza parole”, Nicola Porro col suo “Virus” e lo speciale di Raitre dedicato alla giornata mondiale del libro che ha raccolto meno di settecentomila ascoltatori (iniziativa lodevole ma televisivamente sbagliata). Nel frattempo su Canale5 le lacrime scorrevano a fiumi per circa cinque milioni di italiani, per il 19% di share. Una debacle che alla Rai, un “impagabile” Luigi Gubitosi ha commentato: “facciamo quasi sempre meglio noi”. La Rai dovrebbe davvero cambiare passo. Quanto a Mediaset, onore al merito. Continuano a fare da sempre quello che sanno fare meglio, cioè la tv commerciale. Senza fronzoli e programmi palesemente sbagliati. Per la tv di Stato si può solo sperare che il prossimo direttore generale – o amministratore delegato che sia – possa essere qualcuno che, tra calcolatrici e fogli di calcolo, capisca pure qualcosa di tv. Canale 5, “il Segreto”

11198819_358277144375243_1413312083_nTra elfi, cavalieri e folletti. Che la nuova tv significhi soprattutto “partecipazione” e “interazione” lo si capisce dal proliferare dei reality e da come questi si vanno evolvendo trattando ormai i temi più incredibili. È il caso di “The Quest”, il programma che Sky Uno trasmette in versione originale doppiata, che vede un gruppo di soggetti, i “paladini”, che si sfidano in prove di coraggio in un contesto fantasy del genere “Lo Hobbit” o “Il trono di Spade”. Il programma viene realizzato in un castello austriaco e le riprese sono di grande impatto. Lo show è targato Abc, storica rete Usa controllata dalla Disney. “The Quest” non sembra abbia raccolto grandi successi in patria, però Sky Uno ci prova lo stesso. In effetti va dato atto che sembra davvero come guardare “Il Signore degli Anelli”. Con qualche effetto speciale in meno. Ma allora, forse, è meglio l’originale. Sky Uno, “The Quest”