A cinque mesi dalla conclusione del suo mandato alla guida della Regione Puglia, Michele Emiliano resta in attesa di conoscere il proprio futuro professionale. L’ex governatore, attualmente in una fase di transizione tra l’esperienza politica e il possibile rientro in magistratura, è stato ascoltato nelle scorse ore dalla Terza commissione del Consiglio superiore della magistratura, che dovrà esprimersi sulla sua collocazione.
La decisione definitiva potrebbe arrivare già nei prossimi giorni, quando il Plenum del Csm sarà chiamato a votare il provvedimento che riguarda l’ex presidente pugliese.
Le sedi indicate per il ritorno come pm
Nel corso dell’audizione Emiliano avrebbe indicato due possibili destinazioni qualora venisse autorizzato il ritorno alle funzioni requirenti: la Procura di Benevento e la Direzione nazionale antimafia.
Parallelamente resta aperta anche un’altra ipotesi, quella di un incarico fuori ruolo presso la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, attualmente impegnata anche sul fronte del contrasto al caporalato.
La proposta della commissione d’inchiesta
A sostenere questa possibilità è stato il presidente della commissione parlamentare, Tino Magni, esponente di Alleanza Verdi e Sinistra, che ha chiesto formalmente al Csm di poter avvalersi dell’apporto a tempo pieno di Emiliano.
Secondo quanto emerso, l’ex governatore potrebbe occuparsi in particolare delle attività legate al contrasto del caporalato, affiancando una magistrata già in servizio presso la commissione e impegnata sui temi degli infortuni sul lavoro.
La richiesta è stata approfondita dalla Terza commissione del Csm, che ha domandato ulteriori dettagli al Senato sulle funzioni che Emiliano sarebbe chiamato a svolgere. Al momento, tuttavia, non sarebbe ancora arrivata una risposta definitiva da Palazzo Madama.
Il riferimento alla legge Cartabia
Interpellato sulla vicenda, Emiliano ha richiamato il principio introdotto dalla riforma Cartabia, che limita il rientro nelle funzioni giurisdizionali dei magistrati che hanno ricoperto incarichi politici.
“Per me è ovvio obbedire a quelli che sono gli indirizzi del Csm”, ha dichiarato l’ex governatore.
“L’attuale normativa prevede che chi è stato in politica non possa rientrare nelle funzioni per evitare un danno molto grave all’indipendenza e all’immagine di imparzialità della magistratura e quindi ho dato la mia disponibilità, laddove loro lo ritengano, anche a essere collocato fuori ruolo secondo la legge Cartabia”.
“La norma non si applica al mio caso”
Emiliano ha comunque precisato che la disciplina introdotta dalla riforma non riguarderebbe formalmente la sua posizione.
“Anche se ovviamente a me non si applica perché io sono andato in aspettativa prima dell’entrata in vigore della norma, ho comunque dato disponibilità ad applicarla”, ha aggiunto.
Ora la parola passa al Consiglio superiore della magistratura, chiamato a sciogliere uno dei nodi più delicati legati al futuro dell’ex presidente della Regione Puglia e al suo eventuale ritorno nella magistratura dopo oltre vent’anni di attività politica e istituzionale.












