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Home - Il faccendiere foggiano amico di Carminati e Tosi. Mimmo Magnetta, l’ex galeotto che vuole scalzare Salvini

Il faccendiere foggiano amico di Carminati e Tosi. Mimmo Magnetta, l’ex galeotto che vuole scalzare Salvini

Di Francesco Pesante
26 Febbraio 2015
in Inchieste
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Perché lo sbarco al Sud del leghista Flavio Tosi è cominciato proprio dalla sua visita a Foggia? Forse la risposta ha un nome ed un cognome: Domenico Magnetta. Ma chi è costui? Magnetta è nato in provincia di Foggia 57 anni fa. Storico amico di Massimo Carminati, il boss della Banda della Magliana, al centro dello scandalo “Mafia Capitale”.

Il Nero
Il Nero

Dopo la sua infanzia in Capitanata, Magnetta ha avviato una lunga carriera in giro per l’Italia costellata da criminalità, carcere, comunicazione e politica. Non si è fatto mancare nulla il buon Magnetta, protagonista della cronaca già da una notte di aprile del 1981 quando accompagnò Carminati all’estero con 25 milioni di lire, diamanti e documenti falsi. Militante dei Nar, invischiato nella malavita di Roma e ricercato per azione sovversiva e banda armata. A Magnetta i camerati milanesi affidarono il delicato incarico di accompagnare “il Nero” oltre confine, passando dalla frontiera di Gaggiolo, in provincia di Varese. Dove ad attenderli c’era la polizia, pronta ad arrestarli grazie ad una soffiata.

A quel posto di blocco scoppiò una sparatoria durante la quale Carminati venne colpito all’occhio diventando, per tutti, “il Guercio”. Il nostro Magnetta venne condannato per favoreggiamento. In realtà Magnetta non era nuovo al mondo criminale. Nel suo passato già figuravano furto, ricettazione, rapina, detenzione illegale di armi e sequestro di persona.

Negli anni successivi, mentre Carminati diventò il “Nero” della Banda della Magliana, Magnetta incappò nella storia del presunto attentato al magistrato milanese antimafia Gianni Griguolo. Accusato insieme al terrorista Mauro Addis, venne condannato a tre anni e dieci mesi dalla Corte di appello di Milano nel 1999 per detenzione abusiva di armi e ricettazione. Nel gennaio 2001 passò agli arresti domiciliari per tornare in libertà quattro anni più tardi.

Tosi vuole scalzare Salvini anche con il suo aiuto

Tosi a Foggia
Tosi a Foggia

A inizio febbraio 2015, Magnetta è rispuntato accanto al sindaco di Verona, Flavio Tosi in occasione del raduno degli ex camerati sulle sponde dell’Adige. Nello stesso periodo nel quale Tosi è stato a Foggia per far visita al centrodestra dauno. Coincidenze? Esponenti di estrema destra di Capitanata, contattati da l’Immediato, fanno sapere di non aver mai sentito il nome di Magnetta. Qualcuno risponde innervosito alla domanda, rivendicando la propria vicinanza a Matteo Salvini e dintorni.

L’obiettivo dichiarato da Tosi è quello di scalare il centrodestra e provare a contendere la leadership proprio al segretario leghista. Per un’impresa del genere servono gli uomini giusti come l’ex tesoriere dei Nuclei armati per la rivoluzione (Nar), Pasquale “Lino” Guaglianone, e il suo delfino Mimmo Magnetta. 

Il curriculum di Guaglianone, come quello del foggiano, è costellato da fatti criminosi. Guaglianone è stato condannato a cinque anni per la sua appartenenza ai Nar, i terroristi d’ispirazione neofascista che alla fine degli anni Settanta firmarono trentatré omicidi e nel 1980 la strage alla stazione di Bologna, costata la vita a ottantacinque persone. Oggi però l’ex estremista è un affermato commercialista che sa muoversi bene negli ambienti che contano nella borghesia milanese fatta di avvocati, notai e lobbisti. Grazie all’appoggio dell’ex ministro della Difesa, Ignazio La Russa, nel 2009 è stato nominato nel consiglio di amministrazione di Ferrovie Nord, la controllata della Regione Lombardia che gestisce le linee locali, e presidente del collegio sindacale di Fiera Milano congressi. Magnetta, invece, non ha poltrone. Il suo è un curriculum di manovalanza.

Le invettive dai microfoni di Radio Padania

Domenico MagnettaUn trasformista questo Magnetta, prima terrorista, poi galeotto; e, nel giro di dieci anni piccolo imprenditore (amministra la “Iniziative Belvedere srl” in via Durini a Milano per compravendita immobili) e paladino dell’associazione leghista che lotta contro “un fisco sempre più insostenibile e una burocrazia soffocante”. Una missione che va ampliandosi, tanto che dai microfoni di Radio Padania lui si celebra: “Ultimamente mi sono intestardito nella lotta contro le banche, per tutelare i risparmiatori e spingerle a concedere prestiti e fidi”.

Oggi Magnetta si è riciclato come gran capo di “P.i.u.”, l’associazione di professionisti e imprenditori uniti nata vent’anni fa per volere di Umberto Bossi e Roberto Maroni. Così, l’uomo nero della Lega Nord è diventato la voce nell’etere dei piccoli commercianti arrabbiati contro la burocrazia ingiusta, e dispensa consigli tutti i lunedì, ascoltando le storie di piccole e grandi ingiustizie. Durante la trasmissione a Radio Padania (numerosi video sono presenti su youtube, ndr) inveisce contro Equitalia, le cartelle esattoriali e i migranti. “Ci stanno togliendo anche le lacrime a noi lavoratori autonomi”.

Tags: Domenico MagnettaFlavio TosiFoggiaLega NordMafia CapitaleMassimo CarminatiMatteo SalviniVerona
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