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Home - Bambini e legalità, a Foggia la mafia si combatte così. Panunzio: “Criminali hanno paura delle scuole”

Bambini e legalità, a Foggia la mafia si combatte così. Panunzio: “Criminali hanno paura delle scuole”

Di Francesco Pesante
1 Dicembre 2015
in Cultura&Società
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La legalità parte dalle scuole. Per questo l’associazione “Giovanni Panunzio”, guidata dalla signora Giovanna, nuora dell’imprenditore ucciso 23 anni fa, stamattina ha incontrato i ragazzi di quinta elementare della “San Giovanni Bosco”. Presente anche il sindaco di Foggia, Franco Landella e il direttore tecnico capo psicologo della questura di Foggia, Giovanni Ippolito. Si parte dai piccoli gesti: “Dovete ricordare ai vostri genitori che anche gettare una cicca a terra è un gesto grave. Servono piccoli esempi nella lotta all’illegalità e alla prepotenza”. Ne è convinto Landella che ai bambini, davvero molto attenti e silenziosi, ha aggiunto: “La legalità è una parola che fa rima con democrazia, pace, amore e rispetto. Siate voi i veri educatori dei genitori”. Poi un appunto sulla differenziata. “Non c’è voglia di comprendere che un piccolo sacrificio può produrre grandi benefici”. E infine: “Siate orgogliosi di essere foggiani”.

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Al termine dell’incontro, la signora Panunzio ha parlato a l’Immediato: “Sono entusiasta dell’attenzione dei bambini. È la prima volta che organizziamo eventi del genere con bambini di quinta. Devo ringraziare gli insegnanti che da tempo insistevano affinché si organizzasse un appuntamento come questo”. Ai bambini, Giovanna Belluna Panunzio ha spiegato chi era il suocero: “Non un eroe ma una persona normale. Faceva il panettiere. È nato dal nulla ma con una grande voglia di lavorare. Ma purtroppo un bel giorno si è imbattuto in qualche prepotente”. Oggi la Panunzio porta avanti la storia del suocero perché “ho capito che il dolore doveva trasformarsi in altro”. 
Ha subito anche minacce poco tempo dopo la morte del padre: “Ma sono viva e sono qui“. Cosa è cambiato rispetto agli anni ’90, quando il suocero venne ucciso? “Nulla – ci spiega -. Giovanni venne lasciato solo e oggi, forse, è anche peggio. Ma almeno adesso ci sono associazioni alle quali rivolgersi. Associazioni come la nostra o come l’Antiracket”. Ma proprio dall’Antiracket (intitolata al suocero, ndr) la Panunzio si è allontanata dopo un’iniziale adesione: “Non condividevo alcuni progetti. C’era poco coinvolgimento delle scuole e invece credo che tutto debba partire proprio da lì. La mafia ha più paura delle scuole che delle forze dell’ordine”. Ma la delusione vera è rappresentata dai colleghi del suocero: “Mai un costruttore è stato presente il 6 novembre per ricordarlo”. E sono assenti anche dall’associazione Antiracket: “Ci sono appena 15 iscritti, tutti piccoli commercianti. Nessun imprenditore edile”. Anche l’insuccesso delle adesioni hanno convinto la signora Giovanna a mollare, puntando tutto sulla sua associazione. Per portare la legalità nelle scuole.

Tags: Associazione Giovanni PanunzioFoggiaGiovanna PanunzioGiovanni Panunziolegalità
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