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Home - MA/DONNE 2026 arriva a Foggia: arte internazionale contro le manipolazioni del presente

MA/DONNE 2026 arriva a Foggia: arte internazionale contro le manipolazioni del presente

La rassegna coinvolge 15 centri tra Italia, Spagna e Turchia e approda in città con mostre al Palazzetto dell’Arte, alla Creo Gallery e al Museo Civico. Il tema di quest’anno è il “Trickster”, l’archetipo dell’ingannatore

Di Antonella Soccio
4 Marzo 2026
in Cultura&Società, Foggia
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Si chiama MA/DONNE una rete internazionale di 15 luoghi tra Italia, Spagna e Turchia per smascherare le manipolazioni del contemporaneo. MA/DONNE 2026 torna con una forza rinnovata, espandendo i propri confini a quindici centri di ricerca artistica. La rassegna si conferma come un osservatorio critico e indipendente, capace di unire gallerie storiche, spazi universitari e laboratori sperimentali in un fronte comune contro le distorsioni del presente. MA/DONNE 2026 è un progetto che scardina l’iconografia del vittimismo per restituire all’arte la sua funzione di “occhio che vede”. Dalle sale storiche di Villa Cernigliaro alle avanguardie di Istanbul e Valencia, la rassegna invita a chiudere i giochi con l’inganno.

Tre luoghi cittadini: Palazzetto dell’Arte, la Creo Gallery di Angelo Pantaleo e il Museo Civico. Ogni anno, MA/DONNE propone un focus urgente su cui riflettere, un’indicazione tematica che quest’anno punta il dito contro il “Trickster”, l’archetipo dell’ingannatore, e le sue molteplici strategie di manipolazione: affettiva, sociale, politica, religiosa e sanitaria. Viene proposta una traccia, non un vincolo. Curatori e artisti sono liberi di scegliere se approfondire il focus o seguire la propria ricerca, amplificando la visibilità su tematiche scottanti.

La rassegna non si esaurisce in un unico evento, ma si articola in un calendario fluido di mostre collettive, personali, performance e proiezioni video. Marzo 2026: Il mese centrale che vedrà la maggior parte delle inaugurazioni. Date differenziate: Per permettere al pubblico e agli addetti ai lavori di partecipare ai diversi opening senza sovrapposizioni. Aperture straordinarie: Il progetto resterà vivo durante tutto l’anno con eventi mirati per mantenere costante l’attenzione sui temi proposti.

MA/DONNE 2026 a Foggia è patrocinato da: Provincia di Foggia; Comune di Foggia; “100 giorni per la legalità e la lotta alle mafie”; Consigliera di Parità Provincia di Foggia; Fondazione Monti Uniti. Finanziato da: Consigliera di Parità Provincia di Foggia e da Fondazione Monti Uniti.

Le artiste e gli artisti presenti a Foggia sono Annamaria Alessio, Katia Berlantini, Monica Carbosiero – Ida Carlone, Cleonice Di Muro, Fiorenzo Ferreri, Antonio Fortarezza, Rosanna Giampaolo, Daria Kirpach, Pino Lauria, Nelli Maffia, Alessia La Salandra, Salvatore Lovaglio, Veronica Lovati, Nicola Loviento, Sara Napolitano, Angelo Pantaleo, Chicca Ricciardi, Paola Ricucci – Pietro Ricucci, Concetta Russo, Valentina Scarinzi, Sinuhe da Foggia, Roberta Toscano, Daniela Tzvetkova, Raha Vismeh – Paola Zorzi. 

I luoghi espositivi: Palazzetto dell’Arte Andrea Pazienza, 11-21 marzo; CREO Gallery, dal 18 marzo; Museo Civico di Foggia, 25-31 marzo.

La solidità di MA/DONNE 2026 è garantita da un coordinamento d’eccellenza che unisce visioni e territori differenti. Capofila: Silvy Bassanese, Biella; Carlotta Cernigliaro, Sordevolo; Roberta Toscano, Torino; Paola Zorzi, Biella; Antonio Fortarezza, Milano. Co-curators: Chicca Benedetto, Torino; Victoria Chapman, Los Angeles; Francesca Conchieri, Sellero; Antonio Conte, Napoli; Mauro Cossu, Sellero; Andrea Gardini, Mantova; Cristina Ghetti, Valencia; Donatella Giagnacovo, L’Aquila; Caterina Gualco, Genova; Miroslava Hàjek, Praga/Trieste; Angelo Pantaleo, Foggia; Maria Rosa Pividori, Udine; Lorena Smaniotto, Siena; Luca Taglietti, Trovacó Soccomario; Rosy Togaci Gaudiano, Torino.

La scorsa edizione la tematica “Challenge for Peace” ha sviscerato il ruolo della donna in condizione di guerra. Ha coinvolto 13 curatrici e 40 artisti con oltre 200 opere, presentate in 5 sedi italiane: un movimento che ha generato dialogo, creato connessioni e spinto alla riflessione. Ospitiamo opere che sappiano offrire originalità e profondità, utilizzando linguaggi espressivi diversi o trasversali: pittura, scultura, fotografia, installazioni, video art, performance, documentari d’autore. Attraverso linguaggi visivi, performativi e installativi, la rete indaga le dinamiche della manipolazione a più livelli: da quella psicologica e affettiva a quella professionale e sociale in ambiti differenti come quelli relazionali più intimi, famigliari, lavorativi, sportivi, sociali, politici, mediatici, sanitari, in un’epoca in cui la percezione del sé è costantemente sotto attacco. Spesso inconsapevolmente siamo immersi in una narrazione commerciale che manipola tramite il timore, l’idea di essere costantemente “mancanti” di qualcosa, frammentati, in attesa di una “diagnosi” che ci definisca. In questo scenario le relazioni familiari e sociali si alimentano di antichi retaggi patriarcali, i media condizionano massicciamente il pensiero critico, i social diventano armi digitali, (La manipolazione dei media fa più danni della bomba atomica perché distrugge i cervelli, Noam Chomsky); infine, non ultima, l’industria del benessere può diventare paradossalmente tossica, trasformando la cura di sé in una performance misurabile o in un dovere ansioso. L’arte non risolve, ma è in grado di ripristinare l’interezza fuori dagli schemi. Laddove la manipolazione frammenta e controlla società civili, corpo e mente, l’atto creativo cerca di ricomporre l’unità dell’esperienza umana, celebrando il processo del risveglio. L’obiettivo è scardinare l’iconografia tradizionale del vittimismo per sostituirla con una narrazione di consapevolezza e potere intellettuale. Questa proposta può trasformare una mostra in un dispositivo capace di generare dibattito su temi di bioetica, sociologia della salute, neuroscienze. Il claim brutale e definitivo di questa edizione, “Game Over, Trickster – Fine dell’incantesimo”, sintetizza perfettamente il passaggio dalla trappola della confusione, che tatticamente e inesorabilmente porta alla perdita dell’autostima, alla visione nitida della realtà per riprendere la forza di intraprendere il cammino verso un’esistenza lucida e responsabile.

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Tags: ANGELO PANTALEOantonio fortarezzaarte contemporaneaCreo GalleryFoggiafondazione Monti UnitiMA/DONNE 2026Museo civico FoggiaPalazzetto dell’Arte Andrea Pazienza
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