Il clima a Foggia si fa rovente, e non solo per le temperature estive. A infiammare il dibattito cittadino è lo scontro aperto tra la sindaca Maria Aida Episcopo e il gruppo civico “Difendiamo il Quartiere Ferrovia”, nato nel 2016 per denunciare il degrado urbano e promuovere il decoro in una delle zone più critiche del capoluogo.
Al centro della polemica, un post della sindaca pubblicato nei commenti a una notizia apparsa su l’Immediato, in cui si accusa il gruppo civico di “strumentalizzazione” e “propaganda degli avversari”, parlando di fotografie scattate ad arte “dopo una intera giornata di conferimenti” e definendo alcuni post social come “procurato allarme” da querelare.
“So chi fa queste cose…”
Nel messaggio – scritto a titolo personale ma con l’autorevolezza del ruolo istituzionale – la prima cittadina attacca duramente chi, a suo dire, contribuisce al “deprezzamento dei nostri beni” e crea una falsa narrazione di degrado. “Un cassonetto pieno con sacchetti mal conferiti (1-2, non tutti) diventa simbolo di generalizzazione”, scrive Episcopo, aggiungendo: “So chi fa queste cose… e non ha un bel cv né come persona né come prestatore di lavoro!”.
Parole che hanno immediatamente scatenato la reazione del gruppo “Difendiamo il Quartiere Ferrovia”, che in un lungo comunicato ha annunciato la sospensione delle attività, motivata da quello che definisce un clima di ostilità e delegittimazione istituzionale: “Se essere cittadini significa essere trattati da nemici, allora ci fermiamo”.
“Il degrado non lo crea chi lo denuncia”
Il gruppo respinge con fermezza ogni accusa di strumentalizzazione politica, ribadendo la propria natura apartitica e il proprio impegno ultradecennale. “Noi non siamo avversari politici. Siamo cittadini, famiglie, lavoratori. Abbiamo fondato questo gruppo nel 2016 per amore del nostro quartiere, non per distruggere qualcuno”, scrivono i portavoce. E rilanciano con forza: “Il degrado non lo crea chi lo denuncia. Nasce da scelte sbagliate, da servizi carenti, da decenni di abbandono. Le immagini pubblicate non sono fake news: sono prove documentate, verificabili, raccolte dai residenti stessi”.
“Accuse inquietanti da chi rappresenta le istituzioni”
La dichiarazione della sindaca, in cui si afferma che alcuni autori dei post sarebbero noti all’amministrazione, ha generato particolare sconcerto tra i residenti, che parlano di “attacco personale” e “inquietante ribaltamento della realtà”: “Siamo definiti detrattori, ma siamo solo cittadini che vivono qui. Se questa è la considerazione riservata a chi resta e lotta per la propria città, allora c’è qualcosa che non va nel rapporto tra istituzioni e cittadini”.
“Procurato allarme? No, diritto di parola”
Il gruppo ribadisce infine che non accetta lezioni di diritto: “Il procurato allarme è un reato ben definito e riguarda chi inventa pericoli. Noi documentiamo fatti. Chi chiede fototrappole, chi mostra marciapiedi invasi da rifiuti o bivacchi, chi segnala emergenze ambientali non è un nemico. È un cittadino attivo, che andrebbe ascoltato e valorizzato”.
Un fronte che non si spegne
Decine le reazioni sui social in sostegno al gruppo civico, tra chi esorta a non arrendersi (“Non gettate la spugna! Avete colpito nel segno”) e chi denuncia la vera emergenza: “Il traffico di droga, i mercatini abusivi, la sporcizia non si risolvono tacitando chi denuncia. Non è questa la città che vogliamo”.
Il “salotto di Foggia”, come un tempo veniva chiamata la zona della stazione, oggi è diventato teatro di un braccio di ferro tra cittadini e istituzioni. E il rischio è che a pagarne il prezzo sia ancora una volta il decoro urbano e il diritto di ogni residente a vivere in un ambiente sicuro, pulito e dignitoso.










