La sindaca di Foggia, Maria Aida Episcopo userà l’usurato strumento delle dimissioni per incalzare i suoi alleati e continuare a temporeggiare sulla richiesta di verifica e azzeramento che le arriva ormai da mesi, già da prima dell’esito delle elezioni regionali? Forse no, se è vero quello che ha affermato oggi.
“Intendo essere sindaca fino all’ultimo singulto esistenziale dal punto di vista politico”, ha detto in aula in un discorso assai pacato, mentre prendeva atto delle assenze, di sicuro forti e probabilmente anche “violente” a livello simbolico.
Ma allora vengono spontanei altri interrogativi, ben sapendo che la prima cittadina a differenza dei suoi precedessori potrebbe non mercanteggiare con ciascuno degli eletti voto per voto ad ogni maledetto consiglio: posto che nessuno degli uomini e delle donne della sua Giunta è Mario Draghi, perché difendere ad oltranza ogni suo singolo assessore? Perché proprio lei, figlia politica anche della storia amministrativa del Mongelli bis, è così inflessibile di fronte ad un rimpasto, che forse è necessario non solo per aggiornare il manuale Cencelli?
“Non sono inamovibile perché di verifiche di maggioranza ne ho fatte quattro, appena me lo chiederanno io sono a disposizione, però vorrei sapere anche su che cosa, se sono strategie, se sono programmi, metodi o posizioni di status, ne discuterò come ho sempre fatto con la solita atarassia e aponia”, ha risposto la sindaca controllando il messaggio con l’armatura retorica, propria del suo consueto stile forbito e ricercato.
Secondo più di un osservatore un rimpasto particolarmente corposo sarebbe vissuto dalla sindaca come un fallimento politico e amministrativo, perché attesterebbe il prevalere delle logiche dei partiti rispetto a quelle del primo cittadino eletto dai foggiani e della sua Giunta. Sarebbe come un commissariamento di fatto. A cui seguirebbe senza alcun dubbio una mancata riconferma per un secondo mandato. Figuriamoci per una successiva carriera politica nazionale o regionale.
Tuttavia il braccio di ferro andato in scena oggi non può proseguire oltre, perché Episcopo non è di certo Vincenzo De Luca o Michele Emiliano. Non ha ancora una leadership politica consolidata.
“Noi vorremmo che ci convocasse direttamente, mentre lei sostiene che dobbiamo chiedere noi la verifica, perché per lei va tutto bene. Così bene che oggi molti consiglieri erano assenti”, rimarca a l’Immediato un dirigente di partito, che, per la fase delicata, ancora non ha diramato dichiarazioni ufficiali.
Un po’ tutti e non solo l’infaticabile Mino Di Chiara, forte oggi anche dell’elezione dell’avvocato Giulio Scapato in Regione, chiedono ormai una discussione seria o addirittura l’azzeramento di Giunta. Anche i pentastellati, che difendono i loro due assessorati (Ambiente e Welfare) di Lucia Aprile e Simona Mendolicchio, non sono per nulla contenti della gestione del super tecnico, l’ingegner Pino Galasso.
“Il campo largo nella sua interezza chiede di rivedere la Giunta per rispondere meglio alle rappresentanze politiche. Non c’è rappresentanza se gruppi con due consiglieri hanno zero assessori e Azione con il solo Paolo Frattulino ne ha due”, osserva Francesco Strippoli del M5S.
I 6 assessori delle forze politiche assenti in aula sono stati sfiduciati secondo il centrodestra. Ma chi è davvero in ballo? Non solo il refrain dei due assessori di Azione, Lorenzo Frattarolo e Daniela Patano, che hanno perso consiglieri in aula e il loro leader locale, Sergio Clemente, in consiglio regionale. La discussione comprende da parte del Pd addirittura l’assessore e ingegner Pino Galasso, su cui concordano i pentastellati, la cinquestelle Simona Mendolicchio e l’assessore alla Legalità Giulio de Santis, reo a loro dire di una gestione poco chiara del magma del quartiere ferrovia.
Mentre tutto questo va in scena la città, con pratiche urbanistiche banalissime accatastate, assiste ai problemi quotidiani di sempre. Dalle ammazzatine mafiose con sparatorie per strada ad altezza uomo alle maggiori arterie viarie utilizzate come autodromi. Dai cassonetti traboccanti del lunedì mattina alle borgate rurali soffocate dai rifiuti di ogni genere. Anche per la famosa transazione Raco del Teatro Giordano, che tiene banco da quasi 10 anni, si dovrà attendere ancora un altro Consiglio. In un eterno ritorno dell’uguale.









