Una protesta rumorosa ma pacifica quella andata in scena ieri mattina davanti alla Camera di commercio di Foggia, sede di una delle borse merci più importanti d’Italia per la quotazione del grano. A scendere in piazza sono stati i cerealicoltori del coordinamento LiberiAgricoltori, che hanno denunciato la crisi del comparto e chiesto maggiore trasparenza nei meccanismi di determinazione dei prezzi.
La mobilitazione e le richieste del settore
“Il prezzo del grano è al ribasso e questo non ci fa stare tranquilli. Tra il prezzo basso e le calamità che subiamo nei campi, noi siamo quasi in default”, ha spiegato Domenico Viscanti, cerealicoltore e presidente regionale di LiberiAgricoltori Puglia. “Siamo a Foggia volutamente senza bandiere per unirci come aziende cerealicole. Vogliamo che la Camera di commercio di Foggia sia la sola a fare la quotazione, perché è il granaio del centro sud, ma negli ultimi anni ha perso vitalità per la concorrenza di altri listini come Bari, Bologna e Altamura”.
Viscanti ha inoltre criticato la modalità online di quotazione introdotta dopo la pandemia: “Dal Covid a Foggia si quota online e non più in presenza. Questo non va bene per la trasparenza, perché gli agricoltori devono poter essere presenti e testimoni dei contratti. Chiediamo che la Borsa merci torni a funzionare in presenza”.
La richiesta della Commissione unica nazionale
Durante la manifestazione, i cerealicoltori hanno anche rilanciato la richiesta di istituire la Commissione unica nazionale (Cun), promessa dal ministero a partire dal 1° gennaio 2026. “Solo così – ha detto ancora Viscanti – potremo avere una sola commissione per tutti i prezzi del grano d’Italia e maggiore uniformità sul mercato”.
Un comparto in crisi profonda
“Il comparto del grano duro italiano è in estrema difficoltà ormai da anni – ha aggiunto Viscanti – lo avevamo previsto, ma oggi siamo a un punto di non ritorno. Gli agricoltori non vogliono più seminare, stanchi dell’aumento dei costi di produzione e del crollo inarrestabile del prezzo del grano, che rende antieconomica la coltura stessa”.
La mobilitazione di Foggia, che ha visto la partecipazione di delegazioni da tutta la Puglia e da altre regioni del centro-sud, ha voluto lanciare un messaggio chiaro: senza un intervento strutturale, il rischio è che uno dei settori simbolo dell’agricoltura italiana perda definitivamente la propria vitalità.











