La riforma della giustizia e la separazione delle carriere tornano al centro del dibattito politico e istituzionale in vista della sfida referendaria. A Bari il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha rilanciato le ragioni del Sì intervenendo a un incontro promosso dall’Aiga, l’Associazione italiana giovani avvocati, nel corso del quale ha affrontato il confronto con le posizioni dell’Associazione nazionale magistrati.
Durante il dibattito, intervistato dal direttore della Gazzetta del Mezzogiorno Mimmo Mazza, il Guardasigilli ha difeso il progetto di riforma come un passaggio necessario per modernizzare il sistema giudiziario italiano, avvicinandolo al modello anglosassone.
Il confronto con l’Anm e il caso Palamara
Nordio ha ribadito con fermezza le sue critiche nei confronti dell’Anm e del Consiglio superiore della magistratura, richiamando lo scandalo che coinvolse l’ex magistrato Luca Palamara. Secondo il ministro, finché non sarà fatta piena chiarezza su quella vicenda la credibilità delle istituzioni giudiziarie resterà compromessa.
“Finché il Csm e l’Anm non avranno il coraggio di fare trasparenza assoluta sullo scandalo Palamara, di scoperchiare questa pentola e dire cosa c’era nelle chat – ha affermato – il prestigio e la credibilità di questa alta istituzione resteranno comunque in un certo senso dubbie”.
Una riforma “nel cuore da trent’anni”
Nel corso dell’incontro, ospitato negli spazi di AncheCinema, il ministro ha ricordato il suo percorso personale sul tema della separazione delle carriere. All’inizio della stagione di Tangentopoli, ha spiegato, non era favorevole alla riforma, ma a partire dalla metà degli anni Novanta ha maturato una posizione diversa.
“Da trent’anni questa riforma ce l’ho nel cuore – ha detto – e rappresenta il coronamento di una vita non soltanto di magistrato ma anche di studioso che su questo tema ha scritto sei libri”.
Secondo Nordio, la riforma rappresenterebbe il completamento del percorso avviato con la riforma Vassalli e mai portato a termine per l’instabilità politica di quegli anni.
Il modello anglosassone e il voto referendario
Il Guardasigilli ha sostenuto che la riforma consentirebbe di superare un’impostazione della giustizia che, a suo dire, risentirebbe ancora dell’impianto del Codice Rocco. Da qui l’esigenza di separare definitivamente le carriere tra magistrati requirenti e giudicanti.
Nordio ha inoltre respinto l’accusa secondo cui la riforma porterebbe a una subordinazione della magistratura al potere politico, definendo questa critica “un’obiezione indegna”.
Sulla posizione dell’Anm, schierata per il No, il ministro ha osservato che l’associazione avrebbe assunto una postura politica che rischierebbe di compromettere l’immagine di terzietà della magistratura.
Il dopo referendum
Guardando al futuro, Nordio ha ipotizzato l’apertura di un confronto con avvocatura, magistratura e mondo accademico per definire i passaggi successivi della riforma. Tra le novità prospettate anche il meccanismo del sorteggio per la composizione del Csm, con l’obiettivo – secondo il ministro – di ridurre il peso delle correnti interne.
All’incontro erano presenti numerosi rappresentanti istituzionali e del mondo forense, tra cui il senatore Filippo Melchiorre, il presidente dell’Ordine degli avvocati di Bari Salvatore D’Aluiso, i consiglieri regionali di Fratelli d’Italia Tommaso Scatigna e Tonia Spina, oltre a esponenti della Camera penale barese.
















