La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da Raffaele Tolonese, detto “Rafanill”, storico esponente della mafia foggiana e figura di vertice del clan Trisciuoglio-Tolonese, confermando così la condanna già pronunciata dalla Corte d’Appello di Bari.
I giudici hanno lasciato invariata la pena di un anno, un mese e dieci giorni di reclusione per la violazione delle prescrizioni imposte dalla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di Orta Nova.
Fermato a Foggia nonostante il divieto
Secondo quanto ricostruito nella sentenza, Tolonese venne controllato il 19 agosto 2024 mentre si trovava a bordo di un’autovettura nelle strade del centro abitato di Foggia.
Una presenza ritenuta incompatibile con le prescrizioni imposte dal Tribunale di Foggia il 23 novembre 2023, quando gli era stata applicata la misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno a Orta Nova.
Per la Cassazione, gli accertamenti investigativi eseguiti nell’immediatezza dei fatti risultavano “univocamente orientati” a confermare la responsabilità dell’imputato.
Niente attenuanti generiche
La Suprema Corte ha inoltre condiviso le valutazioni espresse dai giudici di merito sul mancato riconoscimento delle attenuanti generiche.
Nella sentenza viene evidenziato “l’elevato disvalore della condotta illecita” e il peso dei precedenti penali dell’imputato.
I giudici sottolineano anche come non siano emersi elementi favorevoli tali da giustificare un trattamento sanzionatorio più mite, facendo riferimento pure all’atteggiamento processuale tenuto da Tolonese.
Condanna definitiva e spese
Con la dichiarazione di inammissibilità del ricorso, la Cassazione ha disposto anche la condanna di Tolonese al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di 3mila euro in favore della Cassa delle ammende.
Chi è “Rafanill”
Raffaele Tolonese, conosciuto negli ambienti criminali con il soprannome di “Rafanill”, è considerato uno dei boss storici della mafia foggiana e figura di riferimento del clan Trisciuoglio-Tolonese, organizzazione criminale tra le più influenti del capoluogo dauno.
Negli anni il suo nome è emerso in numerose inchieste antimafia legate agli assetti della cosiddetta “Società foggiana”. Al momento è indagato ancora una volta per una presunta violazione della sorveglianza speciale emersa durante una vasta indagine antidroga che coinvolge il figlio Leonardo e altri nomi noti del panorama criminale foggiano.









