Dall’ordinanza dell’operazione che ha coinvolto l’imprenditore di Lavello, Antonio Liseno, sospettato di ripulire i soldi della mafia cerignolana nel suo hotel di lusso “San Barbato”, emergono dettagli su un possibile intreccio tra affari bancari e interessi mafiosi. In particolare, il rapporto tra Angelo Finiguerra, uomo di fiducia di Liseno, e Fabrizio Piro, direttore della filiale UBI Banca di Milano – Viale Certosa, evidenzia un chiaro scambio di favori. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Piro (indagato ma non destinatario di misure cautelari) avrebbe omesso di rispettare gli obblighi d’ufficio per favorire Finiguerra, avallando ad esempio un bonifico da 18.000 euro verso un altro soggetto, nonostante il conto risultasse privo di fondi e già destinatario di una richiesta rigettata di fido.
In cambio, Piro avrebbe ricevuto soggiorni in strutture di lusso come il San Barbato Resort di Lavello, dove fu ospitato dal 3 al 7 settembre 2020 con la famiglia, per un valore complessivo di 2.815,50 euro, comprensivo di voli aerei, spostamenti e un’autovettura a disposizione. Non solo: a completare il quadro vi sarebbero anche doni personali, come una bicicletta elettrica per la moglie, offerti da Mariagrazia Filomena Merra e dallo stesso Finiguerra, attraverso conti intestati alla società Business Wholesale & Retail S.r.l.
Il direttore di banca e i mutui per la Porsche
Altra figura chiave è quella di Andrea Giovanni Manti (indagato ma non destinatario di misure cautelari), direttore dell’agenzia BPM di Milano, che avrebbe utilizzato il proprio ruolo per agevolare ulteriormente Finiguerra e la moglie Merra. Attraverso operazioni bancarie irregolari, tra cui l’autorizzazione di transazioni non giustificate da reali disponibilità patrimoniali, Manti avrebbe consentito trasferimenti di denaro tra società riconducibili al duo Finiguerra/Merra, presentando alla banca dati alterati per ottenere crediti. In particolare avrebbe trasferito denaro dalle società di Liseno a quelle riconducibili ai cerignolani Pasquale Saracino alias “Lino U’ Negr” e Sante Cartagena, uomini di spicco della malavita ofantina, finiti in cella insieme allo stesso imprenditore lucano.
Tra gli episodi più significativi, l’erogazione di un mutuo chirografario da 50.000 euro alla SD Vendite S.r.l., somma destinata all’acquisto di una Porsche Macan nera proveniente dalla Germania. Il veicolo, intestato a Finiguerra, fu acquistato grazie a un’operazione triangolata attraverso società di comodo come Shock Tutto per Tutti S.r.l.s. ed Eleedy S.r.l.s., con la complicità del funzionario di banca. La differenza di prezzo, circa 15.000 euro, venne assorbita dallo stesso Finiguerra.
Inchiesta sempre più estesa
Gli episodi ricostruiti dagli inquirenti non riguardano solo l’erogazione illecita di mutui o le vacanze pagate. L’intero impianto dell’accusa mostra come il sistema di potere della mafia cerignolana si sia infiltrato profondamente anche nel tessuto economico-finanziario del Paese, sfruttando funzionari compiacenti per riciclare denaro, gonfiare patrimoni societari e ottenere benefici personali. A riguardo sono note le ramificazioni del potente clan Piarulli proprio in Lombardia e a Milano in particolar modo dove l’organizzazione, più volte citata nelle carte di questa inchiesta, si sarebbe infiltrata nel tessuto economico “ripulendo” i soldi delle attività illecite.
L’inchiesta si innesta su un contesto più ampio già emerso con gli arresti di ieri, in cui risultano coinvolte diverse società fittizie e un giro milionario di operazioni sospette tra Lavello e Milano. Il tutto, secondo la procura, al servizio di una rete criminale strutturata e operativa ben oltre i confini locali.













