Il cammino della VII edizione del Premio I fiori blu ideato dalla giornalista e operatrice culturale Alessandra Benvenuto continua di presentazione in presentazione. Sabato 28 marzo al Palazzetto dell’Arte Andrea Pazienza in Sala Rosa, è andato in scena il secondo appuntamento con i libri e i candidati.
Protagonisti dell’incontro sano stati Marco Rovelli con “Non siamo capolavori” Editori Laterza, Enzo Fileno Carrabba con “L’arca di Noè” edito da Ponte alle Grazie e Novita Amadei con “Da solo” di Neri Pozza.
Tre voci, tre libri, tre sguardi diversi che hanno incontrato il pubblico in una serata di ascolto, confronto e passione per la letteratura.
Il viaggio tra storie, idee e autori che danno forma al Premio I fiori blu 2026 si sostanzia anche con Circolo Letture Blu coordinato da Antonello Gigante del direttivo dell’associazione I fiori blu.
Come ha spiegato condividere le letture con gli altri in circolo crea relazioni e accresce la voglia di leggere e confrontarsi.
Nel precedente incontro di sabato 14 marzo, nella Sala del Tribunale di Palazzo Provincia, erano state presentate altre tre candidature con Annalisa Cuzzocrea e il suo “E non scappare mai” edito da Rizzoli una biografia romanzata su Miriam Mafai, “Tutto il mio folle amore” di Francesco Carofiglio edito da Garzanti e il saggio di Andrea Cortellessa “Una ragione di più per andare all’inferno” di Treccani.
Il saggio sulla adolescenza di Marco Rovelli ha tenuto incollato il pubblico. L’autore e insegnante ha molto analizzato le famiglie affettivo prestazionali odierne, intervistando molti studenti e studentesse di liceo in tutta Italia. Dipendenze, ansia, attacchi di panico, disturbi dell’alimentazione, ritiro sociale, depressione, tentativi di suicidio. Aumentano i casi di disagio psichico e sociale tra gli adolescenti.
I claim pubblicitari raccontano molto dei tempi che i ragazzi e le ragazze sono costretti a vivere, allontanando da sé qualunque tipo di fallimento possibile. “Just do it” della Nike, “Nothing is impossible” di Adidas, “Tutto intorno a te”: claim che, pur con toni motivazionali, finiscono per trasmettere ai più giovani l’idea che il successo dipenda esclusivamente dall’individuo, lasciando poco spazio al fallimento.
“Gli adulti sono fragili e narcisi perché contribuiscono alla pressione sociale che sta sulle spalle dei ragazzi, ma anche sul loro petto – ha detto l’autore -. Il fallimento è un incubo. Incubus in latino è lo spettro che sta sul petto e ti toglie il respiro. E il respiro è il sintomo prevalentemente dell’ansia. Il respiro o manca o è affannato. Il respiro è il confine tra il dentro e il fuori”.
Pressione, attesa, ansia, i genitori vivono interamente proiettati sui figli. “Il mio successo dipende dal tuo successo”, si dicono. “Tu funzioni? Allora sono un buon genitore. We are the Champions, no time for losers”. Rovelli non ha risposte, è stato ironico. “Occorre uscire dall’individualismo. Crepet e Galimberti hanno le risposte, io racconto il coraggio della fragilità”.









