Nuovi accertamenti tecnici nell’inchiesta sull’omicidio di Lucia Salcone, la donna morta in un’auto incendiata lungo la strada provinciale tra San Severo e Castelnuovo della Daunia. La Procura di Foggia ha disposto una ulteriore perizia su tre dispositivi informatici – tra telefoni cellulari e computer – in uso al marito Ciro Caliendo, l’imprenditore vitivinicolo arrestato lo scorso 23 febbraio con l’accusa di aver ucciso la moglie simulando un incidente stradale.
Dispositivi sequestrati durante la perquisizione
I dispositivi sono stati sequestrati dagli agenti della squadra mobile della Questura di Foggia e del commissariato di San Severo nel corso della perquisizione eseguita contestualmente alla notifica dell’ordinanza di arresto nei confronti dell’uomo.
La Procura ha affidato l’incarico per la perizia informatica a Davide Carnevale, consulente tecnico del Tribunale di Bari ed esperto in analisi forense dei dispositivi digitali. Il perito avrà il compito di esaminare i contenuti dei dispositivi, estrarre le copie forensi e verificare la presenza di eventuali elementi utili alle indagini.
Per completare le operazioni tecniche e depositare le risultanze dell’analisi, il consulente ha chiesto un termine di trenta giorni.
Le accuse e la ricostruzione degli inquirenti
Secondo l’ipotesi investigativa, l’imprenditore avrebbe tramortito la moglie e poi dato fuoco all’auto nel tentativo di simulare un incidente lungo la strada che conduce al suo fondo agricolo. Un’ipotesi accusatoria che ha portato all’arresto di Caliendo e all’apertura di un fascicolo per omicidio.
L’interrogatorio di garanzia
Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, durato circa tre ore e mezza nel carcere in cui è detenuto, Caliendo ha respinto ogni accusa. L’uomo ha risposto alle domande del gip del Tribunale di Foggia Mario De Simone e della pm titolare dell’inchiesta Sabrina Cicala.
“Il nostro assistito ha reso dichiarazioni coerenti con quelle ribadite fin dall’inizio dell’accaduto anche in assenza dei legali”, hanno dichiarato al termine dell’interrogatorio i difensori Angelo Masucci e Simone Moffa.
Gli accertamenti sui dispositivi informatici potrebbero ora fornire nuovi elementi utili alla ricostruzione dei fatti e rappresentano uno dei passaggi chiave dell’indagine coordinata dalla Procura di Foggia.











